Carocci editore - L'Italia repubblicana

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L'Italia repubblicana

Francesco Barbagallo

L'Italia repubblicana

Dallo sviluppo alle riforme mancate (1945-2008)

Edizione: 2009

Ristampa: 2^, 2012

Collana: Frecce (81)

ISBN: 9788843049080

  • Pagine: 308
  • Prezzo:24,00 22,80
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In breve

All’indomani della guerra e della dissoluzione dello Stato monarchico-fascista, la nuova classe dirigente democratica e il mondo del lavoro, pur tra profondi contrasti politici e sociali, riuscirono a trasformare una nazione disfatta in un grande paese avanzato. Poi, dagli anni sessanta, i forti conflitti interni e i pesanti condizionamenti internazionali, in un clima avvelenato dal terrorismo e dalle stragi, frenarono quell’impulso, facendo prevalere le resistenze alle riforme sociali e al governo dello sviluppo. Con la fine del mondo bipolare, un sistema politico estenuato dalla corruzione è crollato insieme ai partiti democratici fondati con la repubblica. Ma neanche la fine di quella che è stata chiamata impropriamente la "prima repubblica" ha portato ad una vera rigenerazione del sistema, lasciando il campo, invece, a una sempre più pronunciata personalizzazione e spettacolarizzazione della politica. Con il risultato che l’identità della nostra democrazia repubblicana, pur avendo ormai un’età superiore all’Italia liberale e una durata tre volte più lunga del regime fascista, rimane ancora incerta. E non sembra fuori luogo oggi, all’alba di una crisi di dimensioni mondiali, riconsiderare la storia più recente del nostro paese al fine di individuare le questioni tuttora irrisolte, alla ricerca di soluzioni che ci portino ad affrontare il futuro con spirito costruttivo.

Indice

1. La liberazione, la repubblica, la costituzione (1945-47)
Divisioni e fratture di una giovane e fragile nazione/I nuovi partiti, le speranze di cambiamento, la continuità dello Stato/Dal governo Parri al governo De Gasperi/Monarchia o repubblica?/I partiti di massa e la repubblica democratica/Una nuova classe politica/Il trattato di pace/ Il mondo bipolare e l’Italia spaccata/La costituzione democratica e lo Stato sociale
di diritto/Il cinema della rinascita
2. La ricostruzione, la guerra fredda, le premesse dello sviluppo (1948-53)
Il 18 aprile 1948, la dc e il centrismo, l’impossibile alternativa/La ripresa economica nel nuovo ordine mondiale: liberismo e dirigismo/Il Patto atlantico, le lotte sociali, le riforme, il consenso/La riforma agraria e la Coldiretti/L’intervento straordinario e la Cassa per il Mezzogiorno/La guerra fredda e la democrazia italiana/Sviluppo e miseria in Italia: il sogno americano e il mito sovietico/La legge maggioritaria del 1953: la sconfitta del centrismo
3. La rapida via allo sviluppo, la lunga strada per l’apertura a sinistra (1953-63)
L’espansione dell’industria e dei consumi negli anni cinquanta/La dc di Fanfani e la difficile ricerca di una stabile coalizione di governo (1953-58)/Comunisti e socialisti negli anni cinquanta/Il “miracolo economico" e gli squilibri italiani (1958-63)/La lunga e faticosa strada verso il centro-sinistra
4. La grande trasformazione degli anni sessanta
Nuovi protagonisti sociali: donne e giovani/Letteratura, cinema, riviste politiche/ Nascita e crisi del centro-sinistra/Il ricatto eversivo e la fine delle riforme: luglio 1964/ L’unificazione socialista, i contrasti nel pci, l’immobilismo doroteo, la sconfitta del centro-sinistra/Il lungo Sessantotto degli studenti/ L’onda lunga del Sessantanove operaio
5. La democrazia difficile degli anni settanta
L’apertura verso il pci e la strategia della tensione (1969-71)/La fragilità dell’economia italiana nella crisi mondiale (1971-73)/La crisi italiana, i terrorismi, le stragi (1972-74)/Il "compromesso storico" e il referendum sul divorzio (1973-74)/La dc da Fanfani a Moro, l’avanzata del PCI (1974-76)/I governi di solidarietà nazionale, il movimento del 1977/L’assassinio di Moro e la fine della solidarietà nazionale (1978-79)
6. Riduzione della politica, espansione dell’economia e del debito pubblico negli anni ottanta
La politica ammodernata, la sconfitta operaia, la piccola impresa, i problemi dei giovani (1979-80)/La questione morale, la crisi dei partiti, l’alternativa mancata di Berlinguer (1980-82)/La modernità squilibrata del Sud e lo sviluppo delle mafie/ La dc di De Mita, l’ultimo scontro fra Craxi e Berlinguer (1982-84)/Il lungo governo di Craxi, l’espansione dell’economia e del debito pubblico (1984-87)
7. Verso la fine del sistema politico italiano e del mondo bipolare (1988-93)
La sconfitta di De Mita, l’affermazione del "CAF" (Craxi-Andreotti-Forlani)/La fine del pci, l’inizio del PDS/Magistratura e politica, i referendum elettorali, affari e criminalità organizzata al Sud (1990-91)/Il trattato di Maastricht, le elezioni del 1992, la Lega, "Tangentopoli", Falcone e Borsellino/I governi di Amato e di Ciampi. La crisi della lira, la "concertazione", le privatizzazioni. Il crollo del sistema politico
8. La transizione incompiuta (1994-2000)
La "discesa in campo" di Berlusconi, la "gioiosa macchina da guerra" di Occhetto: le elezioni del 1994/Ascesa e caduta di Berlusconi/La vittoria dell’Ulivo e di Prodi nel 1996. La conquista dell’euro/I governi di D’Alema e di Amato. La guerra "umanitaria". Gli scontri sotto l’Ulivo. La ripresa del centro-destra (1998-2000)
9. L’Italia nel XXI secolo
Le elezioni del 2001. Il lungo governo Berlusconi. La crisi del centro-destra. La ripresa del centro-sinistra (2001-05)/Questioni d’Italia/Il voto del 2006: torna Prodi. Il voto del 2008: torna Berlusconi. I partiti nuovi
Bibliografia
Indice dei nomi.

Recensioni

Nicola Tranfaglia, l'Unità, 04-04-2009
Da alcuni anni nella politica italiana, ma anche tra gli scienziati sociali che analizzano l’età contemporanea, si discute sulla transizione italiana. Una transizione incominciata nel '92-93 e che ora conta già quasi vent’anni, per l’esattezza diciassette e si avvia a concludere il ventennio. Un’età cominciata con la discesa in campo di Berlusconi e che si sta per concludere con l’imprenditore milanese ancora al potere, almeno fino al 2013. Ci sono ormai segni che siamo vicini alla fine di quella transizione. E vale la pena sottolinearlo per capire quello che sta succedendo e che potrà succedere nei prossimi anni. Abbiamo a disposizione da alcuni giorni due libri che ci aiutano molto a capire il problema a cui ho accennato, cioè la fine della transizione italiana. Il primo è il saggio storico che Francesco Barbagallo ha pubblicato con Carocci e che si intitola L’Italia repubblicana. Dallo sviluppo alle riforme mancate. (1945-2008) (pp.305, 23 euro). Barbagallo a ragione sottolinea che l’ultimo centro-sinistra, il secondo di Romano Prodi, crolla soprattutto perché le divisioni interne lo hanno logorato già prima delle elezioni pur vittoriose del 2006. L’autore riferisce che il sostegno a Prodi in quelle elezioni non esiste più da parte dei leader della Margherita: "Nel giugno 2005 Prodi confidava al suo collaboratore Rodolfo Brancoli: "Fassino mi ha detto sconcertato che tutti quelli della Margherita con cui parla gli dicono che vogliono farmi fuori. Mi ha fatto i nomi di De Mita, Rutelli, Marini, Franceschini e Gentiloni." Se fosse vero quello che riferisce sulla base di una precisa testimonianza Barbagallo verrebbe da dire che il centro-sinistra si è suicidato da solo e la vittoria di Berlusconi è stata fin troppo facile. Ma c’è un altro libro che si proietta sull’ultimo periodo ed è il saggio assai stimolante di Aldo Schiavone su L’Italia contesa (Laterza pp.90, 14 euro) che parla delle sfide politiche e della egemonia culturale. Perché è sull’egemonia cultura che si gioca la partita finale della transizione e su questo piano Berlusconi oggi è in una posizione di vantaggio. Ma non si può dire, sottolinea Schiavone, che la partita è già conclusa. Il centro-sinistra può vincere se conquista di nuovo l’egemonia culturale fondamentale per la politica e per raggiungere questo obbiettivo, ha bisogno, di una storia forte e credibile da proporre al paese e di un protagonista che la interpreti. Ma questo significa, annota ancora Schiamone, "una riunificazione fondata su una pratica forte e comune della cittadinanza che nessuna prospettiva federalista deve incrinare.", insomma una politica che significhi insieme una vocazione e un servizio civile, cioè l’opposto di quello che è oggi in gran parte dei casi. Un compito difficile ma non impossibile se il centro-sinistra si rinnoverà a fondo nei prossimi anni.
Giuseppe Bedeschi, Libero, 08-04-2009
Che la crisi che attanaglia la sinistra italiana sia una crisi di identità e di proposta politica un tempo, è cosa nota. Che gli eredi del vecchio Pci (e della sinistra democristiana, che del Pci è sempre stata succube) trovino una grandissima difficoltà a liberarsi dai vecchi schemi mentali e dalle vecchie parole d’ordine, e a comprendere una realtà sociale in continuo, profondo mutamento, è cosa altrettanto nota. Tutta un’opera di svecchiamento ideologico-politico, di superamento di antichi pregiudizi e di logori clichè sarebbe dunque necessaria alla sinistra per sintonizzarsi con i problemi nuovi del Paese; e a tale opera potrebbero dare un contributo importante gli storici che militano a sinistra. Senonché costoro, nella loro grande maggioranza, sono rigidamente conservatori, e hanno un legame talmente forte col passato da indurli a presentare tutta la Politica del Pci dal 1945 in poi come una lotta luminosa, senza smagliature, del "progresso" contro la "reazione".
Questa incredibile riproposizione del passato caratterizza il recente volume di Francesco Barbagallo(noto storico di sinistra, direttore della rivista "Studi storici"), L’Italia repubblicana. Dallo sviluppo alle riforme mancate (1945-2008) (Carocci editore, pp. 304, 23 euro). E infatti il libro si apre con la completa assoluzione che Barbagallo concede alla figura di Togliatti e alla sua politica, in quanto leader comunista avrebbe avuto il merito fondamentale di fare del Pci un partito di massa, un grande partito di popolo, sempre più incardinato nella prospettiva democratica della nazione italiana. Certo, ammette Barbagallo, il Pci di Togliatti restò saldamente ancorato d’Unione Sovietica, e ciò bloccò la prospettiva togliattiana della "democrazia progressiva". Ma una volta caduto il mito di Stalin per opera di Krusciov, quella prospettiva poté essere ripresa dal Pci e dallo stesso Togliatti con un respiro sempre più largo. Peccato che Barbagallo taccia tanti fatti che smentiscono questa sua valutazione, a partire dalla famosa intervista rilasciata da Togliatti nel 1956 alla rivista “Nuovi Argomenti", dopo il XX congresso del PCUS e la denuncia kruscioviana del terrore staliniano. In quella intervista Togliatti ribadiva la superiorità della «democrazia sovietica» sulla «democrazia occidentale», poiché quest’ultima, egli diceva, era «limitata, imperfetta, per molte cose falsa»,mentre «il sistema dei soviet era molto più democratico di qualsiasi sistema democratico tradizionale, perché faceva penetrare la vita democratica in tutte le parti costitutive della società»; né si poteva dire, secondo il segretario comunista, che dalle «storture» staliniane fosse «derivata la distruzione dei fondamentali lineamenti della società sovietica da cui deriva(va) il suo carattere democratico e socialista». Parole che oggi si stenta a credere che siano state dette dopo lo sconvolgente "rapporto segreto" di Krusciov ma questa era la "democrazia progressiva" che Togliatti preparava al nostro Paese! Ci sono poi delle contraddizioni enormi nella ricostruzione di Barbagallo. Per esempio egli documenta la violenta opposizione che le forze di sinistra condussero nel parlamento e nel Paese contro tutte le decisioni di politica economica prese da De Gasperi e da Einaudi: decisioni che permisero la realizzazione del "miracolo economico" italiano, grazie al quale il nostro divenne un Paese e tra i più industrializzati del mondo. Ma proprio perché quella opposizione della sinistra fu aspra, violenta e senza quartiere (come Barbagallo correttamente la descrive), si resta a dir poco interdetti a leggere, a pagina 65 del suo libro, che il "miracolo economico" fu «un risultato di grande rilievo storico, da ascrivere a merito di una classe dirigente - di governo e di opposizione - divisa da aspri conflitti sociali e politici, ma unita nell’obiettivo della democrazia e dello sviluppo». Il merito, insomma, fu sia del governo, sia di chi contrastava con asprezza la politica del governo!
Un taglio altrettanto acritico Barbagallo usa nella ricostruzione della figura di Enrico Berlinguer, trasformato in una icona o in un santino. Non può stupire quindi che il confronto fra Craxi e Berlinguer, si risolva, sotto la penna del nostro storico, tutto a vantaggio del secondo. «Craxi - egli dice - era un leader del socialismo riformista europeo», ma «poco sensibile d’etica, spregiudicato nell’uso degli strumenti politici. Berlinguer era un comunista con una forte tensione etica, un democratico convinto del pieno esercizio delle libertà, che intendeva restare un rivoluzionano com’era possibile nel mutamento dei tempi e delle diverse realtà del mondo. Craxi era un socialdemocratico che voleva governare, con l’opportuna spregiudicatezza, il processo di modernizzazione capitalistica dell’Italia. Berlinguer non voleva morire socialdemocratico e perseguiva l’obiettivo di cambiare l’Italia e il mondo in una prospettiva e con modi diversi dal dominante consumismo capitalistico». Lo scontro fra Berlinguer e Craxi fu dunque uno scontro fra la virtù e il vizio, fra l’ascetismo e la crapula, fra l’accettazione dell’esistente e la trasformazione. Resta completamente fuori da questo quadro tutto di maniera il fatto che Berlinguer non accettò mai il mondo occidentale, i meccanismi di sviluppo della società liberal-liberistica, i valori dell’impresa privata e del mercato. Per questo aborrì sempre la socialdemocrazia, da lui demonizzata perché si era acconciata all’odiato capitalismo. Di qui la sua patetica ricerca di una "terza via", né sovietica né socialdemocratica. La quale "terza via" aveva un solo difetto: non esisteva e non poteva esistere da nessuna parte; essa esisteva solo nella mente del leader comunista.
Un ultimo rilievo. Barbagallo nel suo libro dedica diversi capitoletti alle vicende della cultura, alle ideologie, ecc. Cita a questo proposito una infinità di nomi, dai più noti ai meno noti. In tante centinaia di nomi colpisce la mancanza di due, anche perché si tratta di due colossi della ricerca stonografico-politica:Rosario Romeo e Renzo De Felice. Possiamo dire d’autore che questa è una cosa assolutamente incredibile, assolutamente stupefacente?
Annalisa Stancanelli, la Sicilia, 13-03-2010
Da adottare nel triennio delle scuole superiori, da utilizzare nei corsi di aggiornamento per docenti, da leggere per tutti come punto di partenza per comprendere I'italia della nuova politica mediatica, delle leadership durature e di quelle contrastate o senza solida baie, delle vicende dei partiti storici,comparsi, rinati, trasformati. "L'Italia repubblicana. Dallo sviluppo alle riforme mancate (1945-2008)" di Francesco Barbagallo (Carocci, 23 €, pp.308, ) è un'opera completa, ben documentata, ponderata, scritta in un linguaggio accessibile a tutti e con uno stile scorrevole, ricca di interesse per i fenomeni socio-culturali, con una spiccata attenzione per la storia economica del nostro Paese. Barbagallo affronta con competenza e chiarezza anche i difficili anni Settanta e alcuni momenti bui della storia politica italiana, la strage di Ustica, l'affare Moro, la vicenda Gladio; da non perdere l'ultima sezione relativa all'ltalia degli ultimi anni caratterizzata da una serie di ritratti godibili degli esponenti politici nuovi e meno nuovi dei partiti più importanti.
Antonio Longo, www.siciliatoday.net, 24-05-2010
Dallo sviluppo alle riforme mancate. Dal 1945 al 2008. Oltre cinquant’anni di storia del Belpaese analizzati da Francesco Barbagallo nel libro "L’Italia repubblicana", edito da Carocci (www.carocci.it), lucida analisi che prende le mosse dall’indomani della guerra e della dissoluzione dello stato monarchico-fascista per giungere sino ai nostri giorni. Un lungo "viaggio" che evidenzia i meriti della nuova classe dirigente democratica che, pur tra profondi contrasti politici e sociali, riuscì a trasformare una nazione in ginocchio nel periodo post-bellico in un grande paese avanzato, per poi approfondire le ragioni che negli anni Sessanta, con i forti conflitti interni ed i pesanti condizionamenti internazionali, frenarono la crescita del paese. L’autore analizza anche i risvolti prodotti dalla fine di un sistema politico basato sulla corruzione ed il conseguente crollo della "prima repubblica" e le vicende, a noi temporalmente più vicine, riguardanti la "seconda repubblica" in cui si registra una più pronunciata personalizzazione e spettacolarizzazione della politica. Un’interessante retrospettiva che aiuta a comprendere in maniera più incisiva alcuni dei più importanti passaggi storici del nostro paese in cui la democrazia assume spesso connotati dai contorni non sempre nitidi. Italia: un paese alla ricerca della propria identità.