Carocci editore - Il Vangelo basta

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Il Vangelo basta

Il Vangelo basta

Saggi sulla fede e sullo stato della chiesa italiana

a cura di: Alberto Melloni, Giuseppe Ruggieri

Edizione: 2010

Collana: Sfere (52)

ISBN: 9788843052738

  • Pagine: 176
  • Prezzo:17,50 16,63
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In breve

A Firenze, nel maggio 2009, si è svolto un incontro tra cristiani di varia provenienza che hanno messo in comune il loro grande disagio nei confronti degli atteggiamenti dominanti delle gerarchie cattoliche e la convinzione al tempo stesso che "il Vangelo basta", che per collocarsi cioè nell’attuale contesto storico occorre restare fedeli allo stile di Gesù di Nazaret. Da quell’incontro è nato questo libro, che restituisce una chiesa viva, non rassegnata ai tentativi di spegnere le istanze dell’ultimo concilio. Il Vangelo viene rivisitato nella sua concretezza, espressa nell’immagine di Gesù che "tocca" i corpi e guarisce. E vengono altresì evocate le grandi scelte conciliari che delineano una chiesa di “eguali nella dignità": la centralità della liturgia, l’imitazione della povertà del Cristo, l’esperienza e la pratica della misericordia. E tutto questo viene messo ancora a confronto con l’evoluzione recente della Conferenza episcopale italiana da una parte e con le espressioni dell’attuale disagio ecclesiale dall’altra.

Indice

Introduzione di Alberto Melloni e Giuseppe Ruggieri
1. Il Vangelo che abbiamo ricevuto
2. Toccare: la forza del Vangelo di Paolo Giannoni
3. Per una chiesa della fraternità e della sororità di Giuseppe Ruggieri
4. L’occasione perduta. Appunti sulla storia della chiesa italiana, 1978-2009 di Alberto Melloni
5.    Firenze 2009. Tracce di un incontro di Enrico Peyretti e Ugo Rosenberg
Indice dei nomi.

Recensioni

M.B., Il Foglio, 18-02-2010
Il Vangelo basta, basta con il ruinismo. Un anno dopo le iniziative del dissenso cattolico a Firenze, Carocci pubblica "Il Vangelo basta" (160 pagine, euro 17,50), una specie di rapporto "sulla fede e sullo stato della chiesa italiana". Lo hanno curato lo storico Alberto Melloni e il teologo Giuseppe Ruggieri, dioscuri della scuola di Bologna a lungo guidata da Giuseppe Alberigo. Sotto la loro regia un mal di pancia locale, sia pure in una diocesi significativa come quella di Firenze, è diventato un dossier sulla salute del cattolicesimo nazionale. Salute pessima, è la diagnosi, soprattutto perché negli ultimi anni i vertici ecclesiastici, "con una scelta la cui motivazione sfugge ai più, per qualificare la presenza pubblica della chiesa nella società hanno scelto il registro dell’etica e dei cosiddetti valori non negoziabili. Il Vangelo in quanto tale sembra non avere eloquenza e forza per farsi ascoltare"; così Melloni e Ruggieri nell’introduzione, "Un’occasione perduta" la definisce lo storico bolognese nella sua ricognizione degli ultimi trent’anni della chiesa in Italia, di cui il protagonista indiscusso è Camillo Ruini che Melloni conosce da una vita e con il quale condivide, anche oggi; che le loro strade si sono divise, un’autentica passionaccia politica. Che però sarebbe stata fatale al cardinale di Sassuolo: “Proprio per consacrarsi alla missione politica che ha ritenuto prevalente, il card. Ruini ha consapevolmente rinunciato alla irripetibile occasione che gli si era presentata: essere il maieuta di quella chiesa italiana come comunione pacificata e pulita che Paolo VI aveva visto durante il caso Moro?. La politicizzazione dell’episcopato da lui voluta è stata sì vincente (vedi legge 40) ma "ha causato un’emorragia al prestigio spirituale del cattolicesimo che le frequenti trasfusioni di ossequio politico segnalano, ma non curano". In fondo anche il caso Boffo, con tutte le sue ramificazioni, per Melloni è "il salario del ruinismo", il tramonto di una stagione da non rimpiangere. Perché, sostiene, Melloni,tutti in qualche modo ne hanno sofferto e nessuno, progressista o conservatore, può tirarsene fuori.
Massimo Faggioli, Europa, 05-03-2010
La storia delle relazioni tra Stato e Chiesa in Italia va ben al di là – come la campagna elettorale in corso non manca di ricordarci – della storia del “diritto ecclesiastico" e delle relazioni diplomatiche tra Stato italiano e Santa Sede. Per la comprensione di questa problematica sono arrivati da poco in libreria due volumi assai diversi tra loro, diversi nella prospettiva e nella metodologia, ma in qualche modo complementari. Il primo è l’imponente volume di Roberto Pertici, Chiesa e Stato in Italia: dalla Grande Guerra al Nuovo Concordato 1914-1984. Dibattiti storici in parlamento (Bologna: il Mulino, 2009, pp. 891, euro 55,00) che esce nella collana dell’Archivio storico del senato della repubblica e corredato da un cd che contiene un’ampia selezione delle discussioni sui rapporti tra Stato e confessioni religiose svoltesi a Montecitorio e a palazzo Madama tra 1921 e la fine della XV legislatura. La mole di documenti esaminata da Pertici fa di questo volume uno strumento imprescindibile per quanti vogliano comprendere gli snodi principali dei rapporti tra Stato e Chiesa: il passaggio dall’epoca risorgimentale allo Stato unitario liberale; la svolta della Grande Guerra; dalla Conciliazione del 1929 alla "pace armata" degli anni Trenta tra Chiesa e fascismo; la caduta del regime fascista e l’Assemblea costituente; i dibattiti sulla revisione del Concordato degli anni Sessanta e Settanta in seguito alla secolarizzazione della società (tra cui la legge sul divorzio); la revisione del Concordato del 1984 e l’apertura di una via verso "il pluralismo confessionale". La parte finale, circa un terzo del volume, è dedicata alla riproduzione di dibattiti parlamentari: tre solo le sezioni di particolare interesse, con i documenti dei dibattiti del 1929 (la soluzione della "questione romana" e il Concordato), del 1947 (all’Assemblea costituente), e del 1984 (la revisione del Concordato). L’indubbio valore del volume non sta solo nell’analisi del dibattito parlamentare, ma anche nello sforzo audace di Pertici riprendere un filone di studi che aveva (e ha ancora) un punto di riferimento fondamentale nel libro di Carlo Arturo Jemolo Chiesa e Stato in Italia negli ultimi cento anni (pubblicato per la prima volta da Einaudi nel 1948 e più volte riedito). Pertici mette al centro della sua ricerca il dibattito parlamentare, intrecciandolo con il dibattito politico e civile in corso nell’Italia e nella Chiesa del Ventesimo secolo. In questo senso, è chiaro che, in un autore avvertito come Pertici, la relativizzazione dell’impatto del concilio Vaticano II sui rapporti tra Stato e Chiesa (specialmente per quanto riguarda il rapporto tra strumento concordatario e libertà religiosa) non è frutto dell’impostazione "parlamentare" della ricerca, ma della visione dell’autore, che vede nel Vaticano II «un grande mito collettivo» (p. 502) e nel post-concilio il tentativo "radicale" di una parte del cattolicesimo postconciliare di abrogare il Concordato del 1929 e di archiviare lo strumento concordatario. Su una prospettiva diversa, se non opposta, si colloca il volume curato da Alberto Melloni e Giuseppe Ruggieri, Il Vangelo basta. Sul disagio e sulla fede nella Chiesa italiana (Roma: Carocci, 2010, pp. 160, euro 17,50). Questo volume è il tentativo di raccontare e raccordare quella parte di cattolicesimo italiano che vive il "disagio" nei confronti della Chiesa del cardinale Ruini e dell’era post-ruiniana (e che si è riunito in "sinodo" a Firenze due volte, nel maggio 2009 e nel febbraio 2010): un moto di cui fornisce "le tracce" il capitolo conclusivo di Enrico Peyretti e Ugo Gianni Rosenberg. Nell’introduzione i curatori affermano che loro intenzione è «far percepire la serietà dello stato della Chiesa italiana oggi. Con una scelta la cui motivazione sfugge ai più, i vertici ecclesiastici in questi ultimi anni, per qualificare la presenza pubblica della Chiesa nella società, hanno scelto il registro dell’etica e dei cosiddetti valori non negoziabili» (p. 10). La novità del concilio Vaticano II è il punto di partenza teologico dei saggi del volume: da quello di Paolo Giannoni sulla "forza del Vangelo" a quello di Ruggieri "per una chiesa della fraternità e della sororità". Ma il saggio che vale come complemento al volume di Pertici è quello di Melloni, “L’occasione perduta. Appunti sulla storia della Chiesa italiana 1978-2009", che identifica nel passaggio tra la Cei della fine del pontificato di Paolo VI e la Cei di Giovanni Paolo II e di Ruini il momento critico e, appunto, l’occasione perduta per un rinnovamento della Chiesa italiana. Melloni parte cronologicamente dalla fine della storia narrata da Pertici, con una lettura non parlamentare, ma non meno "politica" sebbene più interna alla storia del cattolicesimo italiano. Melloni identifica i passaggi principali del progetto ruiniano: la nascita di "un progetto culturale orientato in senso cristiano" per l’Italia tra fine della prima repubblica e convegno ecclesiale di Palermo (1992-1995); lo "stile Ruini" nei due lustri prima e dopo il giubileo del 2000; il tramonto di un’era, dopo l’ultima vittoria del 2005 al referendum sulla legge 40 sulla fecondazione assistita. Il tutto si chiude con l’agguato dei giornali al servizio di Berlusconi contro il direttore dell’Avvenire. Il «salario del ruinismo» è nella «nebbia densa e confusa sul governo della Chiesa e della Chiesa italiana», «uno stato di cose che è il post- Ruini (non automaticamente il propter Ruini)» (p. 108). Un elemento interessante del saggio è l’apertura di credito verso il successore di Ruini alla Cei, cardinale Bagnasco, e verso la ridefinizione del mandato della Cei da parte del nuovo segretario di Stato, cardinale Bertone, a tutto favore della segreteria di Stato vaticana. Resta da vedere quanto la liberazione dallo "stile Ruini" equivalga alla liberazione delle energie della Chiesa italiana.
, Nuova secondaria, 01-06-2010
Il Vangelo basta. Il ruinismo non serve per una presenza significativa del cristianesimo nella società italiana. Questo il messaggio di Il Vangelo basta. Sul disagio e la fede nella Chiesa italiana, Carocci Ed., Roma 2010, pp. 160, € 17,50, «una specie di rapporto sulla fede e sullo stato della Chiesa italiana». Lo hanno curato lo storico Alberto Melloni e il teologo Giuseppe Ruggieri, dioscuri della scuola di Bologna a lungo guidata da Giuseppe Alberigo. Sotto la loro regia, una diagnosi sulla salute del cattolicesimo nazionale. Salute pessima, a loro avviso, soprattutto perché negli ultimi anni i vertici ecclesiastici, «con una scelta la cui motivazione sfugge ai più, per qualificare la presenza pubblica della chiesa nella società hanno scelto il registro dell’etica e dei cosiddetti valori non negoziabili. Il Vangelo in quanto tale sembra non avere eloquenza e forza per farsi ascoltare». Così Melloni e Ruggieri nell’introduzione.«Un’occasione perduta» la definisce lo storico bolognese nella sua ricognizione degli ultimi trent’anni della chiesa in italia, di cui il protagonista indiscusso è Camillo Ruini. Infatti, «proprio per consacrarsi alla missione politica che ha ritenuto prevalente, il card. Ruini ha consapevolmente rinunciato alla irripetibile occasione che gli si era presentata: essere il maieuta di quella chiesa italiana come comunione pacificata e pulita che Paolo VI aveva visto durante il caso Moro». La politicizzazione dell’episcopato da lui voluta sarebbe stata sì vincente (vedi legge 40) ma avrebbe «causato un’emorragia al prestigio spirituale del cattolicesimo che le frequenti trasfusioni di ossequio politico segnalano, ma non curano». Insomma il tramonto di una stagione da non rimpiangere per gli autori. Ma è proprio così?