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Scrittori in trincea

Scrittori in trincea

La letteratura e la Grande Guerra

a cura di: Fulvio Senardi

Edizione: 2009

Collana: Lingue e Letterature Carocci (85)

ISBN: 9788843048502

  • Pagine: 152
  • Prezzo:16,50 14,03
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In breve

Chiamati a Trieste dall’Istituto giuliano di storia, cultura e documentazione, Luciana Alocco, Cristina Benussi, Cristina Ceron, Giulia A. Disanto, Alice Flemrová, Luigi Reitani, Sanja Roic, Antonio Donato Sciacovelli, Fulvio Senardi, Joanna Szymanowska, Fabio Todero, Marta Verginella riflettono, nella prospettiva di una cultura della pace, sulle tracce che la Grande Guerra ha lasciato nella letteratura europea, con particolare riguardo a voci, sensibilità, atmosfere del trascurato “fronte orientale". Ne emerge un panorama per più aspetti inedito che conferma l’interpretazione della Prima guerra mondiale come importante cesura nella storia
e nella cultura europee.

Indice

Scrittori in trincea. Per ricordare la Grande Guerra di Fulvio Senardi
Solo uomini, non soldati: Il fuoco di Henri Barbusse di Luciana Alocco
Incanto, disincanto e orrore: Ungaretti e Rebora di Cristina Benussi
«Night comes blood-black»: Wilfred Owen e le tenebre della guerra di Cristina Ceron
Giovani soldati a confronto con i maestri: sul capolavoro di Erich Maria Remarque di Giulia A. Disanto
Karel Polácek: la Grande Guerra nell’imminenza di Auschwitz di Alice Flemrová
Paesaggio dopo la battaglia: la poesia Grodekdi Georg Trakl di Luigi Reitani
Gli «anni di sangue»: Miroslav Krle?a e Miloš Crnjanski sulla Grande Guerra di Sanja Roic
Józef Wittlin: scritti sulla Grande Guerra di Joanna Szymanowska
«Io non parto»: la poesia ungherese al fronte di Antonio Donato Sciacovelli
Giani Stuparich: Guerra del ’15 di Fulvio Senardi
Confidenze di un disilluso: Carlo Salsa e le sue trincee di Fabio Todero
La Grande Guerra in Doberdò di Pre?ihov Voranc di Marta Verginella

Recensioni

Sandro Scandolara, Il Piccolo Giornale di Gorizia, 14-05-2009
È un libro importante innovativo,quello che stasera, alle 18, viene presentato alla Casa Ascoli di via Ascoli 1 a cura dell’Istituto per gli incontri culturali mitteleuropei e della Biblioteca statale isontina.
Si tratta di Scrittori in trincea, la letteratura e la Grande Guerra (Carocci editore, Roma 2008, pagg. 152, 16.50 euro), curato da Fulvio Senardi, che partecipa all’incontro. Il volume parte sottotono, Per ricordare la Grande Guerra, dice l’introduzione, ma poi si consolida in dodici medaglioni su altrettanti autori, scrittori e poeti, che hanno reso parole e memorie al trascurato fronte orientale, che è il nostro, della prima guerra mondiale. E ne esce un panorama quasi sconosciuto, comunque rimosso dalla retorica patriottarda di ogni paese belligerante. È una guerra vista da dentro, dal basso, dallo schifo umido delle trincee, non quella delle fanfare, quella descritta da Henri Barbusse, da Wilfred Owen, Erich Maria Remarque, Karel Polacek, Jozef Wittlin, Miroslav Krleza e Milos Crnjanski: ad ognun d’essi vien dedicata una scheda firmata da esperti. Cristina Benussi parla di Ungaretti e Rebora e Luigi Reitani di Georg Trakl. Più strettamente legati alle esperienze isontine sono i contributi di Fulvio Senardi su Giani Stuparich, di Fabio Todero su Carlo Sansa e di Marta Verginella sul Doberdò di Prezihov Voranc. Fulvio Senardi, il curatore, è stato docente di italianistica all’università di Pecs in Ungheria, e proprio la sua posizione defilata gli ha permesso d’individuare voci diverse e dimenticate talché il suo libro, in apparenza esile, può a buon diritto affiancarsi a quelle o ere, che non son poi tante, quelle di Monticone e Forcella, di Fussell, di Kern, in cui la Grande guerra vien descritta quale discrimine fra un’epoca e la successiva.
La Grande guerra fu un tiro mancino per tutti i propugnatori dell’idea di progresso. Lo scriveva già Franc Marc, caduto a Verdun nel 1916: «L’insegnamento più profondo e l’ironia della grande guerra consiste nel fatto che proprio i meravigliosi trionfi della nostra scienza ci hanno riportato all’età della pietra». Carlo Sansa invece sottolinea lo scarto fra propaganda e realtà: «Abbiamo ancora l’anima ingombra di romanticherie e di letteratura. Baruffe eroiche, inni, bandiere, fanfare, ritorni col braccio al collo e le medaglie sul cuore. Nulla della fosca avventura che ci sta dinanzi».