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Africa contemporanea

Stefano Bellucci

Africa contemporanea

Politica, cultura, istituzioni a sud del Sahara

Edizione: 2010

Collana: Studi Superiori (576)

ISBN: 9788843048892

  • Pagine: 316
  • Prezzo:27,50 23,38
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In breve

I problemi politici e sociali dell’Africa contemporanea non consistono soltanto nell’artificiosità dei confini nazionali o nell’ingiusta organizzazione economica, ma derivano soprattutto dall’eredità amministrativa coloniale. Le amministrazioni coloniali, dispotiche e fortemente decentrate, hanno prodotto precise identità politiche e culturali in Africa sub-sahariana: razziali ed etniche. Se la manipolazione razziale è stata sostanzialmente superata con gli ordinamenti giuridici post-indipendenza, l’identità etnica è sopravvissuta all’ondata nazionalista. In questo lavoro, gli Stati africani indipendenti, nella loro varietà, sono analizzati e descritti in base al grado d’emancipazione dall’eredità politica coloniale. Il libro spiega come durante la guerra fredda certe ideologie abbiano tentato di superare la coincidenza tra confini politici e culturali presente nell’idea di Stato nazionale. Alcuni governi post-coloniali sono stati più determinati di altri a riformare la legge, le istituzioni e le amministrazioni, spogliandole del carattere da cui origina l’esclusione etnica. L’analisi della situazione politica odierna mostra come neppure la democratizzazione abbia portato a risultati migliori, rispetto agli autoritarismi post-coloniali, quanto a inclusione sociale e fine del nativismo. Ne è prova l’aumento delle crisi soprattutto in concomitanza di processi elettorali.

Indice

Prefazione di Mahmood Mamdani
Sigle e abbreviazioni
Ringraziamenti
1. Strumenti di lettura politica
Gli antesignani politici del colonialismo/La tradizione come invenzione/L’ipotesi dello Stato biforcuto (o duale)/Decolonizzazione e nazionalismo africano/Razza, etnia e democrazia/L’(in)utilità del concetto di società civile?/Stato post-coloniale e post-colonial studie/Globalizzazione, neoliberalismo e Africa
2. Trasformazioni e influenze coloniali
La progressione del dominio europeo: dal primo al tardo-colonialismo/La biforcazione del diritto e del potere/Nozioni coloniali di consuetudine /L’autorità consuetudinaria e la politica nativa
3. De-razzializzare e de-etnicizzare l’eredità coloniale
Decolonizzazione, ex collaborazionisti, monarchi e capi/Retaggi coloniali e dilemmi dello Stato indipendente/Classe, razza e cultura
4. Stato, politica e società post-coloniali
Questione nazionale e forma di Stato/Il patrimonialismo/Il monopartitismo o il partito di tutto il popolo/L’ubiquità del fattore militare/Gli Stati marxisti/Gli Stati conservatori e la tradizione
5. I problemi della democratizzazione
Marxisti in crisi d’identità/Good governance e ONGizzazione della società civile/I ruggenti anni novanta/Democrazia (solo) elettoralistica/ Il caso politico kenyano/Il ritorno dei capi?
6. Sud Africa e Zimbabwe: due casi emblematici
La tribalizzazione dei neri in Sud Africa/Apartheid e anti-apartheid/Il Sud Africa delle libertà/Rhodesia del Sud, dall’indipendenza unilaterale alla liberazione dei neri/Alle radici della conflittualità nello Zimbabwe attuale/Zimbabwe e Sud Africa: vicini per la pelle
Note
Bibliografia
Indice dei nomi e delle cose notevoli

Recensioni

P.M., Left, 10-09-2010

Perchè la democrazia in Africa è ancora un’utopia? Il libro di Stefano Bellucci, docente di Storia e politica del mondo afroasiatico alla facoltà di Scienze politiche dell’Università di Pavia, tenta di rispondere a questa domanda analizzando l’eredità coloniale degli Stati africani, le riforme delle istituzioni e il perpetuarsi della divisione etnica voluta dalle grandi potenze che hanno dominato il continente. Partendo dalle amministrazioni coloniali dispotiche e fortemente decentrate. Bellucci racconta le odierne crisi africane, segno di una ricomposizione che tarda a venire.

P.M., Left, 10-09-2010
Perchè la democrazia in Africa è ancora un’utopia? Il libro di Stefano Bellucci, docente di Storia e politica del mondo afroasiatico alla facoltà di Scienze politiche dell’Università di Pavia, tenta di rispondere a questa domanda analizzando l’eredità coloniale degli Stati africani, le riforme delle istituzioni e il perpetuarsi della divisione etnica voluta dalle grandi potenze che hanno dominato il continente. Partendo dalle amministrazioni coloniali dispotiche e fortemente decentrate. Bellucci racconta le odierne crisi africane, segno di una ricomposizione che tarda a venire.
Cristiana Fiamingo, Il Mestiere di storico, 01-12-2011
È stato ambizioso il disegno d’affrontare la storia contemporanea dell’Africa subsahariana, ma sagace la scelta dell’a. d’esporla, anziché secondo una complessa prospettiva sincronica, attraverso un approccio diacronico, nell’accurata scelta di tematiche pregnanti, emerse dal dibattito storiografico recente. Nel farlo ha preso le mosse dalla rivoluzionaria interpretazione dello Stato africano contemporaneo di Mahmood Mamdani, quale «stato biforcuto»: viziato dal peccato originale di un «dispotismo decentrato» introdotto dalle amministrazioni coloniali d’ogni matrice e fondato su una parziale legittimazione del potere «tradizionale» su limitati settori della vita socio-economica degli autoctoni, a partire dal settore fondiario comunitario, contrapposto alla gestione del mercato e dei settori agro-commerciale e minerario, obbedienti a logiche e forme di diritto allogene/occidentali, cosiddette «moderne» (cfr. Citizen and Subject. Contemporary Africa and the Legacy of Late Colonialism, 1996). Tale interpretazione – ribadita dallo stesso Mamdani nell’introduzione al testo – è tra le più convincenti nello spiegare sia i meccanismi di potere delle leadership africane e le impasses di Stati che si riproducono in questa dicotomia egemone, tra ordini di diritto moderno e consuetudinario, sia gli elastici meccanismi di durata di quegli stati stessi, giocati sulla double loyalty: la contemporanea appartenenza degli individui a tali ordini. L’a. ha intrecciato tale chiave di lettura con le fondamentali interpretazioni delle declinazioni dello Stato africano post-coloniale e dei concetti di cittadinanza, società civile e governance elaborati dalle più raffinate penne dell’africanistica internazionale, attraverso le sei parti in cui è diviso il volume: nelle prime due emergono le problematiche pregnanti di tali Stati-nazione (I) e le diverse interpretazioni dell’impatto coloniale sulla loro costruzione (II); quindi si analizzano etnicismo e nativismo (III), per concentrarsi, infine, sull’evoluzione post-coloniale degli Stati (IV) fino ai processi di democratizzazione (V). Il libro si chiude con due studi di caso (VI).
Due le critiche che mi sento di muovere: Bellucci ha ritenuto di «bypassare», senza adeguata giustificazione, il fenomeno della regionalizzazione dell’Africa e, poi (e non è discorso campanilista ma di valorizzazione), forse ormai proiettato nella dimensione d’intellettuale emigrato (quale responsabile per l’Africa subsahariana dell’International Institute of Social History di Amsterdam), fatta eccezione per il proprio maestro, pur citando nei ringraziamenti numerosi africanisti italiani di valore verso i quali si dice in debito, non ha ritenuto di dover arricchire le prospettive del suo libro con l’apporto storico-politologico dell’africanistica italiana, affinato, specie il più recente, attraverso studi di campo e ricerche di respiro internazionale, sui temi d’identità, di governance, delle relazioni internazionali e d’accesso a risorse e potere alle coordinate africane, per non dire, poi, relativamente ai due specifici studi di caso cui sceglie d’accennare in chiusura: Zimbabwe e Sudafrica.