Carocci editore - Gli anni affollati

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Gli anni affollati

Claudio Bisoni

Gli anni affollati

La cultura cinematografica italiana (1970-79)

Edizione: 2009

Collana: Biblioteca di testi e studi (513)

ISBN: 9788843050802

  • Pagine: 224
  • Prezzo:21,50 20,43
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In breve

Negli anni Settanta succedono molte cose anche nel mondo del cinema italiano. La produzione crolla ma si mettono le basi per fenomeni oggi familiari: la conservazione dei film come patrimonio storico, la dislocazione del cinema in televisione, il superamento della centralità della sala come luogo egemone dell’esperienza filmica. L’autore ricostruisce la cultura cinematografica che fa da sfondo al cinema degli anni Settanta, ponendosi all’incrocio di tre grandi universi di discorso: la critica, il mondo degli intellettuali che si interessano alla settima arte, l’attività dei programmatori dei cineclub. A cavallo tra sociologia del gusto, studi culturali e storia della ricezione, vengono ricostruiti orientamenti, ideologie e rimozioni di un mondo a volte capace di intercettare il nuovo, altre volte legato a pregiudizi inadatti a cogliere i cambiamenti in atto nell’industria culturale di uno dei decenni più indimenticati della storia nazionale.

Indice

Premessa
1. Introduzione: gli anni Settanta… ancora
Esperienza e memoria di un decennio/Distant reading/È l’economia del consumo, stupido!/Il cinema…/… e la cultura cinematografica/Questioni di metodo/In questo libro
2. Il gusto nella cultura cinematografica italiana degli anni Settanta
Fuori scena/Soggetto, sapere, società/Il cambiamento di una nozione/Predicati e categorie estetiche/Il canone degli anni Settanta: occultamenti e rimozioni/Revisioni canoniche: il ritorno del corpo rimosso
3. La critica nel "decennio lungo del secolo breve"
Unità e frammentazione/Autori e critici in trincea/La critica non specializzata e le sue mediazioni/La ricezione del cinema politico/Convegni e riviste specializzate/In gita, oltre Chiasso/La cesura del Settantasette/Vecchi e nuovi modelli a confronto/Le riviste di cinema sul crinale del cambiamento
4. Oltre Pasolini: gli intellettuali, la critica e il cinema
Premessa/Giovanni Raboni: recensore fino in fondo… solo per un anno/Alberto Moravia: "abbro artigiano" o critico tradizionale?/L’understatement critico: Oreste Del Buono/L’outsider-polemista: Ruggero Guarini/Quattro note conclusive (di vago sapore foucaultiano)
5. Disseminazioni cinematografiche: i club-cinema
"No, il dibattito no!"/Il pubblico del cinema/I pubblici dei cinema/Prove generali di rilocazione/L’associazionismo per fasi/I club-cinema/L’offerta culturale: dall’austerity all’abbondanza/Il nuovo cinefilo: un po’ bracconiere, un po’ militante/Verso la neotelevisione/In sintesi: il cinema e la sua attestazione/Il club-cinema in piazza (ovvero Massenzio)
Bibliografia

Recensioni

Roy Menarini, Corriere di Bologna, 03-11-2009

Momento particolarmente vivace per i libri di cinema. Escono infatti in questi giorni tre diversi saggi  di storia del cinema ad opera di docenti e ricercatori che operano a Bologna e dintorni. Tutti partono da un assunto preciso: non si possono studiare i film e i generi cinematografici senza operare una ricerca in profondità nella cultura che li ha prodotti. E colgono nel segno. Stiamo parlando di Gli anni affollati di Claudio Bisoni (Carocci editore), di Trame spezzate di Monica Dall’Asta (Edizioni Le Mani), entrambi docenti Dams a Bologna, e di I tre volti della paura di Francesco Di Chiara, giovane studioso e dottore di ricerca all’Università di Ferrara, così come a quell’ateneo appartiene la collana (Edizioni Unife Press). Nel primo caso, Claudio Bisoni si occupa degli anni ’70, al centro - come noto - di continui dibattiti e revisioni intellettuali. L’originalità del lavoro proviene dal fatto che nessuno, fino ad ora, aveva proiettato questa stagione di cinema nel contesto di quel che accade all’intera industria culturale. Senza ignorare gli intrecci politici (i ’70 sono stagione in cui critica cinematografica e vita cinefila si impregnano di ideologia). Bisoni fa piazza pulita di molti stereotipi, interroga il mondo degli intellettuali (a partire dai più noti Pasolini, Raboni, Moravia), e infine ricostruisce gli orientamenti di un intero gruppo sociale, frastagliato e indefinibile se non con gli strumenti dello studio culturale. Gli anni affollati servirà probabilmente a riaprire capitoli apparentemente chiusi di storia del cinema italiano. […]
In epoca di facili ironie sui docenti universitari e sulla loro presunta tendenza all’ozio, questi tre libri (insieme ai loro autori) dimostrano che ci vogliono anni di ricerca, lavoro e analisi per approdare a risultati concreti, anche in campo umanistico. Non ci si faccia ingannare dalla veste severa delle copertine o dal peso cartaceo dei volumi: questa è la vera avventura della ricerca intellettuale.

Saverio Giovacchini, Il mestiere di storico, 01-12-2009
In 200 pagine Claudio Bisoni vuole raccontare la storia della cultura cinematografica italiana degli anni ’70. In larga misura l’operazione riesce. Bisoni distingue tra la cultura cinematografica aristocratica dei mediatori di opinione e quella militante dei
cinéphiles. A quelli fanno capo recensioni, saggi, e cattedre universitarie. A questi si riferiscono cinéclubs e fanzines che esplodono in importanza nella seconda metà del decennio. L’a. racconta più attentamente critici e intellettuali che cinéphiles e cinéclub, alla cui storia però il libro rimane preziosa introduzione. Nei capitoli centrali esso documenta il tramonto di una critica cinematografica italiana aristocratica e letteraria che vive nel passato: celebra i «maestri», guarda con attenzione al cinema di messaggio, e cerca di arginare il cinema commerciale. Però ha i giorni contati. Fuori dalle pagine scritte che lo marginalizzano, esiste negli anni ’70 un cinema fatto di risate, di guardie e ladri, e soprattutto di corpi, che preme per essere riconosciuto. Con la parziale eccezione di Beniamino Placido, gli intellettuali che Bisoni studia più a fondo (Alberto Moravia, Giovanni Raboni e Ruggero Guarini) si comportano in maniera simile: condannano la censura mentre la praticano nei confronti di tronconi vitali del cinema italiano come l’horror, il poliziesco e il porno. Violenza e sesso entrano nei film esaminati nelle pagine della critica «seria» solo come metafore e allusioni: meccanismi retorici che li pongono fuori dallo schermo. Ma sotto la superficie le acque ribollono. Nella cronologia del libro «la cesura del Settantasette» è importante. I giovani, che i critici immaginano ancora innamorati di Visconti, frequentano invece i westerns di Peckinpah, le città violente di Caiano, gli zombies di Romero. La rivoluzione ha luogo nei club-cinema (come lo Spaziouno di Firenze) a cui Bisoni dedica l’ultimo capitolo di questo libro. È lì che si forma una nuova generazione di critici capace di scrivere anche di porno, di poliziesco, di sesso e violenza. A questo libro importante fa difetto la brevità. Il capitolo sulla cinefilia italiana è più un inizio di riflessione che un resoconto completo. Bisoni non dà che qualche cenno al legame tra l’evoluzione della cultura cinematografica italiana e la storia di movimenti come quello femminista e omosessuale che animano i ripensamenti sul ruolo del corpo e del piacere. Allo stesso modo, mi sarebbe piaciuto sapere di più su quel permanere della politica nella cinefilia italiana che Bisoni nota e che sembra distinguerla, per esempio, da quella americana. E ancora, se Bisoni è attento e convincente nell’esaminare le radici avvizzite della critica italiana inizio anni ’70, il libro non dà che cenni su quelle della nuova critica e del movimento dei nuovi club-cinema. Rimane da scrivere anche su quale sia il senso politico della rivoluzione critica della fine degli anni ’70. È una rivolta generazionale? Un elemento di una crisi di legittimazione più vasta? C’è da sperare che il bel libro di Bisoni faccia venire voglia, a lui o a qualcun altro, di rispondere in modo esauriente a queste domande.
Giulio Bassi, Rivista del cinematografo, 01-09-2010

Claudio Bisoni in Gli anni affolati. la cultura cinematografica italiana (1970-79) (Carocci, pagg. 223, € 21,50) fa un'analisi approfondita su critica e pubblico, gusti e cultura che fecero da sfondo al cinema italiano del "decennio più lungo del secolo breve". Secondo l'autore, per capire come un periodo sia anche stato un decennio di innovazione nel campo del costume e del progresso sociale, non ci vuole molto. È invece ben più arduo individuare uno "spirito del tempo" che attraversa in forme aeree e sottili le coscienze. Anni gloriosi? Affatto. Ma senz'altro eorici in senso esistenziale. Nel nostro paese la produzione cinematografica crollò ma si misero le basi per fenomeni oggi familiari: la conservazione dei film come patrimonio storico, la dislocazione del cinema in televisione, il superamento della centralità della sala come luogo egemone dell'esperienza filmica.