Carocci editore - Sulle rune tedesche

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Sulle rune tedesche

Wilhelm Carl Grimm

Sulle rune tedesche

a cura di: Giulio Garuti Simone

Edizione: 2011

Collana: Biblioteca Medievale Saggi (28)

ISBN: 9788843051311

  • Pagine: 320
  • Prezzo:31,00 29,45
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Mario Bernardi Guardi, il Secolo d'Italia, 24-07-2011
Che cos'è la runa? Una trama di allusioni. Un simbolo polivalente. «Un mistero e una conoscenza - scrive Elémire Zolla - un segno ed un effetto, una lettera alfabetica ed un numero, un aspetto del cosmo e una divinità. Le rune erano la segnatura degli oggetti, la loro forma essenziale e sintetica, la formula della loro energia specifica: del loro ritmo. Ritmo identico e dunque medesima runa hanno tutti gli svariati oggetti d'una serie o catena dall'uguale vibrazione: una particolare stella, un minerale, una bestia, una divinità, una pianta, una parte dell'uomo, partecipando ad una certa forma ritmica, vengono designati, evocati da una figura runica corrispondente". (Le rune e lo zodiaco, in "Conoscenza Religiosa", 2, 1969). La runa sta "alla base", è un fondamento, parla un linguaggio cifrato perché è un simbolo, perché il piano "orizzontale" della rappresentazione grafica si connette a significati "verticali". Il romanticismo, col suo sentimento "alto" dell'antico e del profondo, con quel suo richiamo alle radici cui attingere per (ri)fondare il presente, non poteva non essere affascinato dal sacro mistero delle rune. Vi si dedica con meticoloso puntiglio Wilhelm Carl Grimm, che insieme al fratello Jacob ci è noto per il suo scavo assiduo nella tradizione popolare e nella fiaba, ma che, nel 1821, pubblicò un saggio Ueber deutsche Runen, Sulle rune tedesche- ora edito da Carocci, prefazione di Klaus Düwel, pp. 320, euro 31 - che si inseriva nel progetto di scrivere un'ideale storia della cultura nazionale germanica. Perché se i tedeschi non erano ancora legati in uno Stato unitario, costituivano comunque un unico popolo, con un vasto retroterra spirituale e storico cui fare riferimento. Ecco, allora, che la runa si fa insegna di un lungo percorso sotterraneo, a partire dalla ricchezza delle risonanze semantiche: "parlare di nascosto", "sussurrare", "incidere", "segreto", "consiglio segreto", "amico", "lettera alfabetica", "segno di devozione" ecc. L'opera di Grimm intende dimostrare che anche presso le popolazioni germaniche continentali era stata impiegata in passato la scrittura runica. Ricca la mappa dei documenti: vi figurano attestazioni latine classiche e alto-medioevali; comparazioni tra la scrittura runica e l'alfabeto gotico; indagini sulle origini dei nomi delle rune; confronti tra le diverse tradizioni runiche; riflessioni sul possibile impiego delle rune per la divinazione ecc. ecc. Ma ecco un'altra "apertura" sul romanticismo. Leggiamo: «Che vasti spazi apre alla riflessione una nave sospesa fra il cielo e il mare! Qui tutto dà slancio, movimento e vasto orizzonte al pensiero! Lo sbattere delle vele, la nave che oscilla di continuo, il frusciante scorrere dell'onde, la nuvola che vola, l'orizzonte profondo e infinito! Sulla terra si è vincolati a un punto morto, racchiusi nella cerchia ristretta di una situazione… O animo mio, come ti sentirai quando uscirai da questo mondo?». Quanta "commozione" romantica! C'è il sentimento profondo di una natura che sollecita gli stati d'animo e vi partecipa; c'è l'esaltazione dello spirito di fronte a spazi incontaminati; c'è il sentimento alto e forte di una individualità ormai sfuggita ai vincoli della volgarità quotidiana; c'è la tensione verso l'assoluto; c'è una sorta di gioia panica in cui è bello immergersi, tonificati dall'esperienza di una libertà senza confini. Ad esaltarsi e ad esultare in questo modo, «due secoli e mezzo dopo Colombo e un secolo prima che Nietzsche lanciasse la parola d'ordine ‘Via, sulla nave, filosofi!'», è il giovane pastore Johann Gottfried Herder che il 17 maggio 1769 abbandona Riga per veleggiare alla volta della Francia. Durante l'ardimentoso viaggio, come mette ben in risalto Rüdiger Safranski guidandoci in questa attenta rievocazione/ricognizione culturale (Il Romanticismo, Longanesi, pp. 396, euro 30), Herder è colto da una vertigine di pensieri e di immagini «che non faranno spiccare il volo soltanto a lui, ma metteranno le ali ad una intera generazione».Insomma, la traversata del pastore-marinaio è il battesimo "tedesco" del romanticismo. «Herder - leggiamo - si nutrì per tutta la vita delle idee che gli passarono per la mente durante quel viaggio sul mare mosso», di esse facendo abbondante seminagione. Alla quale seguì una fioritura straordinaria di creatività: già nel 1771, Johann Wolfgang Goethe non solo si rese conto che l'esperienza vissuta e interiorizzata da Herder «portava con sé una brezza fresca, di quelle che stimolano la fantasia», ma si nutrì delle sue suggestioni. Come ben testimonia l'Urfaust, la prima delle tre versioni della sua opera, scritta appunto sotto l'impressione dell'incontro con Herder: «Ohimè! Sono ancora in carcere? (…) Assediato da questo mucchio di libri? (…) Fuggi! Esci nel vasto mondo!». Fuga all'insegna della trasgressione. Polemica ed esemplare anche per le successive generazioni "movimentiste". L'Ottocento dei risorgimenti patriottici e delle reazioni legittimiste, il Novecento con le fastose ebbrezze del decadentismo e la volontà di scandalo delle avanguardie, con gli eccessi e gli esibizionismi, le fughe e le ribellioni, il mito della rivoluzione come rovesciamento totale e quello della rivoluzione come ritorno alle origini, le stesse convulse derive culturali, politiche ed emozionali che stiamo vivendo sono una lunga "riscrittura" di tensioni e passioni romantiche. Come sempre, in cerca dell'uomo, della verità, dell'assoluto: e di un mondo e una società "nuovi". Ce la faremo?