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Breve storia dell'ambiente nel Novecento

Federico Paolini

Breve storia dell'ambiente nel Novecento

Edizione: 2009

Collana: Quality paperbacks (268)

ISBN: 9788843048373

  • Pagine: 176
  • Prezzo:14,50 12,33
  • Acquista

In breve

L’inizio del XXI secolo è stato caratterizzato da un diffuso allarme ambientale alimentato principalmente dalle preoccupazioni per il cosiddetto "riscaldamento globale". Si è andata diffondendo, così, una percezione dei problemi concernenti l’ambiente che tende a presentare la situazione attuale come il risultato di processi molto recenti. In realtà, le radici della "questione ecologica" ripercorrono
a ritroso la storia. Il XIX secolo ha impresso una rilevante accelerazione ai processi di trasformazione ambientale dovuta al nuovo regime energetico basato sull’impiego di combustibili fossili, al consumo di quantità sempre più grandi di materie prime e allo sviluppo della tecnologia. Il Novecento ha fatto compiere un ulteriore, gigantesco, salto alla scala dei problemi ambientali. La forte espansione demografica, la serrata industrializzazione, la disponibilità di ingenti quantità di energia e l’esplosione dei consumi privati hanno rappresentato, soprattutto nella seconda metà del XX secolo, i quattro principali fattori del mutamento. Il libro racconta la storia di questo eccezionale cambiamento.

Indice

Introduzione
1. Le radici della "questione ambientale": dall’antichità al XIX secolo
La gestione delle risorse naturali: sconfitte e vittorie/Espansione coloniale europea, industrializzazione e trasformazioni ambientali/Antropocentrismo e sfruttamento delle risorse naturali/I prodromi del pensiero ecologico
2. L’ambiente nel primo Novecento (1900-1950)
Fattori di cambiamento/Geografie del cambiamento/Dall’ecologia olistica alla "nuova ecologia"/Dal conservazionismo progressista al proto-ambientalismo
3. Gli anni della grande trasformazione (1950-1985)
Sviluppo economico e degrado delle risorse/Geografie del cambiamento/Un’ecologia nuova/L’ambientalismo
4. Gli anni della globalizzazione (1986-2008)
Il ruolo dei consumi e le emergenze planetarie/Geografie del cambiamento/Lo sviluppo sostenibile/L’ambientalismo fra radicalizzazione, impasse politica e deriva localistica
Epilogo. Quattro emergenze fra presente e futuro/Il riscaldamento globale/Impronta ecologica e perdita di biodiversità/La crisi idrica/I conflitti per le risorse
Note
Bibliografia
Indice dei nomi.

Recensioni

Manlio Masucci, Conquiste del Lavoro, 01-05-2009
Espansione demografica, progressiva industrializzazione, aumento della disponibilità di energia e esplosione dei consumi privati. Sono questi i punti critici che si dovranno affrontare nei prossimi anni se si vorrà promuovere un’etica dello sviluppo sostenibile. Un nuovo approccio allo sviluppo che appare necessario dopo secoli di sostanziale incuria verso le necessità della terra: la maggiore armonizzazione di tutte le attività relative alla sussistenza dell’uomo e al suo benessere fisico e spirituale appare dunque un percorso obbligato se non si vorrà lasciare alle nuove generazioni un pianeta esausto e privo di qualsiasi risorsa. Un allarme ribadito da Federico Paolini che, con la pubblicazione di "Breve storia dell’ambiente nel novecento", propone un’analisi aggiornata della situazione. Oltre ai temi di maggiore attualità legati all’ambiente, questo piccolo manuale propone un interessante excursus storico. La questione ambientale, spiega Paolini, accompagna l’uomo sin dal neolitico anche se è a fine ottocento e soprattutto nel novecento che acquista definitivamente i caratteri dell’emergenza. Ma è già durante il periodo coloniale che si assiste alle prime grandi minacce agli ecosistemi portate soprattutto dalla politica occidentale di depredazione delle risorse naturali. Legnami pregiati, minerali, ma anche animali da pelliccia o da olio combustibile, rappresentavano. e in molti casi ancora rappresentano, ricchezze da accaparrarsi con qualsiasi sistema. L’emergenza ambientale, successivamente, non si lega più solo alla logica dello sfruttamento irresponsabile delle risorse. In particolare, sottolinea Paolini, la crescita demografica, l’inquinamento, l’avvento del consumo di massa e la concentrazione urbana rappresentano fattori di elevato impatto ambientale soprattutto nel corso del XX secolo. In concomitanza con l’aggravarsi degli effetti che le varie attività umane avevano sull’ecosistema si approfondirono, parallelamente, gli studi di ecologia che passarono velocemente dall’essere un campo d’indagine pionieristico a una scienza estremamente complessa. Anche la politica, nel frattempo, cominciò ad interessarsi ai temi ambientali. Quello che però si può dedurre, dalla ricerca di Paolini, è come gli interventi riparatori non riescono sempre a tener conto della complessità delle situazioni producendo, spesso, ulteriori danni. Un problema di approccio, secondo l’autore del testo secondo il quale "fintanto che le politiche ambientali si limiteranno a una serie di interventi ripristinatosi più o meno efficaci, difficilmente si potrà realizzare uno sviluppo sostenibile". L’Italia rappresenta un caso particolarmente problematico da questo punto di vista. Negli anni ’70 la prima relazione sullo stato dell’ambiente nel nostro paese denunciava che il 42% della popolazione viveva "in aree ad alto rischio epidemiologico da inquinamento atmosferico". Una situazione grave che riguarda anche le falde idriche e l’emergenza dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani. L’inizio del XXI secolo ha visto, come era da aspettarsi, un ulteriore aumento della pressione antropica sull’ambiente dovuto al fatto che la maggioranza della popolazione mondiale ha oramai adottato modelli di sviluppo economico e stili di vita sistematicamente insostenibili poiché consuma più risorse naturali di quelle che ha realmente a disposizione. In particolare, il consumo di acqua minerale in bottiglia, la produzione automobilistica, la fabbricazione di carta, la diffusione capillare di prodotti elettronici e il turismo di massa sono considerati i nuovi elementi a più alto impatto ambientale. Far in modo che lo sviluppo sostenibile non rimanga un concetto affascinante ma privo di concrete applicazioni rappresenta la vera sfida del XXI secolo.
, Giornale di Brescia, 18-07-2009
Le ultime elezioni europee hanno dimostrato che nonostante i problemi sollevati dalla crisi che ha fatto franare il reddito e l’occupazione, i cittadini continuano a preoccuparsi delle tematiche ambientali. E un segnale da non trascurare, così come non va trascurato il fatto la questione ecologica è un problema che parte da lontano. Non è il caso di andare troppo indietro nel tempo, ai meticolosi regolamenti emanati dalle città medioevali per evitare l’inquinamento dell’acqua e dell’aria. Basta risalire al XIX secolo che ha visto l’esplosione dei consumi di combustibili fossili, di materie prime inquinanti, di concimi chimici. Anche se le loro ripercussioni sull’ambiente non erano visibili come lo sono oggi, ce n’era a sufficienza perché gli osservatori più sensibili incominciassero a preoccuparsi come mostra l’ampia letteratura ecologica di quel tempo. È stato però il ’900 a cambiare radicalmente la realtà. La crescita esponenziale dell’industria, l’esplosione demografica, l’utilizzo in quantità inimmaginabile di energia, l’emancipazione del Terzo Mondo, hanno condotto la questione ecologica al punto delicato al quale è giunta oggi. Il libro di Federico Paolini riassume in maniera esemplare la storia dell’ambiente, presenta l’immane lavoro compiuto per raccogliere dati e proporre soluzioni, registra il dibattito che si è infittito soprattutto nell’ultimo mezzo secolo. Non dimenticando che in mezzo a questo mare tempestoso occorre in ogni caso salvare la speranza.
, Appunti, 01-10-2009

Il problema dell'inquinamento nasce e si sviluppa già nel XIX secolo, quando le fonti di energia, basate su combustibili fossili, consumo di materie prime e progresso tecnologico, hanno accelerato i processi di trasformazione ambientale. Il libro racconta la storia di questo cambiamento.

Massimo Moraglio, L'indice dei libri del mese, 01-11-2009

Alle spalle del libro c'è una evidente volontà divulgativa e di taglio introduttivo al tema, finanche manualistica. In poco più di centocinquanta pagine si offre al lettore più impreparato e distratto la possibilità di intendere i fenomeni ambientali e la controversa azione umana sul pianeta. Nonostante un corposo apparato statistico, Paolini ci conduce con un buono stile narrativo attraverso gli enormi problemi del carico antropico sull'ambiente del nostro pianeta e, da storico, non si limita alle squilibrate pratiche del Novecento, ma accenna nel primo capitolo anche alle infauste vicende del passato più remoto. Come memento, tra i numerosi citati, l'autore ricorda anche le vicende dell'isola di Pasqua, i cui primi abitanti, una volta colonizzato il territorio nel IX secolo dopo Cristo, dissennatamente distrussero l'ambiente che li ospitava, giungendo ben presto e senza scampo al collasso sociale. Alle prese con il problema del surriscaldamento del pianeta, ormai percepibile nella nostra esperienza quotidiana e oggetto di ampia attenzione giornalistica, l'autore rimarca altri rilevanti problemi ambientali, dal buco dell'ozono alla crisi idrica, per giungere al cuore dei problemi, cioè il carico dell'impronta ecologica umana che sopravanza da troppo tempo le possibilità del nostro pianeta. Senza usare toni strillati né invocare comprensibili allarmismi, Paolini espone un racconto che è allo stesso tempo geografico, politico e culturale, ricostruendo a grandi linee, ma con partecipata attenzione e con prosa sicura, il dibattito teorico degli ultimi centocinquanta anni sull'ambiente e sull'ecologia. Il testo rinvia a diciannove dense pagine di bibliografia italiana e, ovviamente, internazionale, che garantiscono al lettore di poter adeguatamente approfondire il tema.