Carocci editore - Contro la divinazione

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Contro la divinazione

Nicole Oresme

Contro la divinazione

Consigli antiastrologici al re di Francia (1356)

a cura di: Stefano Rapisarda

Edizione: 2010

Collana: Biblioteca Medievale Testi (122)

ISBN: 9788843050888

In breve

Nella storia del "razionalismo" occidentale il Livre de divinacions di Nicole Oresme(1356) occupa un posto di notevole rilievo. È un trattato esplicitamente dedicato a dissuadere il "principe" dal praticare le scienze divinatorie ed è uno dei primi testi che sperimenta nella prosa scientifico-filosofica una "nuova" lingua, il francese. Sebbene l’aspirazione alla pre-conoscenza del futuro fosse sempre condannata in quanto illecita curiositas, era frequente che sovrani e uomini di governo pretendessero di utilizzare l’astrologia per trarne auspici e pronosticazioni. Attraverso citazioni, esempi e narrazioni, Oresme scrive il Livre de divinacions per convincere Carlo V, il suo re, a non fidarsi dell’astrologia e delle altre scienze divinatorie. Egli sfida il potente "partito" degli astrologi di corte e quasi certamente esce sconfitto. Ma è uno dei primi a sollecitare i principi a non cercare negli influssi celesti la causa degli eventi umani, a studiare politica e non astrologia, a far scendere la politica dal cielo e riportarla sulla terra.

Recensioni

Marco Leonardi, la Sicilia, 04-03-2010

È davvero sorprendente leggere le ultime rilevazioni statistiche fornite dall’istituto di ricerca Eurispes nel "Rapporto Italia 2010": ben il 10% degli Italiani frequenta cartomanti, astrologi e maghi, rivelando la subdola fascinazione ancora oggi esercitata da queste pseudoscienze e rivelando una fascinazione trasversale che non conosce differenze di ceto sociale o di livello culturale, basti ricordare il rapporto tra astrologia e politica. Qualcuno ha forse dimenticato la seduta spiritica del 2 aprile 1978 alla quale partecipò l’allora Ministro dell’Industria Romano Prodi nel tentativo di scoprire il luogo dove i terroristi delle Brigate Rosse tenevano prigioniero Aldo Moro? Il prezioso libro appena uscito a cura del filologo dell’Università di Catania Stefano Rapisarda dal titolo "Nicole Oresme. Contro la divinazione. Consigli antiastrologici al re di Francia (1356)», Carocci editore, pp.288, ill. b./n., Euro 27,50), ci riporta al vivace dibattito, sviluppatosi nell’Europa tardomedievale, sul valore e la liceità della predizione del futuro da parte dei regnanti, quella categoria di persone che decideva col proprio operato della vita di milioni di persone. La prima parte del libro ci fa entrare a contatto con il mondo nel quale l’erudito di origini normanne, il consigliere di corte, uomo di chiesa e professore di teologia Nicole Oresme (ca.1320-1382) si trova ad operare. La corte di Carlo di Valois, dal 1338 reggitore in nome del padre del regno di Francia e successivamente asceso al trono come Carlo V "il Saggio" dal 1364 al 1380, si trovava ad affrontare anni turbolenti, caratterizzati dalla peste nera del 1348-49, e da una lunga e sanguinosa conflittualità con la monarchia inglese, iniziata nel 1339 e che destinata a protrarsi per oltre cento anni fino al 1453, con tutto il suo seguito di efferate violenze. Nonostante i ripetuti ammonimenti a non volere conoscere il futuro per mezzo di pratiche quali l’astrologia o la cartomanzia, in quanto nelle uniche mani di Dio, pratica più volte stigmatizzata nei testi biblici (basti ricordare il passo incentrato su Simon Mago nell’ottavo libro degli Atti degli Apostoli) o dai Padri della Chiesa (non era infrequente alla corte regia ascoltare rimandi alla condanna della "pestifera curiosità" contenuta nel De doctrina christiana di Agostino), il potente partito "degli astrologi" spingeva il sovrano a fare un uso disinvolto delle pratiche divinatorie: i fautori delle pratiche astrologiche difendevano la "scientificità" del loro operato rifacendosi al Secretum Secretorum dello Pseudo-Aristotele, uno scritto falsamente attribuito al filosofo stagirita che circolava in Europa negli ambienti intellettuali delle corti regie a partire dal 1230-1240, nel quale si riteneva la conoscenza del futuro da parte del reggitore di uno stato come una pratica lecita ed imposta dalle necessità dell’agire politico. Con grande coraggio, Nicole Oresme, grazie agli studi condotti all’università di Parigi,sfida apertamente queste tesi sulla base di una rigida argomentazione scientifico-matematica. Basandosi sul livello delle conoscenze scientifico-filosofiche proprie della sua epoca, l’educatore del futuro re dimostra l’insensatezza delle pratiche astrologiche a partire da una prospettiva "scientifica", secondo la quale, essendo impossibile definire con esattezza matematica orbite e moti celesti, unitamente alla loro collocazione esatta nel cielo in ogni istante di tempo, risulta impossibile effettuare previsioni astrologiche. Aspetto tutt’altro che secondario è la scelta della lingua francese per la realizzazione del suo Livre de divinacions: volendo raggiungere un pubblico estraneo al corpo degli ecclesiastici, l’autore sceglie di esporre le sue tesi in francese, conferendo così dignità ulteriore alla lingua nazionale come strumento per veicolare temi complessi e non sempre di facile fruizione da parte dei non addetti ai lavori.  La seconda parte del libro presenta il trattato vero e proprio, che consta di diciassette capitoli strutturati secondo il modo di argomentare proprio della filosofia scolastica: ad un capitolo che espone le tesi favorevoli alle pratiche astrologiche ne segue subito un altro nel quale le tesi medesime vengono confutate sulla base di un’argomentazione rigida e puntuale. Pubblicato a quattro anni di distanza dai Manuali medievali di chiromanzia (Roma 2005), il Contro la divinazione di Oresme ne costituisce l’ideale completamento: volto a dimostrare la "razionalità" della lettura delle linee insite nel palmo della mano il primo, teso a spiegare l’inconsistenza scientifica e matematica delle pratiche astrologiche il secondo, i due volumi ci offrono lo spaccato di una società medievale lontana dal volgare stereotipo di triviale ignoranza ancora oggi diffuso. E, citando le parole di Oresme dal proemio dell’opera, viene da augurarsi che la lettura del suo trattato contribuisca ad illuminare la ragione umana su quanto sia "malvagio, insensato, oltre che pericoloso nell’ambito della vita terrena, ostinarsi a divinare o pronosticare le sorti o gli eventi futuri".

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