Carocci editore - L'instabilità finanziaria:dalla crisi asiatica ai mutui subprime

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L'instabilità finanziaria:dalla crisi asiatica ai mutui subprime

Vincenzo D'Apice, Giovanni Ferri

L'instabilità finanziaria:dalla crisi asiatica ai mutui subprime

Edizione: 2009

Collana: Bussole (367)

ISBN: 9788843050444

In breve

Negli ultimi tre decenni abbiamo assistito a un forte aumento dell’instabilità finanziaria. Tutti i maggiori continenti sono stati colpiti da crisi che hanno avuto effetti assai severi sull’economia reale. Negli anni ottanta del secolo scorso, l’instabilità ha scosso molte nazioni dell’America Latina per poi passare, negli anni novanta, al Giappone e al Sud-est asiatico, fino ad arrivare alla Russia. È storia recente l’uragano scoppiato negli Stati Uniti che ha presto travolto anche Europa e Asia. La profondità di quest’ultima crisi ha suscitato un rinnovato interesse sulle cause dell’instabilità finanziaria e sulle politiche di prevenzione. Il libro si propone di offrire un quadro d’insieme del fenomeno e di rendere più comprensibili i termini della questione.


Indice

Introduzione
1. Per capire le crisi finanziarie
La teoria dell’instabilità finanziaria/Aspetti macro: crisi e modelli interpretativi/Aspetti micro: investitori e asimmetrie informative/I meccanismi di trasmissione delle crisi/Il Fondo monetario internazionale
2. Liberalizzazioni, crisi e megafallimenti
Da Bretton Woods alla globalizzazione della finanza/Le crisi macroeconomiche/
I megafallimenti societari
3. La crisi subprime
Cronologia della crisi/Le origini della crisi: aspetti macro/Le origini della crisi: aspetti micro/L’evidenza empirica sulle origini della crisi
Conclusioni
Glossario
Bibliografia
Indice analitico dei termini tecnici.

Recensioni

Fabio Ranucci, Conquiste del lavoro, 31-10-2009
L'implosione dell'economia nella prima parte del terzo millennio talvolta ha assunto, per bocca della classe politica, aspetti apocalittici. Ancor prima che venga realizzata una valida e scrupolosa analisi del problema. Si è parlato ripetutamente, e gli effetti si sono sentiti, di crisi globale, tirando in ballo alcune vicende che l'hanno caratterizzata sin dalle prime battute. Guardando al futuro, gli esperti si sono chiesti: quale sarà la prossima vittima del micidiale effetto-domino innescato da alcuni crack a livello mondiale? Il baratro della recessione è aperto, anche se circola nuova aria nelle stanze dell'alta finanza. Non resta, dunque, che studiare le cause del decadimento, magari attraverso la lettura del buon saggio scritto dagli economisti Vincenzo D'Apice e Giovanni Ferri dal titolo "L'instabilità finanziaria: dalla crisi asiatica ai mutui subprime", andato da poco in libreria. Più che ripercorrere le tappe di quanto avvenuto, c'è una disamina accurata della questione partendo, ad esempio, dalle misure da adottare per venirne a capo. "Risolvere la crisi finanziaria richiede, generalmente, due azioni - scrivono gli autori -. La prima si concretizza nell'intervento dello Stato, che si accolla - in tutto o in parte - le perdite che affliggono il sistema finanziario, in modo da ridargli fiducia agli occhi di investitori e risparmiatori e da rimetterlo in condizioni di funzionalità. Questa azione può comportare la nazionalizzazione (di una parte) del sistema bancario. La seconda azione implica l'inasprimento delle regole e della vigilanza sul sistema finanziario, costruendo un quadro di riferimento della finanza coerente con il perseguimento della stabilità. Più in generale, la risoluzione della crisi comporta limitazioni al libero mercato anche al di fuori della sfera del sistema finanziario e accresce la rilevanza della dimensione domestica dei processi economici, una sorta di de-globalizzazione". Il testo è suddiviso in tre capitoli: il primo, illustra le crisi finanziarie (la teoria dell'instabilità, gli aspetti macro e micro fino al Fondo monetario internazionale); il secondo tratta di liberalizzazioni e megafallimenti (Bretton Woods, globalizzazione della finanza e altro) e il terzo spiega la vicenda dei mutui subprime con la crisi esplosa nell'estate del 2007, "la più importante dal dopoguerra a oggi". Il libro è convincente per tutti coloro che hanno a cuore le sorti dell'economia mondiale non tanto perché indica soluzioni per risolvere la crisi, ma perché risponde a tanti interrogativi che in genere ci si pone in questi casi. Chi, ad esempio, non ha mai cercato il significato del termine subprime? Nel 2007 è stata la parola dell'anno, e letteralmente significa "al di sotto dell'ideale". Gradualmente è uscita dal linguaggio bancario ed è diventata di uso comune in conseguenza della crisi dei rischiosissimi mutui americani e del successivo terremoto che ne è seguito, con la perdita di miliardi di dollari da parte di società finanziarie. "La crisi subprime - si legge nel libro - affonda le radici nella politica monetaria oltremodo espansiva scelta dalla FED (Federal Reserve) in risposta al crollo della new economy. Tra gennaio 2001 e giugno 2003, la riduzione del tasso di riferimento, passato dal 6 all'1%, incoraggia le famiglie americane ad aumentare l'indebitamento per l'acquisto di abitazioni, scommettendo sul continuo apprezzamento degli immobili. Così, i prezzi delle case iniziano una folle corsa all'insù, mettendo in moto due processi circolari che, amplificando gli effetti espansivi della politica monetaria, alimentano la bolla speculativa". Il resto, e quanto apparso anche su giornali e riviste, dimostra che, nei suoi termini elementari, si è trattata di una crisi addirittura semplice, visto l'andamento dell'economia mondiale trainata dai consumi degli americani che importavano ciò che il resto del mondo,
cinesi in testa, produceva. Poi, quando gli americani hanno cominciato ad acquistare di meno, tutto è venuto giù. Già, perché, a differenza di quanto tutti
hanno immaginato per decenni, questi ultimi non sono affatto così ricchi da poter comprare ciò che vogliono. Tutt'altro. Per tanto tempo hanno acquistato facendo debiti, contraendo mutui bancari senza garanzie e a tassi d'interesse bassissimi soprattutto per avere una casa che aveva un prezzo sempre più alto. E quando qualcuno non è riuscito più a pagare le rate, sono cominciati i guai. Il meccanismo si è inceppato. È scoppiata la bolla immobiliare, con i prezzi delle case che hanno incominciato a scendere. Tutto sprofonda e dimostra come una crisi del genere, causata da un generale collasso finanziario, sia più drammatica di una recessione: aziende sane si vedono rifiutare il rinnovo dei loro prestiti, devono licenziare. La disoccupazione cresce. Calano i consumi. La crisi si avvita. Emblematico il fallimento della Lehman Brothers nel settembre 2008, che segna probabilmente il de profundis del credito. Il Fondo Monetario dice che questa crisi ha molte analogie con quella del 1929. Stavolta, però, ci si muove subito, intervengono governi e banche centrali, dando ossigeno al credito ormai paralizzato. Ma il peggio non è ancora passato. Per comprenderlo, basterà leggere il libro di D'Apice e Ferri e convincersi che certe cose non nascono per un caso fortuito. Come la devastante crisi asiatica e i mutui subprime.
Felice Blasi, Corriere del Mezzogiorno, 15-05-2010
Ordinario di Economia politica all’università di Bari, Giovanni Ferri ha sintetizzato in un agile saggio le cause delle crisi finanziarie per capire le ragioni dei megafallimenti, delle bolle speculative e i meccanismi di trasmissione dell’instabilità, negli aspetti macro e microeconomici. Sono analizzate le principali crisi finanziarie a partire dagli anni ’80, con un capitolofinale dedicato al tema dei subprime. In generale, Ferri descrive il processo ciclico della finanza come un’alternanza di fasi di regolamentazione e di intervento dello Stato, successive ad una precedente recessione, e fasi di espansione dei mercati dove prevalgono, per eccesso di ottimismo, spinte verso una liberalizzazione sfrenata. La tesi di Ferri è che non vi può essere economia sana senza una corretta etica pubblica: il compito della politica e delle istituzioni dovrebbe essere quello di rafforzare i presidi morali della fiducia tra individui e aziende, piuttosto che assecondare derive verso comportamenti non etici per l’ingordigia del profitto, «a causa del quale - conclude Ferri - il capitalismo rischia di fagocitare se stesso».