Carocci editore - La retorica dell'eros

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La retorica dell'eros

La retorica dell'eros

Figure del discorso amoroso nella letteratura europea moderna

a cura di: Stefano Manferlotti

Edizione: 2009

Collana: Lingue e Letterature Carocci (103)

ISBN: 9788843049820

  • Pagine: 232
  • Prezzo:23,40 22,23
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In breve

Se è vero che, come diceva Lukács, la letteratura parla sempre e comunque di anime e destini, non vi è dubbio che questo tratto risalti con nitore assoluto quando a costituire la materia del verso o del dramma o del racconto sia l’eros. Non vi è quasi opera del canone alto che non se ne nutra. Espressione di idee legate allo spirito di un’epoca, di sentimenti a volte insondabili, di ricerche formali non di rado ardite, l’eros è tema densissimo, che i contributi qui raccolti vagliano da una pluralità di prospettive di per sé stessa feconda: Shakespeare e Donne, Verga, Browning, Hardy e le scrittrici vittoriane, le voci moderniste di D. H. Lawrence e di Forster e quella postmoderna di Sarah Kane danno vita ad una polifonia impressionante per ricchezza di toni, analizzata con puntigliosa cura. Al centro sta la proteiforme presenza della donna, magnete che attrae per donare all’artista e al lettore una coscienza di sé più acuta. O, al contrario, per minarla nei suoi fondamenti.

Indice

Introduzione di Stefano Manferlotti
1. L’incubo di Brabanzio e il sogno di Titania. Gli animali dell’eros in William Shakespeare di Angela Leonardi
2. Omosessualità e gravidanza poetica. Figure dell’amor platonico da Shakespeare a Forster di Michele Stanco
3. L’amore negativo: John Donne e il desiderio del nulla di Silvia Bigliazzi
4. Eros, assenza e memoria in Robert Browning di Angelo Righetti
5. Le altre vittoriane. Trasgressione e passione nella "grande tradizione" femminile del romanzo di Maria Teresa Chialant
6. Lupa in fabula, o la passione che uccide: dai Mystères de Paris alle novelle di Verga di Francesco de Cristofaro
7. Women Seen: Thomas Hardy, lo sguardo e i luoghi dell’eros di Francesco Marroni
8. Immagini erotiche e strutture del sentire. La sfida di David Herbert Lawrence di Simonetta de Filippis
9. La retorica del desiderio in un racconto di Edward Morgan Forster di Annamaria Lamarra
10. Mangled love. Note sul teatro di Sarah Kane di Stefano Manferlotti
Gli autori

Recensioni

Donatella Trotta, Il Mattino, 26-09-2009
Eros e Thanatos. Corpi e anime. Amour fou e frigide evasioni. E poi passioni e trasgressioni, repressioni e devianze, sogni e bisogni, pulsioni vitali e sublimazioni: diadi perturbanti, che scorrono da sempre nelle vene del corpus letterario mondiale di tutti i tempi distillando, nel suo canone "alto", quella linfa vitale (o letale) che fece scrivere Franz Kafka, in una lettera a Oskar Pollak: «Noi abbiamo bisogno di libri che agiscano su di noi come una disgrazia che ci fa molto male, come la morte di uno che ci era più caro di noi stessi. Un libro dev’essere la scure per il mare gelato dentro di noi». Si apre non a caso con questa epigrafe «Mangled love. Note sul teatro di Sarah Kane» di Stefano Manferlotti, il primo saggio organico finora apparso in Italia sull’opera drammaturgica postmoderna dell’inquieta autrice inglese (1971-1999) che molto deve, nella sua «estetica del brutto» e dell’estremo, a una «tensione etica» che secondo Manferlotti risale tra gli altri a Schiller e persino Aristotele, dando così voce «al negativo del proprio tempo». Un’originale posizione ermeneutica e comparatistica, quella dell’anglista napoletano, applicata al teatro contemporaneo e destinata a far discutere, in chiusura di altri densi saggi raccolti nel nuovo volume collettaneo da lui curato: La retorica dell’eros. Figure del discorso amoroso nella letteratura europea moderna (Carocci, pagg. 232, euro 23,40), ricco di contributi di studiosi "veterani" accanto allo sguardo critico non meno acuto di specialisti più giovani, con una felice impostazione metodologica polifonica già collaudata da Manferlotti in Ebraismo e letteratura (Carocci) e, prima ancora nel volume La scrittura e il volto (Liguori). I frammenti letterari di un discorso amoroso declinati nel libro, con una sostanziale e feconda eterogeneità di approcci, ricompongono così un tema – l’eros, appunto – tanto antico ed evocativo quanto di rado analizzato sistematicamente sul piano critico, applicando le metodologie interpretative più aggiornate. Da un’inedita lettura shakespeariana di Angela Leonardi nella prospettiva dello zoomorfismo, attraverso l’amore omoerotico (al femminile e al maschile) indagato da Michele  Stanco e da Francesco Marroni (alle prese con il grande Elisabettiano, ma anche Wilde, Mann, Forster e Thomas Hardy), gli autori passano in rassegna anche l’eros sublimato di John Donne (silvia Bigliazzi), i debiti di Robert Browning verso la poetica trobadorica (Angelo Righetti), le passioni e le trasgressioni delle eroine vittoriane (Maria Teresa Chialant), i nessi talora spiazzanti di Eugéne Sue con Giovanni Verga nella «passione che uccide» (Francesco de Cristofaro), e ancora le sfide moderniste di David Herbert Lawrence (Simonetta de Filippis), la retorica del desiderio in Edward Morgan Forster (Annamaria Lamarra) e l’«urlo» postmoderno di Kane (Manferlotti). Un mosaico composito, chiaroscurale, di testi e autori europei dall’età moderna all’Otto-Novecento, che offre prospettive e intrecci molto seducenti.
Apollonia Striano, la Repubblica ed. Napoli, 10-10-2009
Secondo David Herbert Lawrence, niente come la letteratura riesce a evocare e spiegare quanto accade in quella misteriosa combustione che salda un uomoe una donna nella forma, sempre definitiva e sempre mutevole, di una relazione amorosa. La centralità del tema dell’eros, così efficacemente evidenziata dallo scrittore inglese, viene sancita anche da quell’antico legame tra le pulsioni emotive e quelle artistiche, che da sempre si alimentano reciprocamente come manifestazioni diverse di un’unica, ancestrale esigenza creatrice. L’anglista Manferlotti, nell’introduzione alla raccolta di saggi "La retorica dell’eros", sottolinea che selezionando questa possibilità di lettura, studiosi di diversa formazione hanno scelto di confrontarsi con alcuni tra i maggiori autori della letteratura inglese (Shakespeare, Morgan Forster, Hardy, Brontë, Browning, Lawrence, Wilde, Sarah Kane), di quella francese e italiana dell’ Ottocento (Sue, Verga), finoa raccogliere un ampio, vario formulario delle immagini doppie e opposte, con cui è stato raccontato l’amore. Ambivalente è la tensione erotica rappresentata da Shakespeare all’interno delle vicende lontane di "A Midsummer Night’s Dream" e "Othello", che riflettono, ciascuna nella sua peculiare evoluzione, spiritualità e cieco istinto, tenerezza e livore, rarefazione e sensualità. Su un’incessante alternanza, quella tra la presenza e l’assenza dell’amata, è costruito l’universo erotico del poeta Robert Browning, sviluppato intorno ad un sentimento che miracolosamente sa bastare a se stesso, rinnovarsi nel ricordo, alimentarsi nell’ onirica attesa di quanto potrà ancora accadere. Ammantato di ideologia, l’erotismo che segna tutta la produzione di Lawrence ha la consistenza di un simbolo, è l’esprimersi di un estremo slancio naturale, che, unico, può risollevare il mondo, ormai sopraffatto dalle nevrosi e dal meccanicismo, per restituire finalmente l’uomo a sé stesso. Per alcuni artisti invece l’irrazionalità dell’ amore non ha comportato esiti positivi, né ha assunto un valore salvifico, manifestandosi come un impulso ingovernabile, che alimenta il de-forme e ne evoca l’avvento. L’eros può così diventare desiderio della negazione, un campo desolato in cui giganteggia la frustrazione, l’annullamento dell’appartenenza reciproca, per un irreversibile culto della solitudine. In questa prospettiva, nell’intenso saggio dedicato alla drammaturga Sarah Kane, Manferlotti si addentra nell’"estetica del brutto" coltivata da un’artista estrema, una "moralista senza flessioni", che porta in scena protagonisti depressi, soggiogati da desideri ossessivi e da una totale mancanza di speranza. In "Psychosis", a squarciare la rappresentazione di un mondo asfittico e crudele, si solleva il grido "My love, my love, why have you forsaken me?" ("Amore mio, amore mio, perché mi hai abbandonata?"), che sembra riecheggiare molto altro, sconfinando in una dolente, universale richiesta di compassione.