Carocci editore - In scienza e coscienza

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In scienza e coscienza

In scienza e coscienza

Maternità, nascite e aborti tra esperienze e bioetica

a cura di: Patrizia Guarnieri

Edizione: 2009

Ristampa: 3^, 2011

Collana: Studi Storici Carocci (151)

ISBN: 9788843051243

  • Pagine: 136
  • Prezzo:15,60 13,26
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In breve

Aspettare un figlio, programmarlo o scoprirsi incinta, volerlo a tutti i costi, sentirsi non ancora o mai pronte, non volerlo, averlo voluto ma non così… In queste esperienze, che segnano la vita di tutti, le decisioni personali sono difficili da prendere e non scaturiscono automaticamente dal progresso biomedico, né dalle dottrine della Chiesa, né dagli ordinamenti giuridici. Le donne si sono trovate in genere ad affrontarle, pensando certo non a sé soltanto, ma sentendosi spesso sole, poco libere di scegliere, quasi sempre giudicate. Servono sia scienza sia coscienza, non separatamente. Proprio laddove non esistono certezze di causa ed effetto, il punto di vista delle scienze che accetta di avere a che fare con il punto di vista delle coscienze si rivolge al bisogno delle persone di decidere sui problemi concreti della vita. In ottica multidisciplinare, competenze demografiche, mediche, giuridiche, psicologiche, filosofiche e storiche intrecciano qui una riflessione sul presente – chiara e aggiornata – con la consapevolezza dei cambiamenti e del passato.

Indice

Non solo Ippocrate… di Patrizia Guarnieri
Tra scelta e costrizione: comportamenti demografici e condizione femminile di Silvana Salvini
1. Una riflessione preliminare e alcuni dati di riferimento
2. Cause e conseguenze della bassa fecondità
3. Una difficile conciliazione: maternità e lavoro in un contesto di disuguaglianza di genere
4. Le variabili che influiscono direttamente sulla fecondità: contraccezione e aborto volontario
5. In conclusione: ricomponendo le tessere del caleidoscopio
Aborto volontario e aborto spontaneo di Giuseppe Scimone e Francesca Gaggioli
1. Introduzione e definizioni
2. Dimensioni del problema
3. Disagi
4. Obiezioni di coscienza
5. Possibili rimedi
Forzate analogie. L’infanticidio nel discorso giuridico di Patrizia Guarnieri
1. Il dover distinguere
2. Donne vittime e autoindulgenza
3. Uomini infanticidi
4. Le diverse motivazioni
5. Equivoci su oggettività e soggettività
Chi decide per il feto/neonato di Maria Serenella Pignotti
1. La storia della Carta di Firenze
2. Evoluzione successiva del dibattito sulle cure ai bambini estremamente prematuri
3. Punti caldi del dibattito
Generare e nascere nell’epoca delle biotecnologie
di Monica Toraldo di Francia
1. Ancora sui "grandi prematuri"
2. Il paradigma terapeutico e lo statuto dell’embrione
3. Il ritorno dell’anima
Diritti della madre e interessi dell’embrione: legge 40/2004 e interventi della giurisprudenza di Gianni Baldini
1. Sterilità, procreazione e bilanciamento di interessi
2. Il problema della diagnosi genetica di preimpianto
3. Il punto di vista del giurista: PGD e trattamento di PMA
4. Il modello terapeutico unico: problemi di legittimità costituzionale
5. L’irrevocabilità del consenso al trattamento di PMA
6. Considerazioni conclusive
Tra il non nato e la donna: le scelte della Chiesa cattolica di Emmanuel Betta
1. Aborto e storia
2. L’intervento del Sant’Uffizio
3. La scena del parto in trasformazione
In attesa o inattesa? Desiderio e rifiuto di gravidanza nelle adolescenti di Cristina Pratesi
1. Che cosa rappresenta questa gravidanza per questa adolescente?
2. Una storia emblematica
3. Considerazioni conclusive
Un "affare da straniere?" Emigrate, IVG e diritto alla salute di Cristina Mazzacurati
1. Interpretazioni su un dato oggettivo
2. Contraccezione nelle collettività immigrate e nei paesi di provenienza
3. Conclusioni
Indice dei nomi
Le autrici e gli autori

Recensioni

Laura Schettini, Left, 02-10-2010
«Aspettare un figlio, programmarlo o scoprirsi incinta avendolo temuto, volerlo a tutti i costi, sentirsi non ancora o mai pronta, non volerlo, averlo desiderato ma non a queste condizioni... sono esperienze che segnano la vita di tutti. Le donne in specie si sono sempre trovate ad affrontarle badando certo non a sé soltanto, eppure sentendosi molto spesso sole, necessariamente poco libere di scegliere, quasi sempre giudicate». Si apre così In scienza e coscienza. Maternità, nascite e aborti tra esperienze e bioetica (a cura di Patrizia Guarnieri, Carocci, 134 pp.), un agile volume ora in libreria che rappresenta la più aggiornata ricognizione delle tante questioni che si addensano intorno alla procreazione in Italia. Ne parliamo con Patrizia Guarnieri, curatrice del volume, professoressa di Storia contemporanea all’università di Firenze, studiosa di Storia della scienza.
Partiamo dal titolo, cosa intendeva evocare con “In scienza e coscienza" ma anche con quell’esplicito richiamo alle “esperienze" nel sottotitolo?
Il titolo evoca la “formula" contenuta nel giuramento ippocratico, che per secoli ha costituito e costituisce ancora la base etica del rapporto medico-paziente. E suggerisce di declinarla secondo le esperienze cui allude il sottotitolo. Intanto, scienza e coscienza di chi? Dei medici, naturalmente, che si impegnano a prestare le proprie competenze e la propria opera “in scienza e coscienza" per il bene del paziente. Contano, inoltre, altre competenze e altri punti di vista. Anzitutto il punto di vista di chi sta male, ha bisogno di cure, e quello delle persone che più gli sono vicine.
In questo libro si tratta in primo luogo del rapporto tra medici (uomini e donne) e pazienti soprattutto donne, con l’invito a superare, nelle esperienze di maternità, il dualismo tra donne e medici.
Per lo più, il rapporto tra medicina e donne è stato rappresentato in termini dualistici, a difesa dell’una o dell’altra parte. Qui invece le scienze e le coscienze non vengono fra loro contrapposte: nelle esperienze di maternità le donne hanno bisogno di competenze (oltre alle proprie), di informazioni, di fiducia in e da chi gliele fornisce, di sostegno e di aiuto. Al contempo, però, bisogna oggi più che mai ricordare che le teorie e le pratiche mediche devono avere al centro il punto di vista delle donne che assistono nella maternità, e devono avvicinarsi il più possibile ai problemi umani concreti. Una scienza che non presti attenzione a cosa pensano e a cosa sentano i pazienti sarebbe poco oggettiva, scriveva George Canguilhem nel 1943.
Il suo invito antidualista è sollecitato dalla percezione che le scienze mediche si stiano allontanando da questi obiettivi originari?
Il rischio c’è da quando il sapere medico è andato specializzandosi. Talvolta sembra che la medicina debba fare un passo indietro, per esprimere un volto meno tecnologico e più umano. Come se l’ascolto della coscienza propria e altrui, da parte dei medici, andasse necessariamente a discapito della scienza. Non credo sia così. L’analisi di esperienze recenti e anche la storia della medicina mostrano che nel procedere concreto della ricerca e della clinica, non si va avanti solo a grandi scoperte. Preoccupa perciò che riguardo a temi quali l’eutanasia, il testamento biologico, la fecondazione assistita, i diritti del non nato, si tenti di imporre, negli equilibri tra le forze politiche, un tipo di soluzioni a norma unica che prevarica la possibilità delle persone di decidere.
Il suo libro è la testimonianza  di come in questo scenario ci siano voci discordanti, settori del mondo scientifico ed esperienze di ricerca "sensibili" alle donne e all’umano in generale.
Certamente. Nel cercare i contributi per il libro sulla base di competenze e di professionalità che si esercitano in relazione a persone diverse e in luoghi svariati (dall’ospedale al dipartimento di statistica, dall’aula di tribunale a quella universitaria, dagli archivi al consultorio) ho seguito il filo della sensibilità che vi hai riconosciuto. Ci sono il ginecologo e l’ostetrica che insieme (a proposito di anti dualismo) ragionano sulla ripresa degli aborti clandestini registrati come spontanei in ospedale, tanto più dove l’obiezione di coscienza dei medici è altissima (“Aborto volontario e aborto spontaneo", di Giuseppe Scimone e Francesca Gaggioli). L’antropologa che lavora a contatto con le immigrate e vede le loro difficoltà di accesso ai servizi del sistema sanitario, nonostante le leggi del Servizio sanitario nazionale e la legge sulla tutela sociale della maternità, adesso tragicamente aggravate dal “pacchetto sicurezza" (“Un affare da straniere? Emigrate, Ivg e diritto alla salute", di Cristina Mazzacurati). La demografa che indaga le ragioni concrete (precarietà, mancanza di servizi, sperequazione nel carico del lavoro domestico tra uomini e donne) che inducono le donne italiane a fare sempre meno figli e sempre più tardi, al di là di ogni retorica sulla “mancanza di desiderio" (“Tra scelta e costrizione: comportamenti demografici e condizione femminile", di Silvana Salvini). La psicologa che all’interno dei servizi pubblici lavora soprattutto con le adolescenti tra cui le gravidanze sono in aumento (“In attesa o inattesa? Desiderio e rifiuto di gravidanza nelle adolescenti?, di Cristina Pratesi). L’avvocato che difende le coppie dalle illegittimità della legge sulla fecondazione assistita ormai riconosciute dalla Corte costituzionale (“Diritti della madre e interessi dell’embrione: legge 40/2004", di Gianni Baldini). La neonatologa che con altri colleghi si pronuncia sulle cure di fine vita per i prematuri nel rispetto della volontà dei genitori (“Chi decide per il feto/neonato", di Maria Serenella Pignotti). La filosofa del Comitato nazionale di bioetica che ha preso posizioni di minoranza e spiega perché (“Generare e nascere nell’epoca delle biotecnologie", di Monica Toraldo di Francia). Ci sono poi due saggi di storia, che aiutano a superare l’astrattezza delle idee e la presunzione che alcuni principi e fatti siano immutabili in quanto sostanzialmente naturali. Le dottrine della Chiesa sul cominciamento della vita, sul non nato, sono state diverse dalle attuali, anche meno conflittuali con certe posizioni mediche (“Tra il non nato e la donna: le scelte della Chiesa cattolica", di Emmanuel Betta). Mutate nel tempo anche le leggi dello Stato che riguardano l’infanticidio (“Forzate analogie. L’infanticidio nel discorso giuridico", di Patrizia Guarnieri). Sulle questioni bioetiche i media insistono quotidianamente e la gente è interessata perché riguarda la loro vita innanzitutto; per questo serve capirci di più, promuovere più conoscenze e rimuovere alcuni equivoci diffusi. Per farlo mi sono rivolta a esperti "sensibili" di varie discipline e professionalità che non sono per forza solo bioeticisti, ma specialisti che nel loro lavoro quotidiano si trovano ad affrontare “in scienza e coscienza" ragioni e scelte dei loro pazienti, in questo caso le donne, mai del tutto libere.