Carocci editore - Il caos ordinato

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Il caos ordinato

Michele Stanco

Il caos ordinato

Tensioni etiche e giustizia poetica in Shakespeare

Edizione: 2010

Ristampa: 1^, 2011

Collana: Lingue e Letterature Carocci (102)

ISBN: 9788843049813

  • Pagine: 192
  • Prezzo:18,50 17,58
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In breve

Il nostro comune sentire morale richiede che la sorte di ciascun individuo corrisponda ai suoi meriti. Tuttavia, come suggerisce la nostra esperienza quotidiana, l’uomo può costruire o controllare solo in parte la propria sorte: egli – osserva Shakespeare – è il buffone di una fortuna che mal distribuisce i suoi doni. Nella commedia a lieto fine, la giustizia poetica rappresenta il tentativo di moralizzare la sorte, riequilibrandone la casualità retributiva e allargando la sfera del controllo etico a tutto ciò che nel mondo ‘reale’ appare eticamente incontrollabile. Il meccanismo etico-narrativo che presiede alla giustizia poetica si basa sulla convergenza finale tra fatti e valori: nello scioglimento dell’azione, ciò che accade è anche, necessariamente, giusto. Le commedie shakespeariane, nell’aderire a tale meccanismo, ne svelano al contempo le contraddizioni più profonde. Nei drammi più intensamente problematici, il rapporto tra fatti e valori risulta rovesciato: i fatti, cioè, anziché derivare dai valori, li istituiscono. Nel prendere le mosse dai drammi shakespeariani, la riflessione critica proposta nel volume si estende ai grandi temi della filosofia morale (la giustizia, la sorte, il giudizio di valore) e alla loro specifica rappresentazione nell’universo drammatico.

Indice

Premessa
Nota preliminare
Introduzione. «Some shall be pardon’d, and some punished»: tensioni etiche e giustizia poetica nella commedia shakespeariana
1. Le insolubili ambiguità del codice dinastico: King John come ‘problem play’
2. Giustizia penale e giustizia poetica: le sorti di Falstaff da Henry IV (I e 2) a Henry V
3. L’improbabile formazione del principe Hal: il problematico happy ending in Henry IV. Part One
4. L’improbabile formazione di Katherina in The Taming of the Shrew: ovvero, l’irascibilità femminile tra ‘disposition’ e ‘habit’
5. Il contratto ebraico-cristiano: l’usura, la penale, il processo in The Merchant of Venice
6. Realpolitik ed espiazione purgatoriale: la giustizia problematica di The Tempest
Bibliografia generale

Recensioni

Apollonia Striano, la Repubblica ed. Napoli, 03-04-2010

Forse in nessuna altra dimensione artistica come in quella letteraria, l'irrazionalità che governa la vita riesce a trovare ordine e compensazione, confluendo in disegni di equità, gratificazione, risarcimento del dolore. Le strutture della narrazione, infatti, riescono miracolosamente ad interpretaree mitigare le incomprensibili spinte della realtà secondo i nessi chiarificatori del racconto, oppure attraverso sequenze temporali, rapporti di causa ed effetto. Su queste tematiche, e su molte altre, si sviluppa il bel saggio di Michele Stanco, professore di Letteratura inglese della Federico II, che circoscrive nello straordinario edificio poetico di Shakespeare un universo governato dalla "giustizia poetica", ulteriore e superiore a quella del mondo. Condividendo le regole della legalitàe della morale, essa segue una sua linea, lungo la quale eventi caotici e discordi trovano un senso e i personaggi dei drammi ottengono quanto meritano, premi e castighi, felicità e sofferenze sempre corrispondenti al proprio operato. Così, nella finzione letteraria di Shakespeare, riesce ad essere composto «tutto ciò che la fortuna o l'ingiustizia sociale distribuiscono in maniera iniqua», soprattutto nelle commedie e nei drammi storici, dove le azioni e le loro conseguenze si fronteggiano in perfetto equilibrio. Talvolta, l'asse dei valori morali viene spostatoe l'effettoè invertito con la causa: nel "Mercante di Venezia", ad esempio, le nascoste qualità di Antonio e di Bassanio ottengono riscatto dalla vittoria nel processo, il cui inatteso esito positivo conferisce loro quella onestà fino ad ora mai dimostrata pienamente. Così, il lieto fine lasciato intuire sin dalle prime battute della "Bisbetica domata" sarà l'adeguata conclusione non di "un itinerario di coercizione femminile", quanto di un sapiente percorso di formazione, in cui, tra perdite e acquisizioni, la bisbetica potrà crescere, riformulando i suoi desideri e ponendosi obiettivi diversi. È forse nella "Tempesta", onirica storia di "espiazione purgatoriale", che la giustizia poetica di Shakespeare viene esercitata fino in fondo, nel confronto con una grave colpa, l'usurpazione del potere. L'ipotesi della redenzione, verso la quale dovrebbe traghettare il viaggiovisione dei naufraghi per consentire loro di osservare i disastrosi esiti dell'errore e redimersi da esso, riecheggia il progetto di un mondo rinnovato, un vago e affascinante modello tratteggiato dal neoplatonismo rinascimentale. Eppure, Shakespeare non riesce a sostenere oltre questa suggestione, poiché neppure nella rappresentazione letteraria il perdono di una colpa politica può essere ricompensato dall'armonia e da una riconciliazione universale. In questa prospettiva, la "Tempesta" è un'opera asimmetrica, così come molti dei capolavori scespiriani, più schizzi che quadri della realtà, ma proprio per questa preziosa incompiutezza, osserva Stanco, ancora più fortemente moderni e attuali.