Carocci editore - Il PCI e la rivoluzione cubana

Password dimenticata?

Registrazione

Il PCI e la rivoluzione cubana

Onofrio Pappagallo

Il PCI e la rivoluzione cubana

La via latino-americana al socialismo tra Mosca e Pechino (1959-1965)
Prefazione di Carlo Spagnolo

Edizione: 2009

Collana: Studi Storici Carocci (156)

ISBN: 9788843051885

  • Pagine: 256
  • Prezzo:26,00 24,70
  • Acquista

In breve

In che misura il movimento comunista internazionale fu influenzato, negli anni Sessanta, dall’esperienza rivoluzionaria cubana? A cinquant’anni dall’entrata trionfante di Fidel Castro e dei barbudos a L’Avana, l’interrogativo da cui prende le mosse la ricerca di Pappagallo apre lo sguardo sulle peculiarità del processo rivoluzionario cubano, la cui svolta socialista colse di sorpresa il mondo intero. L’adesione di Cuba al socialismo, la scelta di una "terza via" si ripercuotono sulle politiche del PCI e della sinistra italiana durante gli anni Sessanta, offrendo un’insolita chiave di lettura degli assetti ideologici dei partiti in quegli anni. Gli echi della rivoluzione cubana attraversano la politica mondiale, collegando Cuba ai percorsi storici internazionali e trascinandola in un intreccio di relazioni in continuo scontro e confronto. L’analisi delle influenze reciproche, dei condizionamenti e degli sviluppi messi in moto dalla rivoluzione cubana ripercorre quegli anni appassionandosi al gioco di specchi e di richiami che pone Cuba al centro della politica internazionale.

Indice

Sigle e abbreviazioni
Prefazione di Carlo Spagnolo
Introduzione
Parte prima
Il PCI, il Terzo Mondo e l’America Latina (tra decolonizzazione e conflitto cino-sovietico)
1. Il PCI e la questione coloniale nel conflitto cino-sovietico
Introduzione/Il "nuovo corso" della politica estera sovietica e la “nuova guerra fredda"/Conferenza degli 81 partiti/Il PCI sul conflitto cino-sovietico/«La lotta dei lavoratori della pace»/Il PCI e la CGIL sul non-allineamento e sulle lotte dei popoli coloniali
2. Le linee generali di intervento del PCI verso i paesi del Terzo Mondo
Gli sviluppi nel Terzo Mondo e il neutralismo/L’intervento del PCI verso i paesi del Terzo Mondo/Il "peso" del PCI nella politica estera dell’Italia verso il Terzo Mondo/Potenziamento degli strumenti diplomatici e conoscitivi/La proposta del PCI per contrastare l’avanzata della DC in America Latina/Il PCI alle Conferenze di Moshi, del Cairo e alla Tricontinentale/Deprimenti o positivi?/Ledda alla Conferenza dei non-allineati del Cairo/Il PCI alla Tricontinentale
3. La centralità della questione cubana all’indomani della crisi dei missili
La crisi di Cuba e il ritorno alla distensione/Il consolidamento e le prospettive del PCI in campo internazionale
4. Il rapporto Suslov e l’influenza italiana alla Conferenza dell’Avana
La controversia cino-sovietica nei Congressi dei partiti europei/I "venticinque punti" cinesi/Il rapporto Suslov e la proposta della Conferenza mondiale/Le posizioni dei PC latino-americani sul rapporto Suslov /Il PCI sui viaggi di Chou En-lai e Chru&cëv in Africa/La Conferenza dell’Avana: l’influenza del PCI e di Togliatti
5. Tra continuità e rottura
La politica sovietica verso l’America Latina (1959-1966)/L’irruzione dei "fattori" cinese e cubano/I tentativi cubani di coordinare il movimento rivoluzionario latino-americano/La Conferenza tricontinentale/Il PCI ai Congressi dei partiti comunisti del Cile e dell’Uruguay del 1962/La prima "indagine politica" di Renato Sandri/Il colpo di Stato a Santo Domingo e la seconda “indagine politica"/L’influenza “interna ed esterna? del PCI
Parte seconda
I contatti diretti tra il PCI e la rivoluzione cubana
6. Una fase «romantica ma un po’ anarchica» (1959-1960)
La conclusione vittoriosa della rivoluzione castrista /I rapporti cubano-sovietici dopo la rivoluzione castrista/La prudenza sovietica verso il governo rivoluzionario/L’ufficializzazione dell’impegno sovietico verso Cuba/Le possibilità offerte dal conflitto cino-sovietico/Giuliano Pajetta e Antonio Núñez Jiménez: il carattere e le prospettive della rivoluzione cubana/Il sostegno del PCI alla rivoluzione/Velio Spano all’VIII Congresso del PSP
7. Il PCI e la nascita di "Cuba socialista" (1961)
Dalla "guerra economica" all’isolamento diplomatico/Le reazioni del PCI all’invasione della Baia dei Porci/La discussione alla Camera dei deputati/La nascita della Repubblica socialista di Cuba nel resoconto di Vittorio Vidali/L’unità del popolo e delle sue organizzazioni/Il ruolo dei comunisti cubani nello sviluppo della rivoluzione/Il PCI sull’isolamento diplomatico di Cuba
8. Il PCI e il nuovo internazionalismo dopo la crisi dei missili a Cuba (1962-1964)
Le ripercussioni della crisi dei missili nei rapporti USAURSS/Le relazioni sovietico-cubane dopo la crisi dei missili/Il dibattito nel PCI sulla crisi dei missili/Luigi Pintor e le prime analisi organiche della rivoluzione cubana/Il primo viaggio di un membro della Direzione del PCI a Cuba/Ingrao a Cuba/Il piano degli interventi verso la rivoluzione cubana
9. Dopo Togliatti: la rottura cino-sovietica e la corrente “tricontinentale? (1965)
Le nuove frizioni nei rapporti sovietico-cubani/Il nuovo Partito comunista cubano/«L’unica via d’uscita è Fidel»/La prima delegazione politica “qualificata"
Epilogo. Un incontro per ristabilire i rapporti (1967)
Riferimenti bibliografici
Indice dei nomi

Recensioni

Giampaolo Calchi Novati, il Manifesto, 10-01-2010

La politica estera del Pci, soprattutto nei riguardi del Terzo mondo, dove non c'erano partiti «fratelli» con codici precostituiti ma forze politiche e movimenti da acquisire a una strategia trasversale, è stata qualcosa di più di una politica estera e ha avuto obiettivi in grado di tornare utili all'Italia in quanto nazione, e più in grande al mondo. Lo dimostra bene il libro di Paolo Borruso Il Pci e l'Africa indipendente uscito per Le Monnier. Già nel rapporto con Cuba, su cui verte invece la ricerca di Onofrio Pappagallo Il Pci e la rivoluzione cubana (Carocci), il Pci si ridusse via via a dare la precedenza a decisioni che avevano a che fare anzitutto con la sintonia o le dispute entro la «famiglia» comunista. I due libri hanno in comune il metodo e le fonti: particolare evidenza hanno i documenti del Pci depositati all'Istituto Gramsci e la stampa di riferimento. Entrambi fanno più fatica a misurarsi sul piano della prassi, mentre si sa che le risoluzioni di un organo di partito, le relazioni di una delegazione dopo una missione e, tanto più, i commenti o le direttive che contengono gli articoli di «Rinascita» o dell'«Unità» non bastano a far capire come si muoveva nella realtà un partito come il Pci, complesso e con tanti strumenti e luoghi a disposizione. L'Africa era oggettivamente l'ultima venuta ma c'era l'eredità coloniale da coltivare. Un patrimonio o un peso morto? Il libro di Borruso inizia proprio dall'Afis (Amministrazione fiduciaria italiana della Somalia) e dedica molto spazio al Corno d'Africa, cercando di padroneggiare le dinamiche delle tre o quattro crisi che si intrecciano fra Etiopia, Eritrea e Somalia. L'ondeggiare dell'Italia, che sposò troppe cause senza tagli netti fra stati, governi e movimenti, finì per contagiare anche il Pci, diviso al suo interno almeno sulla liberazione o secessione dell'Eritrea dall'Etiopia, prima impero e poi repubblica militar-rivoluzionaria, ma anche sulla questione dell'Ogaden. La difesa dello status quo territoriale confliggeva con il principio dell'autodeterminazione, così come i lealismi di «campo» non si accordavano alle simpatie, ma anche ai rapporti personali, di questa o quella frazione (non vere correnti) del partito. Le ricostruzioni di Borruso - o le sue fonti - non rappresentano in tutte le sue manifestazioni e argomentazioni il travaglio che visse il Pci in questa parte del continente durante la guerra fredda. Un inconveniente in più deriva da qualche confusione nell'identificare i vari personaggi, soprattutto della scena somala, la cui onomastica può risultare ostica anche agli specialisti. Pensando all'importanza dell'azione rispetto alla teoria, sorprende il poco risalto per canali come l'università e la stampa locale (il ruolo svolto a Mogadiscio da Petrucci, che si chiama Pietro e non A., fu per certi aspetti ancora più diretto di quello di Saverio Tutino all'Avana su cui Pappagallo torna a ragione più volte). I gemellaggi vengono menzionati ma sarebbe istruttivo seguirli in tutti i loro sviluppi. Soprattutto per le colonie portoghesi, uno dei tre grandi temi con l'Algeria e il Corno trattati dal lavoro di Borruso, il Pci sfruttò la Conferenza di solidarietà a Roma del '70 per assegnare compiti precisi agli enti locali. Eccezionale fu per esempio l'impegno di Reggio Emilia verso il Mozambico, su cui è stato scritto un libro assai documentato, La stagione della solidarietà sanitaria a Reggio Emilia. Mozambico 1963-1977, di Carmelo M. Lanzafame e Carlo Podalirin (L'Harmattan 2004). Le scelte in senso dichiaratamente marxista dei movimenti di liberazione e dei governi nell'Africa portoghese misero in gioco il tentativo del Pci di assicurarsi un margine di autonomia dentro il movimento comunista internazionale sostenendo ovunque le «vie nazionali». Qui i libri di Borruso e Pappagallo possono essere utilmente confrontati. Non è detto che le stesse fonti portino alle stesse conclusioni. Le fattispecie sono diverse, anche se l'intervento di Cuba in Angola (ma anche in Etiopia, peraltro in anni che, presi in considerazione pienamente da Borruso, superano l'arco di tempo del libro di Pappagallo) tende a sovrapporle. Il Pci più spesso assiste, più raramente resiste. Giustamente, in ogni modo, Borruso in chiusura afferma che la linea strategica di Berlinguer per proporre il Pci come leader di una «terza forza» risentì anche dell'esperienza maturata in Africa. È questo in fondo il contributo più prezioso del suo libro. Pappagallo, dal canto suo, ricorda che fin dal 1963 il Comitato centrale aveva ammonito il Pci a incrementare l'attività verso i paesi e i partiti del Terzo mondo. Siccome la Cuba castrista - pur coinvolta nelle battaglie del Terzo mondo e del non allineamento - si affidò a un partito comunista ed entrò a far parte a tutti gli effetti del mondo comunista, la politica del Pci nei confronti dell'Avana dopo la rivoluzione è fortemente condizionata dal discorso infracomunista. I temi più propriamente internazionali come lo sviluppo e la coesistenza pacifica sono presenti ma scontano di più la prospettiva del blocco di appartenenza, ancorché in evoluzione. La trasformazione della rivoluzione a Cuba da borghese in nazionale e poi in socialista è salutata con grande favore a Botteghe Oscure superando le riserve iniziali: subito dopo il Pci si mette all'opera affinché non venga compromesso il principio dell'«unità nella diversità». Il libro di Pappagallo è molto esauriente su questo punto. Dispiace solo che la ricerca si fermi al 1966, coprendo in pratica solo il periodo Krusciov-Togliatti quando l'articolazione era assorbita dalla polemica, molto strumentale e poco propositiva, fra Urss e Cina. Il volume si chiude con l'analisi di un documento su un incontro bilaterale che l'autore data «a fine 1967» (ma è possibile che si parli di Guevara per la sua formula sui Vietnam da moltiplicare nel mondo e non della morte del Che in Bolivia?) da cui si capisce che la questione dell'autonomia dei partiti comunisti è diventata centrale. Aleggiano i fantasmi del «sinistrismo» e non foss'altro per questo - l'alternativa essendo Pechino - la stella che brilla di più è quella del Cremlino.

Alessandra Riccio, Le Monde diplomatique, 01-05-2010
L’analisi dei rapporti fra il Partito comunista italiano e la rivoluzione cubana nei primi anni sessanta è un tema rivelatore di alcuni aspetti dei rapporti fra diverse anime del movimento comunista mondiale. Onofrio Pappagallo, studioso di politica internazionale, è partito dalla convinzione che la rivoluzione cubana, abbia posto un'interessante proposta dottrinale e si chiede: «In che misura il movimento comunista internazionale fu influenzato, negli anili '60, dall'esperienza rivoluzionaria cubana?». L'autore parte dallo scenario della guerra fredda, ma è attento ai processi di decolonizzazione di quegli anni, al contenzioso fra Cina e Urss che coinvolge e condiziona le politiche del Partito comunista italiano e quelle della inquieta rivoluzione cubana. Mentre l'Urss è per la coesistenza pacifica contro il ricorso ai metodi della guerriglia dei cubani, la Cina propugna la lotta armata contro l’imperialismo, ma poi sostiene che la coesistenza pacifica è possibile anche con paesi a regime diverso. I rapporti tesi e competitivi fra questi due grandi paesi porta delle conseguenze complesse. Pappagallo ci ricorda un dato che rivela una limitazione nella visione internazionale del comunismo mondiale: la sua scarsissima partecipazione ai movimenti di liberazione nazionale. Il Pci è impreparato a capire il Terzo mondo tanto che un leader della decolonizzazione africana, ebbe a dire, ai Centro Fanon di Milano, «noi conduciamo la nostra lotta, voi conducete la vostra, ed è questo il modo migliore per aiutarci a vicenda» (p .56); organizza perciò due gruppi di studio per i problemi dell'Africa e dell'America latina. Quando Fidel Castro propose ai paesi del Terzo mondo una Conferenza tricontinentale (L'Avana, 3-15 gennaio 1966), la Cina pose il veto alla partecipazione di Partiti comunisti non procedenti dal Terzo mondo, cosa che insieme alla sparizione di Ernesto Che Guevara, indusse il Pci a non parteciparvi se non attraverso il giornalista Saverio Tutino, corrispondente dell'Unità all’Avana in quel tempo. Ma comunque, negli anni '60, dice Pappagallo, il Pci era più vicino ai partiti che non avevano scelto la lotta armata come il Cile, l'Uruguay, il Brasile e l' Argentina. Anche il partito comunista cubano si era deciso a fiancheggiare i giovani del Movimento 26 luglio solamente all'ultimo momento, ma, una volta cacciato il tiranno e conquistato il potere, i rivoluzionari cubani continuavano a sostenere i movimenti armati del sub continente mentre stringevani rapporti importanti con I'Unione sovietica; la visita di Mikoyan a Cuba nel 1960 ne fu un chiaro segnale. Quando, nel 1961, i cubani in armi sconfissero in 72 ore gli invasori che, con l'appoggio degli Stati uniti, avevano tentato l'invasione dell'isola alla Baia dei porci o Playa Gyron, Togliatti fu fra quelli che guardarono con interesse e simpatia quei giovani barbudos, e quando nel 1962 Cuba venne espulsa dall'Osa, inviò un messaggio di solidarietà al governo cubano. La crisi dei missili scatenò un grande dibattito nel Pci. Per il periodo esaminato da Pappagallo, i rapporti fra Pci e i giovani patrioti decisi a ricostruire il loro paese su principi rivoluzionari non furono esaltanti, per il peso del Partito comunista sovietico, per i contrasti con la Cina e per le perplessità suscitate dagli entusiasmi delle frange estremiste. Neanche negli anni successivi i rapporti fra il Pci e la rivoluzione cubana furono facili. Negli ultimi anni, dopo la scomparsa di quel partito, le distanze si sono maggiormente approfondite.