Carocci editore - L'architettura dei musei

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L'architettura dei musei

Alessandra Criconia

L'architettura dei musei

Edizione: 2011

Ristampa: 2^, 2014

Collana: Biblioteca di architettura, urbanistica e design (28)

ISBN: 9788843052882

  • Pagine: 232
  • Prezzo:25,00 21,25
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In breve

Il museo è una tipologia architettonica che ha subito profonde modificazioni. Pur continuando ad essere il luogo dove vengono conservati ed esposti quegli oggetti ai quali la società ha attribuito un valore speciale, esso ha acquisito nuove vesti ed è diventato scultura urbana e nuova piazza pubblica della città. La severa monumentalità del museo dell’Ottocento è stata lasciata alle spalle e i nuovi musei – dal Guggenheim Museum di Bilbao alla Tate Modern, dal museo di Kanazawa al Quai Branly, dal MAXXI al MACRO di Roma – si distinguono per la loro singolarità. La varietà dei musei non va però intesa soltanto come l’indice di un nuovo ruolo urbano. Essa è anche il segno di un diverso rapporto tra contenitore e contenuto, ovvero tra forma dell’edificio e oggetti in esso raccolti, che contraddice l’idea del museo come tipologia e modello unico e sempre valido. Ciò che contraddistingue l’architettura del museo, in particolar modo quella contemporanea, è l’assenza di registri compositivi precostituiti. Il volume ripercorre le tappe più significative dell’evoluzione dell’architettura del museo, dagli studi dell’architetto della Rivoluzione Étienne-Louis Boullée fino ai musei di ultima generazione, e ne individua alcune morfologie ricorrenti senza trascurare il fatto che, tra gli edifici pubblici, il museo è quello che più di ogni altro riflette la società alla quale appartiene.

Indice

Premessa
Parte prima. Linvenzione del museo
1. Il museo moderno
Il Settecento e le prime forme di museo/L’Ottocento e il museo neoclassico/Dal museo classicista al museo razionalista/Il primo Novecento e il museo razionalista/Il secondo Novecento e il museo postmoderno
2. Il museo contemporaneo
La generazione dei supermusei/L’esordio dei supermusei in Europa e in Nord America/Supermusei come rifacimento e recupero di edifici preesistenti/La diffusione del supermuseo
3. Il museo globale
La distribuzione dei musei nel mondo/Il sistema dell’arte e le reti museali/Altre tipologie espositive/Il museo virtuale/Tavole
Parte seconda. Il contenitore
4. Il museo allesterno
La musealizzazione dei centri storici e dei paesaggi/Il recupero urbano delle aree centrali/La valorizzazione dei territori e l’ecomuseo
5. Il museo allinterno
Organizzazione del museo: dalla funzione unica alla funzione
plurima/Forme e figure dei musei/Il progetto del museo: programma e ambiti/Luoghi e spazi/Tavole
Parte terza. Il contenuto
6. Lesposizione della collezione
Il percorso espositivo/Ambienti e tipologie espositive/Le esposizioni interattive e di immersione
7. Larchitettura dellallestimento
Che cos’è un allestimento/Gli elementi dell’allestimento/Dispositivi di allestimento/La luce nel museo
Contenuti delle tavole
Bibliografia

Recensioni

, Alias, 23-04-2011
«Un museo», vocabolo col quale è uso disegnare persona o cosa antiquata; e questo non del tutto impropriamente, poiché esso deriva da Museion, il luogo dove – ispiratori Platone e Aristotele - si riunivano vecchi sapienti in dibattiti filosofici senza alcun legame con i temi della politica: insomma, come lo descrive Strabone (I sec. a.C.), null’altro che «un passeggio pubblico e un'esedra con sedili». Ma infine è «quel» Museo, così disegnato, a rivelarsi antitetico al suo ruolo urbano di oggi, come ci e raccontato nel saggio di Alessandra Criconia L’Architettura dei Musei (Carocci, pp. 32 1, € 25,00): saggio che ripercorre in oltre duemila anni le date più significative dell'evoluzione del Museion, giungendo a riconoscervi, quale edificio pubblico, il luogo che più di ogni altro riflette la società moderna.
Cecilia Ribaldi, il Manifesto, 11-09-2011
Che i musei siano divenuti i nuovi simboli di potere nelle società ricche e globalizzate è ormai chiaro da tempo. Del resto, già uno studio del 2002 coordinato da Pippo Corra e Stefania Suma segnalava che la maggior parte di questi «contenitori di cultura» si concentrano in Occidente e in Giappone. Non avere la capacità di esibire un edificio, nuovo nella forma e nelle funzioni, un supermuseo o museo dell'iperconsumo (come vengono adesso chiamate queste immense strutture multifunzionali per la presenza di larghi spazi dedicati ad attività commerciali), coincide con l'esclusione dalla rete dei musei più prestigiosi che definiscono il mercato dell'arte e la politica culturale delle esposizioni nel mondo, attraverso un circuito itinerante di grandi mostre e di prestiti internazionali con gravi conseguenze sul mancato afflusso del turismo. Questo fenomeno ha innescato negli ultimi trent'anni una vera e propria competizione tra i paesi ricchi per assicurarsi la presenza di star dell'architettura al fine di rinnovare i musei esistenti con ampliamenti e restyling, o per erigere nuovi edifici come testimonia, tra l'altro, in Italia la girandola di inaugurazioni a cui si è recentemente assistito: il Maxxi di Zaha Hadid il Macro di Odile Decq, Palazzo Grassi a Punta della Dogana di Tadao Ando. Al di là del desiderio di essere à la page, l'esigenza di nuove strutture architettoniche corrisponde anche a un profondo mutamento della funzione del museo nella società contemporanea. Già alla fine degli anni Settanta il Centre Pompidou aveva espresso una idea nuova attuando la trasformazione da museo tradizionale, contenitore di collezione, a spazio di intrattenimento unendo diverse attività culturali con il sostegno di un'architettura high tech sensazionale, subito divenuta attrazione primaria e landmark urbano e territoriale. Con l'aiuto dell'evoluzione tecnologica l'architettura del musei è divenuta così l'elemento più eclatante del cambiamento in atto: sagome sinuose, organiche, fantascientifiche, senza nessun rapporto con le forme della tradizione, si moltiplicano come a rivendicare l'autonomia del contenitore sul contenuto. Alessandra Criconia nel libro Architettura dei musei, edito da Carocci (pp. 231, euro 25), dopo aver ripercorso le varie tappe dell'evoluzione tipologica del museo nel capitolo che dedica alla nuova architettura, individua nel bisogno di colpire i sensi per attirare l'attenzione un rifarsi allo spirito barocco, sintomatico della cultura del tempo. Dall'invenzione del museo, generata dall'idea rivoluzionaria di rendere collettivi i beni appartenenti alle élite del clero e dell'aristocrazia e farne l'elemento fondante dell'identità nazionale al museo come intrattenimento e come potente macchina di comunicazione, il passaggio è epocale. Mentre nel passato l'architettura museale riprendeva le forme storiche per dare monumentalità all'istituzione - le colonne classiche per le facciate; la rotonda del Pantheon per gli atri e la galleria dei Palazzi patrizi per l'esposizione -, oggi, scrive Criconia «i valori compositivi basati su un corpus di regole grammaticali e sintattiche sono stati sostituiti dall'associazione libera di figure che vengono identificate con le cose del mondo reale (...) l'architettura che inventa delle figure per colpire i sensi non vuole più produrre un significato basato su una storia condivisa (...) l'eccesso che (la) contraddistingue è quindi il segno della centralità acquisita dalla comunicazione visiva nello scambio con il pubblico, ma è anche il risultato del processo di estetizzazione iniziato con la secolarizzazione moderna dell'arte e dell'architettura». Ciò che rimane identico al passato è l'idea di museo come l'itinerario visivo, quello che è cambiato è il background culturale del visitatore e quindi la sua modalità di percezione e di apprendimento dall'esposizione degli oggetti culturali. Il percorso che il visitatore segue all'interno delle sale funziona da attivatore di immaginazione e di memoria e il processo inizia al suo ingresso nello spazio della hall dove si predispone a quella riprogrammazione sensoriale che è secondo molti critici la funzione basilare cui dovrebbe aspirare il museo.  In questo modo il visitatore accede a una fruizione essenzialmente estetica, non impegnativa, possibilmente ludica, e il compito del curatore e dell'architetto consiste nel provvedere a selezionare le opere e allestirle in modo tale da suscitare immagini mentali. Ne deriva che l'architettura dell'allestimento non è solo un atto di organizzazione spaziale ma un gesto complesso che stratifica significati, responsabilità, strumenti di comunicazione al pari della figura del curatore da cui dipende il progetto espositivo. La scelta di un tipo di luce, di un colore delle pareti, o di un tipo di pannello è sostanziale per la riuscita del processo immaginativo da cui ha origine la conoscenza. Ecco quindi assurgere l'architettura del mostrare, che vanta una prestigiosa tradizione italiana - un nome per tutti: Carlo Scarpa -, a ruolo comprimario nella costruzione del contenuto del museo e delle esposizioni.
, Costruire in laterizio, 01-11-2018