Carocci editore - Streghe, guaritori, istigatori

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Streghe, guaritori, istigatori

Gaetana Mazza

Streghe, guaritori, istigatori

Casi di Inquisizione diocesana in Età moderna
Presentazione di Adriano Prosperi

Edizione: 2009

Collana: Studi Storici Carocci (146)

ISBN: 9788843050260

  • Pagine: 224
  • Prezzo:23,20 19,72
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In breve

«Questo libro […] ha avuto una prima esistenza tempestosa e ha rischiato di non uscire mai alla luce per un episodio di censura. […] una censura del tutto anacronistica, del tipo di quelle che una volta venivano imposte dalla Sacra Congregazione dell’Indice e portavano al rogo del libro condannato» (dalla Presentazione di Adriano Prosperi).
 
Dopo la definitiva frattura tra cattolici e protestanti, la Chiesa usò il suo apparato repressivo per imporre l’etica e l’ortodossia teologica sancite dal Concilio di Trento: l’Inquisizione, nata per contrastare l’eresia, ebbe il predominio anche nel campo dei reati contro la morale (concubinato, usura, spergiuro, bestemmia), tradizionalmente di competenza vescovile. Nel Regno di Napoli non fu ammessa l’Inquisizione (né romana, né spagnola), e in materia di eresia furono i tribunali diocesani a giudicare. Come emerge dai documenti dell’Archivio Diocesano di Sarno, i vescovi agivano in qualità di inquisitori, servendosi di una fitta rete di controllo del territorio. I processi, soprattutto quelli che hanno come protagoniste streghe e “janare?, si rivelano una fonte preziosa anche per la conoscenza del folclore e della vita quotidiana.

Indice

Presentazione di Adriano Prosperi
Introduzione
Parte prima
1. L’Inquisizione
2. La caccia alle streghe
3. Superstizioni ed esorcismi
4. Confessori
5. Confessione e Inquisizione diocesana
6. Parroci
7. Uffici morali e politici della Chiesa
8. Controriforma e oltre
9. Inquisizione diocesana sarnese (1680-1759)
10. Processi ereticali a Sarno prima del 1860
Parte seconda
11. Rimedianti e janare
12. Secreti
13. Lo specchio rotto
14. Maghi
15. Vannella Buonaiuto, Faustina di Bello, Mattia Orlando
16. Bestemmiatori, concubinari e spergiuri
17. Streghe e santone
18. Istigatori ad turpia
Appendice documentaria
Fonti di ricerca
Riferimenti bibliografici

Recensioni

Giovanni Romeo, la Repubblica ed. Napoli, 14-10-2009
Religione popolare e stregoneria, orazioni extracanoniche e scongiuri al diavolo: ecco due aspetti tra i più caratteristici del folclore meridionale su cui un libro recente, dedicato alla diocesi di Sarno (oggi NoceraSarno), proietta nuova luce. Mi riferisco a Streghe, guaritori, istigatori. Casi di Inquisizione diocesana in Età moderna, scritto da un' attenta studiosa locale, Gaetana Mazza, per i tipi dell' editore Carocci. Sono temi di grande suggestione, che si inseriscono in una consolidata tradizione scientifica, ma si incrociano anche con la memoria storica delle comunità, dai racconti degli anziani vicino al focolare alle tradizioni trasmesse per via femminile, da madre a figlia o da donna a donna: lo hanno dimostrato, per rimanere nell' ambito della cultura italiana, i classici studi di Ernesto De Martino sulla magia lucana e quelli più recenti di Carlo Ginzburg sul Friuli. Non è il solo pregio del volume. L' insolita ampiezza delle altre tematiche illustrate (bestemmie, spergiuri, concubinato, simulata santità, adescamento in confessione) e il periodo prescelto - il SeiSettecento - si collegano a prospettive di ricerca molto meno sviluppate e perciò di interesse storico più pronunciato. S e ne possono ricavare, ad esempio, dati di prima mano sul funzionamento della giustizia diocesana nell' età della Controriforma, sul ruolo dei confessori, tenuti a rifiutare l' assoluzione ai penitenti macchiatisi di peccati/delitti contro la fede e a spingerli verso la denuncia all' Inquisizione, sui doveri dei parroci, obbligati ad esempio per tutta l' età modernaa schedaree segnalare ai vescovi gli inadempienti al precetto pasquale e più tardi a svolgere anche funzioni di forte rilievo pubblico al servizio dello Stato. Per non dire dei "baci forzosi", che piccoli don Rodrigo cercano di strappare in chiesa, con improvvisa e rumorosa violenza, davanti ai fedeli riuniti per la messa domenicale, a giovani vergini, per costringerle al matrimonio (il caso è documentato per due volte a Striano tra Sei e Settecento) o degli abusi sessuali in confessione, tanto gravi e diffusi da finire nel Seicento tra i delitti di competenza inquisitoriale in ogni angolo del mondo cattolico. In quest' ultima decisione si condensano due dimensioni caratteristiche della Chiesa della Controriforma: le strategie differenziate di governo dei peccati sessuali in confessionale (controlli minuziosi e soffocanti per le donne, indifferenza per i comportamenti dei maschi) e il nodo cruciale del celibato ecclesiastico, violato spessissimo in tutta l' Europa cattolica agli albori dell' età moderna (dove le stime sono possibili, siamo nell' ordine del 40-50 per cento del clero) e difeso, con incerti risultati, dopo il Concilio di Trento. Donne umiliate in confessionale da domande pesanti e indiscrete, confessori non di rado a disagio nel maneggiare una materia incandescente: da questa miscela esplosiva scaturiscono inediti di grande rilievo, tra l' altro non sempre disponibili (in Campania finora si contano sulle dita di una mano gli archivi ecclesiastici che li conservano e li fanno consultare, e nell' Italia intera non sono moltissimi). Proprio per questi motivi risulta ancor più grave e incomprensibile l' episodio che ha preceduto la pubblicazione del libro, triste e mortificante per l' autrice, che a ragione se ne duole (pagina 24), ma soprattutto per la Chiesa locale, che neè stata protagonista: la distruzione, imposta l' anno scorso dalla Curia vescovile di Nocera-Sarno, di un secondo suo volume, già stampato, che conteneva le trascrizioni delle fonti studiate. L' impensabile epilogo ha chiuso con un tuffo nell' Italia della Controriforma (quando i libri proibiti erano accatastati e bruciati in pubblico davanti alle cattedrali) un breve contenzioso tra l' autrice e i vertici diocesani interessati. Due sole differenze si riscontrano tra i dettagli del caso e la prassi tradizionale delle autorità censorie: il rimborso delle spese di stampa, che la Curia si è accollata, e le motivazioni accampate. Secondo il legale della Chiesa sarnese non siè trattato di censura. Non era in gioco la libertà della ricerca, che per lui è fuori discussione, ma l' onorabilità delle famiglie dei condannati: sarebbe bastato omettere nomi e cognomi... Questa però è una motivazione debolissima, se non pretestuosa, per almeno cinque motivi: in nessun archivio del mondo la tutela dell' onore dei viventi va oltre i 70-80 anni precedenti la data della fonte (negli stessi archivi ecclesiastici, locali e vaticani, che pure traboccano di documenti scottanti, nessuno studioso ha mai subito provvedimenti di questo tipo); omonimia non vuol dire parentela; è molto difficile ricostruire per due-trecento anni il proprio albero genealogico; in ogni caso riesce difficile immaginare il titolo di reato contestabile allo storico che pubblichi materiali giudiziari "infamanti" così lontani nel tempo. Al contrario, se si mette sul piatto della bilancia il danno enorme che gli studiosi riceverebbero dalla pubblicazione di dati privi dei nomi di persona (sarebbe impossibile incrociarli con altre fonti), si ha la misura della ferita grave inferta alla libertà della ricerca storica a Sarno. Una sola riparazione è possibile, se la Curia ci ripensa e qualche editore (ed eventualmente qualche avvocato...) è disponibile: ristampare integralmente il volume di inediti distrutto.
Rinaldo Rinaldi, L'indice dei libri del mese, 01-11-2009

Il volume, che studia alcune vicende inquisitoriali documentate fra il 1680 e il 1759 dall’Archivio diocesano di Sarno, è diviso in due parti. La prima, sulle tracce dei fondamentali studi di Adriano Prosperi, disegna un profilo esauriente dell’Inquisizione nella tarda età moderna come "tribunale della moralità quotidiana": non più concentrato sulla minaccia ereticale o sulla stregoneria, ma in grado di estendere la propria competenza a crimini come la bestemmia, il concubinato, l’istigazione ad turpia, le pratiche superstiziose. In questa nuova strategia un elemento importante erano i confessori, che esercitavano uno stretto controllo sulle coscienze dei penitenti (soprattutto le donne), inducevano alla denuncia o all’autodenuncia e spesso venivano meno al segreto sacramentale della confessione. Nella seconda parte la studiosa presenta una serie di casi concreti, sulla base di un’attenta disamina dei documenti processuali. Sono innanzitutto dei "bellissimi racconti" animati da "straordinari profili di donne", che mettono in luce nello stesso tempo una ricca serie di testimonianze sulla vita quotidiana, sull’economia e sulle relazioni sociali e sessuali dell’epoca, con un accento particolare su "riti e credenze locali" ancora vivi e operanti (si pensi alla figura della guaritrice o "janara"). Che la prima edizione di queste ricerche storiche, mai giunta in libreria, sia stata oggetto di censura da parte della curia diocesana, è certo un episodio dal "carattere grottescamente regressivo" e rispecchia il "senso di vergogna di una istituzione per i comportamenti del clero del passato" (come scrive Prosperi). Ma non tutti i mali vengono per nuocere: l’esistenza "tempestosa" del libro lo ha trasformato in un paradossale "documento della storia che racconta".