Carocci editore - L'impresa democratica

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L'impresa democratica

Bruno Jossa

L'impresa democratica

Un sistema di imprese cooperative come nuovo modo di produzione

Edizione: 2009

Collana: Studi Economici e Sociali Carocci (35)

ISBN: 9788843048601

  • Pagine: 368
  • Prezzo:33,50 31,83
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In breve

Questo libro tratta di un sistema di cooperative di produzione come di un possibile nuovo modo di produzione, una rivoluzione che può avvenire; ed espone problemi di teoria economica in modo discorsivo, senza tecnicismi, occupandosi anche di questioni politiche e ideologiche. Le cooperative di produzione, se organizzate secondo il modello della scienza economica, sono imprese alternative all’impresa
capitalistica, che possono essere più efficienti delle rivali e, soprattutto, presentano grandi vantaggi per la collettività nel suo complesso. Ciò porta a dire che un sistema a prevalenza di imprese cooperative (o imprese democratiche) non solo è immaginabile, ma appare preferibile al capitalismo e destinato a superarlo, come ritennero in passato teorici del valore di J. S. Mill, Marshall e Marx e come oggi pensano di nuovo importanti studiosi come Vanek e Hansmann. Le cooperative di produzione sono imprese che, se bene organizzate, capovolgono il rapporto capitale-lavoro e, come tali, possono essere definite socialiste. Ma sono imprese di mercato. E, ci si domanda, è possibile conciliare il mercato col socialismo?

Indice

Introduzione di Franco Tumino, Alberto Ferri, Antonio Zanotti
Prefazione
1. Il cooperativismo nella tradizione culturale
Le origini del cooperativismo/Il cooperativismo secondo Proudhon/L’apprezzamento delle cooperative di Mill e Marshall/Le cooperative e il mercato/Marx e le cooperative/Engels e la pianificazione centrale/Perché Marx attribuì tanta importanza alle cooperative?/Guardando al futuro/Considerazioni sul metodo
2. Le cooperative come nuovo modo di produzione
Considerazioni sullo statalismo/La contraddizione fondamentale del capitalismo secondo i
Marxisti/Liberismo e controllo dell’attività economica/Marx e la società del futuro/Le cooperative sono un nuovo modo di produzione?/Caratteristiche fondamentali di un sistema di imprese gestite dai lavoratori/Il principio dell’autogestione/La massimizzazione del benessere dei lavoratori come principio operativo dell’impresa gestita dai lavoratori/La democrazia economica arreca vantaggi?
3. Le cooperative di produzione degli economisti e quelle esistenti
Introduzione/Le cooperative di produzione e il capovolgimento del rapporto capitale-lavoro/Di chi è la proprietà della cooperativa LMF?/L’impresa cooperativa di tipo WMF/L’impresa cooperativa e il meccanismo di livellamento dei
redditi tra imprese diverse/Sul contenuto di un diritto di proprietà dei soci/I caratteri distintivi delle cooperative secondo il movimento cooperativo/Le cooperative degli economisti e quelle esistenti/Le cooperative degli economisti e la nuova disciplina delle cooperative
4. L’economia politica della rivoluzione democratica
Introduzione/Il concetto di rivoluzione/Può una rivoluzione essere realizzata pacificamente?/Kautsky e la rivoluzione/Gramsci e la rivoluzione/Di nuovo su le cooperative di produzione come imprese socialiste/Comunità e società secondo Tönnies/Una polemica tra Godelier e Sève
5. Ancora su natura e tradizioni dell’impresa cooperativa e della democrazia economica
Democrazia economica e democrazia politica/Materialismo storico e democrazia/Una critica di Einaudi/Le cooperative di produzione e le tradizioni liberale e cristiana del pensiero occidentale/Le cooperative e la tradizione socialista e marxista/Le cooperative secondo Walras e lo scarso interesse dei marxisti per le cooperative/Le cooperative di produzione e le esperienze dei consigli di fabbrica/Imprese cooperative e democrazia diretta/Sui limiti della democrazia rappresentativa e la democrazia radicale di Marx e Screpanti
6. Punti deboli e critiche dell’impresa cooperativa
La difficoltà a nascere delle cooperative/I costi della democrazia nell’impresa/Ancora sui costi della democrazia/Altre obiezioni all’impresa cooperativa/Difficoltà di finanziamento: l’impresa cooperativa fa investimenti particolarmente rischiosi?/Una cooperativa ha difficoltà di finanziamento insuperabili?/La specificità delle risorse e il rischio degli investimenti specifici/La specificità delle risorse e la scelta del tipo d’impresa
7. La critica di Alchian e Demsetz alle cooperative
Introduzione/La teoria dell’impresa di Alchian e Demsetz e le cooperative/Critica al contributo di Alchian e Demsetz/Ancora sulla critica ad Alchian e Demsetz: il tema della reciprocità/L’obiezione decisiva ad Alchian e Demsetz/Il caso dei professionisti e degli artisti/Il monitoraggio reciproco e una critica alle cooperative/Conclusione
8. Sui pregi dell’impresa cooperativa
Introduzione/La democrazia economica come bene privato/Altri vantaggi dell’impresa democratica; sulla durata e produttività del lavoro nelle cooperative/Cooperazione e personalità umana/Lukács e l’ontologia dell’essere sociale/Sulla determinazione sociale delle quote distributive/Sull’impossibilità del controllo esterno sulle cooperative e la riduzione della tendenza al monopolio/Impresa democratica e speculazione
9. Impresa cooperativa, disoccupazione e fallimenti
Introduzione/Cooperazione e disoccupazione per alti costi del lavoro/La disoccupazione keynesiana nelle imprese cooperative/La disoccupazione strutturale e le politiche keynesiane nell’autogestione/Sui fallimenti e il ruolo della concorrenza/Considerazioni sul materialismo storico/Le cooperative e l’intervento dello Stato nell’economia/Cooperative, benessere, felicità/Conclusione
10. Alienazione e socialismo democratico
Introduzione/Le alterne vicende della teoria dell’alienazione/L’alienazione nei Manoscritti economico-filosofici del 1844/I diversi gradi dell’alienazione/L’alienazione e la rivoluzione/Un’analisi di Bigo/Un mondo a testa in giù/Il potere del capitale e quello della scienza/Ancora sul perché la gestione democratica delle imprese non libera appieno l’attività produttiva
11. Considerazioni sul darwinismo sociale
Introduzione/Le critiche principali al darwinismo sociale/Liberismo e darwinismo sociale/L’economia di mercato come ordine autoregolantesi/Critica al darwinismo sociale in un’economia di puro mercato/Il ruolo delle idee nello sviluppo economico/Idee e interessi costituiti e democrazia nell’impresa/Critica al darwinismo sociale in un’economia mista/Lo Stato deve favorire le cooperative?
12. Socialismo democratico e liberalsocialismo
Introduzione/Mill su liberalismo e socialismo/Rosselli e il socialismo liberale/Ancora su liberalismo e socialismo/Ortega y Gasset e la ribellione delle masse/Due fasi dello sviluppo capitalistico/È possibile conciliare piano e mercato?/Conclusione
13. Ancora sulla natura del socialismo e la transizione
Socialismo e comunismo secondo Marx/Il capitalismo di Stato come via al comunismo/Lenin e le cooperative/La transizione secondo la teoria delle cooperative di produzione/È possibile la transizione graduale al socialismo?/La concezione dell’uomo in Marx/«L’uomo ad una dimensione» di Marcuse/La critica di Vacca a Marcuse/Sui tempi delle due rivoluzioni
14. Attualità delle cooperative di produzione
Introduzione/Gramsci e il fordismo/Le nuove tecnologie, lo sviluppo dei servizi e le cooperative/Il problema delle multinazionali/Ancora sulla tecnologia d’oggi e le cooperative/Dow sullo scarso successo delle cooperative/Perché è fallita l’autogestione jugoslava?/Conclusione
Conclusione
Bibliografia

Recensioni

Francesco Fracasso, Il denaro, 28-03-2009
Nella storia del capitalismo del nostro Paese i vari "attori" che si sono succeduti -grande capitalismo pubblico e privato, piccola e media impresa distretti industriali e via dicendo - hanno generato ciascuno un modo diverso di organizzarsi produrre. In questo quadro, un ruolo rilevante lo sta svolgendo da tempo il modello produttivo delle cooperative che non soltanto mostra di radicarsi sempre maggiormente sul territorio ma di essere altresì capace di sapersi muovere con efficacia anche nell’ambito della cosiddetta economia globale. Dai dati di una ricerca effettuata dall’Osservatorio della cooperazione agricola(istituito presso il ministero delle Politiche agricole) in collaborazione con Nomisma, ad esempio, emerge la validità di questa "formula" produttiva. Ecco qualche dato: oltrel’80 per cento della materia prima (con punte del 100) deriva direttamente dai conferimenti dei soci.
Le imprese sono circa 6 mila e fatturano pressappoco 32 miliardi (dati 2008) pari al 25 per cento del complesso degli affari del settore agroalimentare e controllano circa il 35 per cento della produzione lorda agricola vendibile.
Nonostante la crisi, il sistema cooperativo agricolo mette in mostra alcuni indicatori economici significativi: sempre nel 2008 la crescita del giro d’affari è stata del 5,9 per cento; la strategia su cui ha massicciamente  puntato è stata quella di acquisire una forte unitarietà produttiva, il che ha determinato che dieci cooperative sono tra le prime cinquanta imprese agroalimentari italiane; il 39 per cento delle aziende ha già avviato operazioni di fusioni o integrazioni (anche al di fuori del sistema cooperativo), ed il 66 per cento considera questa linea di condotta una strategia obbligata.
"Le cooperative di produzione, se organizzate secondo il modello della scienza economica, sono imprese alternative all’impresa capitalistica, che possono essere più efficienti delle rivali e, soprattutto, presentano grandi vantaggi per la collettività nel suo complesso".
Così si legge sulla quarta di copertina di una ponderosa pubblicazione, appena uscita, densa di temi e riflessioni, "L’impresa democratica. Un sistema d’imprese cooperative come nuovo modo di produzione" (Carocci Editore, 365 pagine, 33,50 euro) di Bruno Jossa, professore di Economia politica nell’università "Federico II" di Napoli, da sempre sostenitore del sistema di cooperative di produzione quale possibile nuovo modo di produrre. Ed ancora "Ciò porta a dire che un sistema a prevalenza di imprese cooperative (o imprese democratiche) non solo è immaginabile, ma appare preferibile al capitalismo e destinato a superarlo, come ritennero in passato teorici del valore di J. S. Mill. Marshall e Marx e come oggi pensano di nuovo importanti studiosi come Vanek e Hansmann".
Il mercato ha bisogno di pluralismo e per questo la coopera-zione può svolgere - come lo sta già facendo da tempo – un ruolo vigoroso per far uscire l’Italia dalla crisi e dallo stato di arretratezza produttiva in quanto si tratta di un soggetto che si estende sull’intero territorio nazionale.
"Dagli anni Settanta si è avuto -scrive Bruno Jossa- un passaggio da un’economia prevalentemente a base industriale ad un’economia incentrata in gran parte sui servizi. E lo sviluppo del settore dei servizi ha favorito le cooperative di produzione sia perché queste hanno un loro punto di forza nel settore sia perché la crescita di questo settore si collega soprattutto alla nascita del nuovo paradigma organizzativo che ha ridotto l’integrazione verticale tra le imprese e ha dato luogo ad una struttura imprenditoriale di tipo orizzontale o "a rete"; e le cooperative, si diceva, sono molto più organizzate con sistemi "a rete",delle imprese capitalistiche". Le imprese cooperative sinora hanno avuto un limitato successo e c’è chi in passato ha già parlato di declino del movimento cooperativo.
"Dobbiamo oggi dire di nuovo che la globalizzazione sta rendendo antiquato il movimento un ruolo cooperativo? Forse - afferma Jossa - è vero l’opposto. E la globalizzazione e il progresso della tecnica in genere, che richiedono per i lavoratori sempre maggiore istruzione,vanno viste come processi che, lungi dal far apparire antiquate le imprese cooperative, dovrebbero contribuire ad una loro ulteriore affermazione".
Alfonso Ruffo, Il denaro, 18-04-2009
Professore, che cosa manca oggi alle imprese per essere considerate "democratiche"?
Le imprese attuali, per lo meno quelle più rilevanti dal punto di vista della società capitalistica, sono dirette dal principio "un’azione, un voto" che si può definire plutocratico. L’idea di fondo è affermare, invece, il principio democratico "una testa, un voto".
Il capitale al posto del lavoro e viceversa: una specie di rivoluzione copernicana?
Si, una vera e propria rivoluzione la cui matrice culturale ha ripescato nei classici del marxismo. Ma una rivoluzione pacifica, da realizzare nel tempo e attraverso percorsi democratici che condurranno a risultati positivi impensabili.
Si può concepire una rivoluzione pacifica?
Per "pacifica" intendo "parlamentare". Se gli intellettuali si convincono che il nuovo sistema è migliore del capitalismo, è più efficiente e produce vantaggi per la mano pubblica, penso che una decisione del parlamento, di qui a cinquant’anni, fatta con le dovute regole, dopo un’ampia discussione che coinvolga cittadini, si possa avere.
Il suo attacco al capitalismo ma non all’economia di mercato. Come la mette con il socialismo di Marx?
La novità è l’idea di riuscire a coniugare, per la prima volta, socialismo e mercato. Il sistema che propongo è più di mercato dello stesso capitalismo perché rende imprenditori anche i lavoratori e diffonde libertà economica ovunque si irradi.
Lei è sicuro che i lavoratori, tutti o in gran parte, vogliano trasformarsi in imprenditori assumendosi anche la responsabilità del ruolo?
Questo è un punto importante. L’idea è bellissima. Ma, naturalmente, ci sono punti che vanno discussi. Si potrebbe credere che i lavoratori non siano d’accordo nel passare da una situazione di reddito fisso ad un’altra con reddito variabile. Potrebbe sembrare un passo indietro ma non è così non è perché in un sistema di imprese cooperative la perdita del posto di lavoro è quasi da escludere.
Perché ritiene che i momenti di crisi lo strumento cooperativo funzioni meglio di quello capitalistico classico?
Un sistema di imprese democratiche reagisce meglio alla crisi perché la disoccupazione per alto costo del lavoro, secondo una timore dei conservatori, diventerebbe inconcepibile dal momento che il costo del lavoro non esisterebbe praticamente più.
In questo modo lei annulla il ruolo dei sindacati che non avranno più nulla da difendere se i lavoratori…
Questo è un punto dolente. È chiaro che quando i lavoratori saranno padroni di se stessi non avranno più bisogno di un sindacato che li protegga. L’aspetto importante, chiarissimo a Gramsci al cui pensiero mi rifaccio volentieri, è realizzare un marxismo democratico.
Non teme l’opposizione di troppe forze rilevanti: capitalisti, sindacati, parte stessa dei lavoratori?
Credo sia facile conquistare gli intellettuali all’idea che il sistema è molto bello. Ma è indubbiamente difficile conquistarli all’idea che il passaggio sia anche facile. Occorre avere visione e coraggio.
Un passaggio intermedio poteva essere quello della cogestione. Ma non ha avuto successo. Perché?
C’è tutta una letteratura a riguardo, di matrice soprattutto marxista, che porta a dire che la cogestione è peggio del capitalismo perché lascia il potere decisionale in mano ai capitalisti e rende i lavoratori più partecipi alla attività produttiva e quindi maggiormente sfruttati.
Siamo in un’economia globalizzata: a che scala dovrebbe avvenire questa rivoluzione? È possibile che un paese che adotti il sistema cooperativo possa competere con un altro di stampo capitalistico?
La risposta da parte mia è un netto si perché in economia rigorosamente di mercato le imprese gestite dai lavoratori devono e possono competere con le imprese capitalistiche del mondo intero. E siccome è radicata in letteratura la convinzione che le imprese cooperative siano le più produttive, vincerebbero anche la gara degli scambi internazionali.
Sta attendendo una creazione di un uomo nuovo o quello che c’è è sufficiente a incarnarne il suo ideale?
Non c’è nulla di idealistico in quello che dico. La mia tesi poggia sulla convinzione che l’uomo sia perfettamente egoista e persegua dunque il proprio interesse. Ma noi sappiamo che l’uomo non è solo egoista; dunque…
Lei richiama il ruolo degli intellettuali. È sicuro che abbiano un peso nella società?
Voglio essere un po’ cattivo e penso che oggi gli intellettuali non siano sufficientemente coraggiosi. Si collegano ai partiti e perdono la loro autonomia. C’è poco da sperare se non si svegliano perché potrebbero e dovrebbero svolgere una funzione fondamentale.
Quale?
Su questo punto mi sento un po’ gramsciano ma ancor più hayekiano. Hayek, economista di destra, ha detto e scritto più volte che per affermare un’idea non c’è bisogno di conquistare la maggioranza della popolazione perché basta convincere gli intellettuali.
È quello che cercherà di fare?
Ho l’impressione che se gli intellettuali l’abbracciassero e la difendessero, l’idea dell’impresa democratica si affermerebbe anche in Parlamento. La sua origine, la sua matrice culturale, è sicuramente liberale.
Non le sembra un tentativo di conciliare gli opposti?
Questa è una vera rivoluzione liberale. Anzi, è il passo avanti che la rivoluzione liberale non è ancora riuscita a compiere. Queste cose le ha dette meglio di qualsiasi altro Carlo Rosselli nel suo magnifico libro “Socialismo liberale?. Poi l’idea è fortemente cattolica per il solidarismo che sviluppa. E poi c’è un po’ di marxismo che io amo metterci dentro.
Perché si sforza di appoggiare tutta la costruzione su una solida base marxista? Perché ci tiene così tanto?
Il mio maestro, il mio grande maestro di cui venero la memoria, Paolo Sylos Labini, con cui parlavo di queste cose, mi faceva la stessa domanda: perché ti vuoi collegare a tutti i costi al marxismo? Non sarebbe meglio rifarti alla cultura borghese?
E lei cosa rispondeva?
Io sono di matrice cristiana, ma nei confronti dei cristiani oggi ho molta sfiducia perché li vedo poco battaglieri, sulla difensiva. Aspettarsi una rivoluzione dai cattolici mi sembra impossibile. E per quanto riguarda liberali, come si può pensare che la rivoluzione contro il capitale la facciano i proprietari degli strumenti?
Quindi giunge a Marx per differenza?
C’è una ripresa di marxismo autentico, di altissimo livello, negli Stati Uniti che si collega al crollo del Muro di Berlino: il grande avvenimento storico che lungi dall’aver sancito la fine del marxismo e del socialismo rappresenta in qualche modo l’inizio del vero marxismo e del vero socialismo, quello democratico.