Carocci editore - Idea d'Europa e civiltà moderna

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Idea d'Europa e civiltà moderna

Federico Chabod

Idea d'Europa e civiltà moderna

Sette saggi inediti

a cura di: Marco Platania

Edizione: 2011

Ristampa: 1^, 2017

Collana: Studi Storici Carocci (160)

ISBN: 9788843051779

  • Pagine: 192
  • Prezzo:19,50 18,52
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In breve

«Quando gli uomini abitanti in terra europea cominciarono a pensare se stessi e con sé la propria terra come qualcosa di essenzialmente diverso, per costumi, sentimenti, pensieri, dagli uomini abitanti altre terre al di là del Mediterraneo?». Con questo interrogativo Federico Chabod (1901-1960), storico di origini valdostane e figura tra le più rappresentative di quella cultura italiana che visse e interpretò la nascita della Repubblica, ha affrontato il problema della "coscienza" di essere europei. Presentare, oggi, sette suoi scritti inediti sull’idea di Europa significa raccogliere la sfida che egli ci ha lanciato, e tornare a riflettere sul problema del se e del come pensiamo e vogliamo essere europei, dei valori in cui ci riconosciamo, dei rapporti con le altre culture. Senza temere che quasi cinquant’anni di dibattito possano aver intaccato alcune certezze apparenti e confortanti identità.

Indice

Introduzione di Marco Platania
Parte prima
Le radici culturali dell’Europa moderna
L’originalità del Medioevo: interpretazioni storiografiche a confronto
Il carattere del Rinascimento: arti e libertà nella civiltà italiana (secc. XIV e XVI)
La civiltà europea di fronte ai Nuovi Mondi
Parte seconda
L’avvento dell’idea di Europa
L’idea di civiltà europea nel Settecento
Guizot storico e la sua concezione della civiltà europea
Parte terza
L’Europa e le nazioni
Nazione ed Europa nel pensiero e nell’azione politica di Mazzini
Il liberalismo politico di Cavour negli anni Quaranta
Indice dei nomi

Recensioni

Marco Roncalli, Avvenire, 22-01-2011
Riemerge dal passato la riflessione dello storico valdostano Federico Chabod su ciò che egli definiva la «coscienza di essere europei», traguardo di una età moderna lasciatasi alle spalle il Medioevo, il Rinascimento, consapevole delle scoperte geografiche, tra forme di continuità e discontinuità, trasformazioni culturali e comprensione delle dinamiche alle radici. Insomma la riflessione su quell’idea di Europa, maturata fra Sette e Ottocento (con rimandi ad esempio al Montesquieu dell’Esprit des lois) poi percepita e rappresentata, come un insieme di modi di pensare e agire, filosofie e politiche, ma anche di memorie e speranze che facevano di essa un’«individualità storica e morale». E riemerge, a tratti, non disgiunta – in Chabod – già dalla consapevolezza di un’Europa politica dal passato glorioso, ma ormai vacillante dopo due guerre mondiali, la resistenza, l’impegno nella costruzione dell’identità della sua terra (come laboratorio di tolleranza e rispetto): tutte esperienze vissute dall’allievo di Piero Egidi, Gaetano Salvemini, Friedrich Meinecke, Gioacchino Volpe, diventato guardiano della storiografia. E allora che senso ha ripercorrere questi sette saggi inediti chabodiani (privi di titolo, di date sempre sicure, ognuno un po’ a sé) introdotti e raccolti da Marco Platania sotto il titolo Civiltà europea ed età moderna? Dipende dal senso che riconosciamo al concetto di eredità culturale, forse l’unica cosa rimasta viva dell’Europa che fu e mai ritornerà, rintracciabile – con Chabod – in valori morali e spirituali (e qui c’è l’eco di Novalis e di Kant), finanche in una "forma mentis" attraverso la quale ci è giunta ed è entrata in noi l’eredità dei padri. E dipende dal nostro desiderio – con Chabod – di non dimenticare quegli "uomini di studio" che non l’hanno dispersa benché l’egemonia europea – sotto l’urto della mondializzazione – fosse nel frattempo diventata un ricordo. Ecco le considerazioni dopo la lettura di questi testi databili agli anni Quaranta e Cinquanta del ’900, documento di un lavoro ininterrotto – libri, corsi e conferenze qua e là delle Alpi… – nella diffusione di quel "senso europeo" matrice di un’identità comune rafforzata da usi e principi non riscontrabili – agli occhi di Chabod – se non nel Vecchio Mondo: l’interdipendenza degli Stati sul piano internazionale, la libertà, la promozione dell’iniziativa privata, lo sviluppo civile e tecnologico… Considerazioni che ci obbligano sì a precauzioni critiche su questa rappresentazione di civiltà, un po’ partigiana, con troppi primati, ma pure a valutarne le basi da cui rilanciare il dialogo prendendo atto delle difficoltà espresse. Nota qui Platania, che proprio il loro riconoscimento consente di reimpostare il problema ripensando l’Europa in termini costruttivi a partire dallo sforzo di Chabod, quello di «individuare se, e a quali condizioni, fosse possibile recuperare valori politici e civili per evitare quegli scontri di civiltà che si erano verificati nelle guerre mondiali». «Sono argomenti, problemi, idee – continua lo storico della Goethe-Universität di Francoforte – che tornano ora al centro dell’opinione pubblica e del dibattito tanto sulle politiche nazionali di immigrazione e accoglienza, per fare un esempio, quanto nei più generali, a volte generici, discorsi sui rapporti internazionali su scala globale». Ed è difficile dargli torto.