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Famiglie del Novecento

Famiglie del Novecento

Conflitti, culture e relazioni

a cura di: Enrica Asquer, Maria Casalini, Anna Di Biagio, Paul Ginsborg

Edizione: 2010

Ristampa: 2^, 2012

Collana: Studi Storici Carocci (145)

ISBN: 9788843052189

  • Pagine: 276
  • Prezzo:27,80 23,63
  • Acquista

In breve

Questo libro intende affermare la centralità della famiglia come lente privilegiata attraverso cui raccontare la storia del Novecento. Dall’Europa al Medio Oriente, dall’Italia cattolica all’Unione Sovietica, dal mondo rurale a quello urbano, la famiglia risulta al cuore dei processi di costruzione e consolidamento degli Stati nazionali e plurinazionali, così come al centro delle definizioni elaborate dal pensiero religioso e da quello politico. Spazio primario per la formazione delle identità sociali, di genere e di generazione, la famiglia è anche uno dei principali binari lungo cui si snodano le memorie dei protagonisti del Novecento e di alcuni
dei suoi tornanti più dibattuti, quali il Sessantotto.

Indice

Prefazione
1. Scrivere la storia delle famiglie del Novecento: la connettività in un quadro comparato di Paul Ginsborg
La carenza analitica/La separazione tra famiglia e società civile/Aggregato domestico, famiglia e sfera privata/Un sistema di connessioni/Famiglie: strutture, geografia, cultura/Società civile/Il ruolo dello Stato democratico
2. Famiglie mezzadrili e culture religiose nella Toscana di inizio secolo di Matteo Baragli
Famiglie mezzadrili e produzione pastorale/Famiglie contadine e religiosità durante i moti bianchi in Toscana/Verso quale modernità? Innovazioni, aporie, assenze
3. Matrimonio, famiglia ed eugenetica nell’Italia cattolica degli anni Venti di Anna Scattigno
Un libro per l’elevazione morale della famiglia/Diritto della vita, diritti individuali/Libertà, volontà, educazione/Un istituto perfetto e una storia di pervertimento/Patologia del matrimonio/Matrimonio, Stato e nazione/Denatalità e democrazia/Quando fioriva il sistema patriarcale
4. Famiglie, società e Stato dall’Impero ottomano alla Repubblica turca di Ays¸e Saraçgil
Spazi interni ed esterni nell’Impero ottomano/I Giovani ottomani/Giovani turchi e kemalisti: continuità e cambiamento/Conclusioni
5. La famiglia sovietica nella “grande ritirata? di Anna Di Biagio
Una tregua/Padri irresponsabili/Pronatalismo e aborto/Il bol’šak della famiglia sovietica allargata
6. Famiglie in Israele. Gli anni Cinquanta di Marcella Simoni
Introduzione: Occidente e Oriente, ebrei e arabi/Dal movimento sionista alla fondazione dello Stato: la mamlachtyiut e la famiglia in Israele/Le famiglie degli ebrei arabi: “belonging and unbelonging?/Conclusioni
7. Ritratti di famiglia nell’Italia degli anni Cinquanta. L’universo comunista di Maria Casalini
Una famiglia a tre dimensioni/Genitori/Contro «abitudini a volte addirittura medievali»
8. Famiglia e sessualità nel Magistero dal Concilio Vaticano II a Giovanni Paolo II di Bruna Bocchini Camaiani
Il dibattito conciliare/L’Humanae vitae e la sua ricezione/Giovanni Paolo II
9. Rompere senza far rumore. Famiglie dei ceti medi a cavallo del 1968 (Cagliari e Milano) di Enrica Asquer
Prologo: ricostruire/Costruire/Condomìni/Culture domestiche conflittuali/Tra ordinario ed extra-ordinario: i tempi familiari
10. Il Sessantotto e la “morte della famiglia?. Storia di una comune nella provincia anconetana di Sofia Serenelli Messenger
I protagonisti e il progetto ideologico della comune/Il superamento della proprietà/La condivisione dell’interiorità/Epilogo/Conclusioni
Gli autori
Indice dei nomi

Recensioni

Simonetta Fiori, la Repubblica, 08-03-2010

Eravamo la patria del "familismo amorale", oggi siamo quella del "familismo immorale"? Cognati operosi, figli meritevoli, mogli dedite al business, soprattutto padri di famiglia soccorrevoli verso la progenie. Anche nel canovaccio degli ultimi scandali, le figure parentali rivendicano a pieno titolo ruolo da comprimari. In qualche caso è proprio la responsabilità genitoriale che viene invocata come causa e giustificazione di tanto penoso affannarsi («Ma io cosa ho fatto per mio figlio?», piange al telefono il servitore dello Stato). E uno straordinario family gathering allieta in Campania le liste elettorali del Pdl,i cui colonnelli candidano consorti e compagne, figlie e nipoti. Questa del "tengo famiglia" è una filosofia antica e tipicamente italiana, «un tratto che scaturisce dalla mancata creazione di un’ etica pubblica», sostiene Paul Ginsborg, lo storico che più s’ è occupato dell’ istituto famigliare in relazione con lo Stato e la società civile. A quest’ ambito di ricerca è ora dedicata una raccolta di saggi, Famiglie del Novecento. Conflitti, culture e relazioni, curata dallo studioso inglese insieme a Enrica Asquer, Maria Casalini e Anna Di Biagio (Carocci, pagg. 276, euro 27). «Nella storia italiana», dice Ginsborg, «in alcuni passaggi critici, si sono create le possibilità per lo Stato di costruire una sfera pubblica forte, con le sue regole e i suoi codici di comportamento. È accaduto all’ indomani del processo di unificazione, e anche nella stagione successiva alla fine della Seconda guerra mondiale. È accaduto dopo Tangentopoli. Ogni volta ha agito la speranza della cesura storica. Il salto weberiano, però, non c’ è mai stato». Non è un caso che il "familismo immorale" nasca nell’ Italia del "familismo amorale", secondo la celebre definizione di Edward C. Banfield. «Più che sull’ aggettivo, mi concentrerei sulla parola familismo, che misura l’ eccessivo potere della famiglia nella società e nella sfera pubblica italiane. Il paese di oggi non è certo il paese arretrato investigato da Banfield nel 1957 nel suo saggio In The Moral Basis of a Backward Society. Al centro della sua indagine era Chiaromonte, un borgo poverissimo della Basilicata. Quel che lo studioso rimarcò fu l’ assenza di società civile. Le famiglie di Chiaromonte avevano un solo obiettivo: massimizzarei vantaggi materiali e immediati della propria famiglia nucleare, supponendo che anche tutti gli altri si comportassero allo stesso modo. Naturalmente non tutta la penisola era ed è assimilabile al modello di Chiaromonte. Però ancora oggi l’ Italia si misura con una smisurata attenzione, spesso esclusiva, all’ istituto famigliare». I recenti scandali mostrano qualcosa di più rispetto alla mancanza di un ethos comunitario. Si è disposti a tradire la fedeltà allo Stato per sistemareo arricchire figli e consanguinei. «In questo caso il familismoè assai contiguo al clientelismo, che implica l’ uso delle risorse dello Stato per interessi privati. Può essere interessante rilevare come nell’ Europa mediterranea questi fenomeni antichi non muoiano mai, ma si reinventino continuamente in forme nuove. Quel che fa impressione, nell’ Italia di oggi, è il prevalere dell’ organizzazione verticale tra patrono e cliente su quella orizzontale tra cittadini. Nella precarietà del mercato del lavoro, diventa fondamentale la relazione con il potente, che garantisce determinati accessi, per te e i tuoi figli: da qui un legame di gratitudine e asservimento. Tutto questo non ha niente a che vedere con cittadinanza, diritti e democrazia». Ma la famiglia forte può essere considerata un ostacolo alla crescita democratica? «Sì, se concentrata in modo sproporzionato sugli interessi materiali immediati. Al caso italiano s’ attaglia la riflessione di Isaiah Berlin sulle due libertà. Secondo lo studioso esiste "la libertà da" - liberty from - ossia la libertà dall’ interferenza di un altro soggetto rispetto alla tua azione individuale. È la libertà come viene intesa dal nostro premier: nessuno, neppure lo Stato, dovrebbe limitare la tua libertà. Esiste poi la "libertà di" - liberty to - ossia la libertà che scaturisce dalla ricerca di un’ azione collettiva condivisa. Ancora prima dell’ avvento del berlusconismo, l’ Italia familista ha sempre praticato la prima di queste due libertà». La relazione principale in Italia - lei lo rimarca nel suo ultimo saggio - è tuttora quella tra famiglia e individuo, mentre in altre parti d’ Europa, in Gran Bretagna o in Svezia, prevale quella tra individuo e Stato. «L’ Italia è stata caratterizzata storicamente da un accentuato individualismo, da una società civile debole soprattutto nel Sud e da uno Stato democratico di tarda formazione. Norberto Bobbio sintetizzò tutto questo scrivendo che per le famiglie si sprecano impegno, energie e coraggio, ma ne rimane poco per la società e per lo Stato». I demografi storici distinguono, nell’ Europa occidentale, tra sistemi famigliari deboli e sistemi famigliari forti, ricavandone una proporzione scoraggiante: più forte è la famiglia, più debole è la società civile. «Nel primo sistema - dove più conta l’ individuo - rientrano com’ è naturale la Scandinavia, la Gran Bretagna, l’ Olandae il Belgio, ed alcune regioni della Germania e dell’ Austria. Il secondo - dove più conta famiglia - comprende l’ Europa mediterranea. Sono essenzialmente due i fattori che determinano la differenza: la longevità delle famiglie d’ appartenenza ossia l’ età in cui si lascia la casa paterna - e la rete di solidarietà famigliari in rapporto alla vecchia generazione. Attenzione però alle generalizzazioni, come raccomanda lo stesso David Reher, l’ artefice di questi studi. Anche indagini recenti collocano la società civile italiana in un posto molto alto nella graduatoria mondiale. Ieri i girotondi, oggi il popolo viola: nonostante tutto, la società italiana è ancora capace di grande reattività». Il rapporto tra famiglia e società civile non è stato mai indagato a fondo: né in ambito disciplinare né sul piano del pensiero politico. «Sì, esisteun buco nero nel campo delle teorie politiche. In nessuna delle due tradizioni dominanti nel Novecento, quella liberale e quella marxista, le famiglie sono al centro di una seria analisi in quanto soggetti politici. Nel pensiero liberale la famiglia fu sistematicamente relegata alla sfera estranea alla politica, trovando collocazione nel privato piuttosto che nel pubblico. Nel suo saggio The Subjection of Women (1869) John Stuart Mill aveva dedicato un effimero riconoscimento all’ importanza della famiglia: i posteri preferirono ignorarlo». Nella tradizione comunista non ci fu maggiore attenzione. «Il giovane Marx ebbe qualche intuizione nel riconoscere la famigliae la società civile come presupposti dello Stato, ma egli stesso non ebbe interesse ad approfondire il tema. Anzi nella sua riflessione successiva la famiglia diventerà una delle tante espressioni dei rapporti economici. Più tardi i bolscevichi finiranno per liquidarla come entità destinata a essere superata dalla pianificazione socialista. Solo Trockij ebbe delle idee un po’ diverse, ma non le sviluppò fino in fondo». In un quadro di generale distrazione, risalendo al XIX secolo lei riconosce un’ eccezione in Hegel. «Sì, in alcuni paragrafi dei Lineamenti della filosofia del diritto, il filosofo invita a esaminare gli individui in relazione alle tre sfere sociali: famiglia, società civile e Stato. In particolare, Hegel indagò il momento della "dissoluzione" della famiglia in rapporto alla società civile. A me pare tuttora una proposta stimolante sul piano del metodo». Però pochi l’ hanno raccolta. «Anche più recentemente, dopo l’ Ottantanove, la riflessione saggistica sulla grande rinascita della società civile nell’ Europa dell’ Est non ha mai incluso la famiglia. E John Rawls, il liberale che più ha meditato sulla società attuale, dedica pochissimo spazio all’ istituto famigliare, che resta un soggetto passivo. Si potrebbe dire che la famiglia è un grande attore politico rimasto troppo a lungo nascosto dalla storia».