Carocci editore - La comunione reversiva

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La comunione reversiva

Onofrio Romano

La comunione reversiva

Una teoria del valore sociale per l'al di là del moderno

Edizione: 2009

Collana: Biblioteca di testi e studi (470)

ISBN: 9788843048311

  • Pagine: 192
  • Prezzo:18,60 15,81
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In breve

La comunione reversiva sviluppa una tesi di fondo. Il progetto della modernità (ovvero, il "paradigma del disvelamento") si è rivelato insostenibile sul piano socio-antropologico. Esso conduce, in particolare, ad una consunzione dei “valori" alla base dell’attivazione sociale. A fronte di questo fallimento, si realizza una divaricazione tra le "forme" e la "vita". Da un lato, le retoriche egemoni puntano sulla stanca riproposizione (soprattutto a livello politico-istituzionale) delle coordinate originarie di una modernità "buona", idealizzata, eludendone i nodi di fondo. Dall’altro, le pratiche sociali si ricamano ben oltre l’orizzonte immaginario della modernità, dandosi in forma barbarica, vale a dire senza una mediazione (e una legittimazione) culturale. È possibile immaginare una visione politica oltre-moderna, all’altezza della radicalità del presente, capace di ricomporre la schisi tra la vita e le forme?

Indice

Prefazione di Michel Maffesoli
Avvertenze e ringraziamenti
Parte prima
Il paradigma del disvelamento e le sue falle
1. L’uomo disvelato
2. L’insostenibile antropologia del disvelamento
3. Le insuperabili istituzioni del disvelamento. Accessibilità illimitata e stagflazione antropologica
Parte seconda
Le strategie elusive
4. Dal “mondo Disney? alla “vita Auchan?. La condizione esistenziale degli abitanti dei paradisi del consumo
5. Per una critica antiutilitarista dell’antiutilitarismo
6. La “decrescita? alla luce della dépense. Critica di una scommessa utilitarista
7. Contro la “società civile?. Ovvero, l’illusione dell’autonomia
Parte terza
Ispirazioni basso-adriatiche
8. Le aporie del “pensiero meridiano?
9. Saperi di Puglia: l’antropologia dell’assenza nel teatro di Carmelo Bene
10. C’è “Nessuno?? Il Mediterraneo levantino contro le impasse del mediterraneismo
Conclusione. La comunione reversiva
Bibliografia

Recensioni

Vitandrea Marzano, Bari sera, 23-02-2009
Non è facile leggere un libro di Onofrio Romano, così come non è semplice viverne fino in fondo la dialettica del pensiero. Un pensiero scritto, o meglio narrato, e quindi in perpetuo movimento verso un lettore-interlocutore che è contemporaneamente oggetto e soggetto dell’analisi di Romano. Romano, docente di Sociologia dei Processi Culturali presso l'Università degli Studi di Bari, noto per i suoi studi di taglio antropologico e sociale condotti sui Balcani e in particolare in Albania, con il suo ultimo saggio, La comunione reversiva, edito da Carocci, propone una riflessione organica su di un tema complesso ed eterodosso: il rapporto tra soggetto, istituzioni e modernità. Un percorso di indagine quello sulla modernità come épisteme, che ha come oggetto categorie analitiche quali l’identità, l’esperienza, l’immaginario, il simbolico, il limite, la libertà, l’ideologia, le regole, il sapere. Ed è attraverso queste categorie che Romano conduce la propria narrazione, esplorando una serie di frames – in stile tipicamente post-moderno — e restituendo infine un paradigma organico che permette al lettore di rileggere a ritroso l’itinerario intrapreso.
La tesi di Romano è che il moderno abbia vissuto una transizione ampiamente compiuta, dalle logiche tradizionali autoritative e di controllo, ad un’inclinazione all’apertura, alla promozione di opportunità, al disvelamento dei caratteri di dismisura libertaria, traducibili nell’efficace formula filosofica dell’"accessibilità illimitata". "Il gioco sta" - per dirla con Romano - "nel permettere al cittadino di vivere liberamente le finalità selezionate in autonomia e reputate detentrici di valore del soggetto medesimo".
La non negabilità dell’ego, la fuoriuscita dell’individuo razionale fieramente singolare dall’al di qua del moderno, dalla trappola comunitaria, divengono gli assunti precipui di un’epoca che, fonda il proprio progetto, sul consenso generalizzato a raggiungere finalità proprie e proprietarie. Il risultato di questo modello culturale è la produzione di un soggetto unidirezionale e perfettamente razionale che matura la propria emancipazione attraverso una legittimazione
(passiva) da parte di istituzioni (neutre), pronte ad assicurargli un quadro di coerenza, di accessibilità, entro cui affermare i propri desideri e le proprie aspirazioni (potenzialmente infinite). Ma è davvero illimitata l’accessibilità così come la si propone? Ed è sostenibile un modello di illimitata accessibilità, non solo da un punto di vista economico e sociale, bensì antologico ed antropologico? " Il risultato del dispositivo di accessibilità illimitata è sempre in realtà l’inibizione generale all’accesso" - spiega Romano – e reca in sé un paradosso già esplorato in campo economico: all’infinità di opzioni di accesso garantite ai singoli (inflazione), corrisponde una loro contemporanea e strutturale de-valorizzazione(stagnazione) che arena la tensione a fruirne (stagflazione).
Si assiste quindi ad un generale evaporazione del "valore" (qui non economico, bensi simbolico) di tutto cio verso cui si pone all’inseguimento: i beni deputati a soddisfare (presunti) bisogni, le finalità elette, l’orientamento che guida l’azione. Una paralisi sociale, una tela fissa e immutabile entro cui l’individuo assiste a un flusso di beni e di senso per i quali non prova alcuna (reale) attrazione.
In questo ’immutabile mutare’, non resta che la dèpense, la dissipazione, la reversione. Così come nella dinamica energetica, l’eccedenza accumulata a livello di sistema deve essere necessariamente smaltita, la società contemporanea necessita di una reversione come rito di liberazione collettiva, da eccessi di senso e di bisogno, il cui valore è stato ampiamente eroso dalla dinamica dell’ulteriore. La ’Comunione reversiva’ non rivendica alcun arcaismo, né affonda nella semiotica pre-moderna, bensì è auspicio di rinascita dell'incontro tra istituzioni e soggetti, in una consensuale risacralizzazione dei mondi vitali e dei sensi altrui: la scommessa nuova della costruzione dell’essere.