Carocci editore - Paesaggio con figure

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Paesaggio con figure

Antonella D'Amelia

Paesaggio con figure

Letteratura e arte nella Russia moderna

Edizione: 2009

Collana: Lingue e Letterature Carocci (101)

ISBN: 9788843049714

  • Pagine: 320
  • Prezzo:27,20 25,84
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In breve

Il volume suggerisce itinerari meno frequentati nella storia culturale russa tra il XVIII e il XX secolo e mette a fuoco suggestioni iconiche, modelli utopici, bizzarrie e mode importate dall’Occidente, sviluppando il rapporto di contiguità tra le arti. Il testo si apre così a un’indagine interdisciplinare e l’analisi si allarga alla fisionomia intellettuale di un periodo storico, all’orizzonte di un mondo culturale: lo spazio teatrale del passage di Pietroburgo, la fortuna dei teatri ottici nella cultura ottocentesca, la città di vetro nei progetti dell’avanguardia. Quasi illustrando il titolo, l’autrice procede per quadri che disegnano un’epoca o una moda culturale, il paesaggio; oppure trasceglie singole figure, gli autori osservati attraverso i dettagli di un racconto o di un romanzo, di cui precisa un motivo dominante – il sogno in Puškin, lo sdoppiamento delle immagini in Gogol’, il ritratto "morale" in Dostoevskij, la demonia in Remizov, la verticalità in Majakovskij – fino a restituire il panorama di due secoli di storia culturale russa.

Indice

Introduzione
1. Un rito spettacolare e politico: la festa da ballo nel Settecento
2. Tenebra di gelo: la digressione onirica in Puškin
3.  Le città e l’acqua: le immagini speculari di Gogol’
L’ambiguità spaziale/L’evanescenza/La rifrazione/La duplicità/All’origine del doppio/ L’intreccio simmetrico
4. Esterno metafisico: la seduzione di un quadro di Brjullov
La perdita della classicità/Il crollo degli idoli/Vitalità delle rovine/Lo spazio della privazione
5. Il trionfo della vista: i teatri ottici e i testi-passeggiata
La passione per i congegni ottici/Panorami e diorami a Pietroburgo/I testi-passeggiata
6. Il passage di Pietroburgo, attraente microcosmo teatrale
La moda dei passages/Gogol’ e il teatro popolare/Dostoevskij e il fascino delle attrazioni/La lettura simbolista dei balagan
7. La descrizione pittorica: Dostoevskij e l’arte
La nuova idea di cristianesimo/La bellezza-enigma
8. La città di vetro nell’immaginario russo
Lo spazio utopico/Il Palazzo di Cristallo/ La vittoria sull’immobilità e lo slancio ascensionale
9. Un mondo alla rovescia: il futuro di Brjusov
La Repubblica della Croce del Sud/ I romanzi della vita futura
10. Aleksej Remizov e la demonia
La demonia della nascita/La demonia dell’aspetto/La demonia del nome e dell’abitazione/La demonia dell’esordio: Il diavoletto/La malia della parola: Lungo l’arco del sole/La demonia della scena
11. Michail Bulgakov, figura tragica tra altre
Luoghi di transito/Camminando nel vento/Paesaggio gravemente danneggiato/Fantasmi materializzati
12. La visione panoramica: la Tour Eiffel e Majakovskij
Il gigantismo cosmico/La rivolta antiborghese/I poemi delle previsioni/La reinvenzione della vita
13. Cosmogonia in frammenti: la scrittura dell’esilio
La lingua, salvaguardia della memoria/Racconto senza intreccio e protagonista/ Il manoscritto-libro/Tempo senza tempo
14. Parola e disegno nei manoscritti e negli album degli scrittori
Il disegno come divagazione grafica/Nel laboratorio della scrittura: i disegni dei manoscritti/La centralità del segno pittorico: i libri manoscritti
Indice dei nomi.

Recensioni

Caterina Graziadei, il manifesto, 02-12-2009
Più che un genere, sembra indicare un modo di guardare la cultura russa il titolo scelto da Antonella D'Amelia per il suo Paesaggio con figure, che dichiara così il tipo di quadro proposto dall'autrice, dove scrittori russi, da Puskin e Gogol' a Dostoevskij e Bulgakov, fino a Rozanov e Remizov, accanto a pittori, attori, calligrafi, abitano uno spazio di cultura, quasi animato da un gioco ottico. La disposizione dei capitoli tiene a fulcro, perno rotante come per certi giochi teatrali, il quinto capitolo - dedicato ai baracconi da fiera - e il sesto, inusuale Baedecker per lo stipato Passage pietroburghese. Il «rito spettacolare e politico» del ballo, con cui apre il libro, fuga «la coltre di monachesimo», che grava sulla cultura russa prima della forzata immissione di regole e «mode» occidentali volute da Pietro I, e segna la soglia simbolica fra Occidente e Oriente. Scrittori noti sono studiati come altrettanti congegni stupefacenti, per ciascuno un angolo visuale che permette di montare e smontare a vista procedimenti letterari come «numeri» di meraviglia. Dalla «malia dell'acqua», «ambivalente frazione», origine di ogni duplicità nella poetica di Gogol', all'inconsueta prevalenza simbolica del sogno in Puskin, «sfaccettato...come un cristallo ottagonale», ecco una letteratura russa di primo Ottocento che ci sorprende per modernità e consonanza, un farsi e disfarsi del tessuto letterario come acqua che scorra sopra urla vetrofania. E di questo ancora scrive l’autrice, un panorama e diorama della cultura russa, ancipite creatura allevata dallo spirito europeo dei passages parigini interpretati da Walter Benjamin. Capitoli «fantastici», dove scopri una così stretta commessura tra fatto letterario e vita cittadina, da sorprendere per la novità della proposta: possibile che il grottesco fantastico di Gogol' sia originato, anche solo in parte, dai «numeri» da baraccone, dai fenomeni circensi che si potevano ammirare negli androni del passage o nel vicino campo di Marte? Quello stesso passage dove prende effimera vita il Teatro drammatico di Vera Kommissarzemkaja, umbratile creatura della grande scena russa, «slancio ascensionale» negato, lei che «negli occhi aveva una scheggia di specchio magico come il bambino Kaj di Andersen», nel ricordo di Blok. All'inizio del '900, Remizov rievocherà il mondo magico della notte di Ivan Kupala, la «demonìa» del folklore, mentre trionfa in Oriente l'utopia del vetro, con l'architettura cristallica dei falansteri, delle Esposizioni universali con guglie spericolate, da Cernysevskij a Chlebnikov, con la sua «vitrea filatura di abitacoli», al Monumento alla Terza Internazionale di Tatlin. Sull'ammasso di cristallo che rovina al suolo, dopo le visionarie distopie di Brjusov, Aseev o di Zamjatin, ancora intattaa svetta la Tour Eiffel, paradigma del «vedere e dell'esser visti», mimata dalla «dismisura» di Majakovskij - «io così enorme e così inutile». Se il modello segreto sono i Salons di Baudelaire, con la vita mondana della Parigi di metà '800, l’Exposition universelle del 1855, i Passages, ecco che nei «teatri ottici e testi-passeggiata» Antonella D'Amelia riconosce la guida russa per una Pietroburgo scintillante di lumi a gas, lungo il celebrato Nevskij Prospekt o sotto le volte a vetri del nuovo passage, aperto al n. 48, luci che moltiplicano la variegata esposi doni delle merci, in simmetria cori le luminarie «flottanti» allestite per le orgiastiche feste di Pietro I a Carskoe selo. Ci sono ancora sorprese per il lettore incuriosito che voglia inoltrarsi in qualsiasi particolari arrière-pays, che descrivono una Russia meno nota, affollata di figure che sembrano ritagliarsi dal paesaggio. Nel grande paesaggio della cultura russa, non ci sono vuoti, poiché sfondo e primo piano, in tali «diorami morali» tagliati dalla «magia della luce» si danno il turno, come in una rinnovata Ronde - di eleganze dissmulate, a volte prossima alla prosa ritmica.dove i lettori-spettatori si lasciano ammaliare da una scrittura scintillante, tramata