Carocci editore - Oltre la parentesi

Password dimenticata?

Registrazione

Oltre la parentesi

Aldo Accardo, Gianni Fresu

Oltre la parentesi

Fascismo e storia d'Italia nell'interpretazione gramsciana

Edizione: 2009

Collana: Biblioteca di testi e studi (512)

ISBN: 9788843048304

  • Pagine: 180
  • Prezzo:18,00 17,10
  • Acquista

In breve

Il fascismo è il tema politico della storia d’Italia che ha dato luogo alla maggiore quantità di studi, che hanno posto la propria attenzione ora su questo ora su quell’aspetto – storico, economico, sociale o morale – del fenomeno. Oltre la parentesi, in polemica con le tesi crociane, ripercorre i temi della costituzione e dello sviluppo del fascismo nell’opera di Gramsci, in rapporto al ruolo delle classi dirigenti nella storia d’Italia, evidenziando le arretratezze del nostro paese che affondano le radici nell’arresto dello sviluppo capitalistico della civiltà comunale, nella natura cosmopolita dei ceti intellettuali, nella mancata formazione di uno Stato unitario moderno. Inoltre, come rileva Tranfaglia nella sua Prefazione, «il saggio di Accardo e Fresu ha il merito di fornire, ripercorrendo le tesi di Antonio Gramsci, elementi storici e concettuali di grande interesse per analizzare nel lungo periodo gli esiti recenti della difficile crisi che sta attraversando la democrazia repubblicana».

Indice

Prefazione. La crisi della democrazia repubblicana e i suoi Quaderni del carcere di Antonio Gramsci di Nicola Tranfaglia
1. Tradizione liberale e immanenza del sovversivismo
Fascismo e storiografia/Antonio Gramsci. Una lettera storicista del fascismo/Continuità e limiti delle classi dirigenti italiane/«L’equivoco della nostra storia»
2. Il fascismo, biografia contraddittoria della nazione
Vittoria mutilata e sovversivismo reazionario. Nascita di una dittatura/Un movimento reazionario di tipo nuovo
3. Il regime
Delitto Matteotti, la sconfitta delle opposizioni/La Tesi di Lione, un’analisi moderna della dittatura/Fascismo e fordismo, due risposte alla «crisi organica» del capitalismo mondiale/Crisi di modernità e rivoluzione passiva
Conclusioni
Biografia
Indice dei nomi

Recensioni

Giancarlo Ghirra, l'Unione Sarda, 26-03-2010

In questi anni di crisi della democrazia repubblicana Aldo Accardo e Gianni Fresu, storici contemporanei dell’Università di Cagliari, si rivolgono al pensiero di Antonio Gramsci per tentare di capire come e perché quasi un secolo fa l’Italia partorì un fenomeno sino ad allora sconosciuto in Europa e nel mondo, il regime fascista. Professore quasi sessantenne il primo, ricercatore trentacinquenne il secondo, Accardo e Fresu spaziano dal Gramsci giovane al pensatore maturo dei Quaderni dal carcere in una densa opera storica intitolata Oltre la parentesi. Fascismo e storia d’Italia nell’interpretazione gramsciana (Carocci editore, 177 pagine, 18 euro). Evidente già nel titolo del libro (che verrà presentato dagli autori domani alle 17,30 nei locali della Società operaia industriale di Iglesias) la polemica verso il grande filosofo liberale e idealista Benedetto Croce e la sua interpretazione del fascismo quale parentesi nella storia d’Italia. Al contrario, Gramsci vede nel fascismo la logica conseguenza di una vicenda storica segnata da un Risorgimento caratterizzato da precisi limiti delle classi dirigenti e dal parassitismo del capitalismo nazionale. Mentre nell’Europa occidentale avanzata e negli Stati Uniti del fordismo gli industriali percorrono le strade dell’innovazione e della modernità, i grandi capitalisti del Nord Italia scelgono di allearsi con la rendita parassitaria degli agrari del Sud. E i limiti di quel blocco storico portano perennemente il paese sull’orlo di situazione autoritarie ogni qualvolta si registrano crisi economiche e politiche. Non a caso Gramsci parla di sovversivismo delle classi dirigenti, intendendo che l’Italia è in mano (il fascismo ne è la prova evidente) a gruppi dominanti politici ed economici che periodicamente sovvertono le istituzioni, in particolare il ruolo di un Parlamento costantemente minato nei suoi poteri anche prima del 22 ottobre del 1922. Già negli anni della Grande Guerra il re conferma il Governo Salandra nonostante gli manchi il consenso delle Camere, e anche a fine secolo le scorciatoie autoritarie erano state percorse con il governo di Luigi Pelloux, senza dimenticare il Governo di quel Crispi, ex garibaldino, che proveniva dalla sinistra. Scritto con un stile gradevole, il lavoro di Accardo e Fresu è di analisi storica e storiografica, ma l’introduzione di Nicola Tranfaglia (che fra un mese, il 27 aprile, sarà a Cagliari a presentare il libro nei locali della Cineteca sarda) tende ad attualizzare fortemente l’analisi di Antonio Gramsci, in particolare per quanto riguarda il concetto di egemonia. Tranfaglia cita il brano in cui Gramsci sottolinea che «... l’esercizio normale dell’egemonia nel terreno del regime parlamentare è caratterizzato da una combinazione della forza e del consenso che si equilibrano, senza che la forza soverchi troppo il consenso, anzi appaia appoggiata dal consenso della maggioranza espresso dai cosiddetti organi dell’opinione pubblica...». Traducendo l’analisi del pensatore sardo sull’egemonia in termini attuali, il professor Tranfaglia sostiene che «...in Italia nell’ultimo ventennio appare chiaro che lo scontro abbia segnato la vittoria dei ceti sociali e di gruppi politici e professionali che hanno identificato nell’attuale capo del governo e nel suo populismo pseudo-liberale, ma nel fondo autoritario, il punto di riferimento centrale di una battaglia radicale contro gli eredi della sinistra laica e post-comunista». E, sempre citando Gramsci e il lavoro di Accardo e Fresu, vede nell’Italia degli ultimi trent’anni un processo nel quale si è realizzata «..una nuova egemonia, fondata sul mito americano e su quello dell’imprenditore self-made man, legata all’esempio personale di una ascesa prima economica e poi anche politica... Oggi l’egemonia culturale e politica è detenuta dal populismo autoritario della destra, che è venuta a unificarsi e consolidarsi, al contrario del centro-sinistra che resta diviso e frammentato. In questa situazione il “sovversivismo? delle classi dirigenti appare il tema centrale del periodo che stiamo vivendo».

A.M., La Nuova Sardegna, 29-04-2010

Studiare di nuovo e con più attenzione le tesi sull’origine del fascismo elaborate da Antonio Gramsci nei «Quaderni del carcere» per capire meglio la storia d’Italia. Ma anche per cogliere le tante e inquietanti analogie tra la dittatura mussoliniana e il «populismo autoritario» dei nostri giorni, portato avanti con disinvoltura e grazie a un’anomala concentrazione di poteri da Silvio Berlusconi. Non che si tema un ritorno del Paese al Ventennio in camicia nera, sia chiaro (l’Europa e il mondo intero sono cambiati troppo perché ciò possa accadere ancora). Ma certe tendenze antidemocratiche e il disprezzo della Costituzione non sono frutto di un caso sporadico e irripetibile, ma anzi sono sempre in agguato. E la Storia, quella con la «S» maiuscola, è qui a ricordarlo. Come parecchi fatti di cronaca, del resto.  E’ quanto sostanzialmente è emerso lunedì pomeriggio a Cagliari nel corso della presentazione del saggio «Oltre la parentesi», cioè oltre la visione crociana, pubblicato in questi giorni da Carocci e scritto a quattro mani dagli storici dell’università di Cagliari Aldo Accardo e Gianni Fresu.  Presenti al dibattito, coordinato alla Società Umanitaria da Antonello Zanda, anche il giornalista Vito Biolchini e soprattutto lo storico di fama internazionale Nicola Tranfaglia, che non ha certo rinunciato a dire la sua bacchettando senza remore le forze dell’attuale opposizione, che sembra incapace di riorganizzarsi e reagire con idee e proposte concrete al potere del Cavaliere di Arcore.  «Ho scritto la prefazione a questo libro - ha spiegato Tranfaglia - convinto che fosse molto importante riprendere il tema dell’interpretazione del fascismo. Su questo argomento, purtroppo, le tesi che si sono affermate di più, anche sui media, sono quelle dello storico De Felice, che sembrano molto lontane dalla parentesi crociana, ma in realtà non è così. E’ vero - continua Tranfaglia - che De Felice non accetta Croce, ma quando parla di dittatura morbida, di repressione leggera, di vera grande colpa l’alleanza con Hitler o dell’Italia fascista molto diversa dalla Germania hitleriana tralascia forse che la Repubblica sociale è stata la peggiore complice del nazismo per tutte le sue nefandezze». Interpretazioni, quelle di Croce e De Felice, che secondo lo storico non aiutano a capire la Storia d’Italia e neanche il presente. «Gramsci invece - spiega ancora Tranfaglia - affonda la sua analisi partendo dal ‘400 e passando per il Risorgimento. La verità, infatti, è che l’Italia è andata e va fin dall’Ottocento verso la formazione di classi dirigenti lontane dai problemi delle masse. E come negli anni Novanta del Novecento cede a forze caratterizzate da trasformismo, clientelismo e dall’incapacità di modernizzare il Paese».  «I quaderni del carcere spiegano la genesi del fascismo e la debolezza delle opposizioni, ma trattano anche del nuovo che non riesce a nascere» - commenta l’autore Gianni Fresu -. Certo all’intellettuale sardo non soddisfa la tesi di un regime circoscritto, che suona quasi come quasi un’autoassoluzione». Troppo semplicistico, insomma, parlare di parentesi, con i ceti medi impegnati a difendersi dal bolscevismo. «Secondo Gramsci - conclude Fresu - in Italia viene invece a mancare la normale dialettica tra capitalismo industriale e latifondismo, che invece si alleano dando origine a un patto scellerato».

Leonardo Rapone, Il mestiere di storico, 01-12-2010
Molti anni fa Enzo Santarelli, nell’introduzione a una silloge di scritti gramsciani sul fascismo da lui curata, osservò che l’intero
Chi si avvicina al volume con queste aspettative resta però deluso. Quasi metà delle pagine che compongono il libro non hanno a che vedere con Gramsci, ma sono utilizzate per ripercorrere alcune tappe del dibattito sulle interpretazioni del fascismo (da Tasca a Silone, da Gobetti a Croce, da Renzo De Felice a Mack Smith, da Aquarone a Tranfaglia, da Nolte a Gentile) o del Risorgimento (De Ruggiero, Salvatorelli), e risultano del tutto estrinseche rispetto al discorso su Gramsci, una pura e semplice divagazione rispetto a quello che avrebbe dovuto essere il filo conduttore dell’analisi. Nello spazio che resta per Gramsci, vengono richiamati e riassunti, per lo più in successione, senza uno sforzo di collegamento e di riflessione d’insieme, alcuni soltanto degli spunti di analisi di cui sono ricchissimi i suoi scritti fra il 1919 e il 1926, mentre per quanto riguarda i
corpus dell’opera di Gramsci è segnato nell’intimo dal tema e dalla presenza del fascismo. Il giudizio è richiamato nelle pagine conclusive del volume di Accardo e Fresu, che si sono proposti di ripercorrere tutto l’arco della riflessione di Gramsci sul fenomeno fascista, dai primi interventi di carattere prevalentemente giornalistico degli anni che videro la comparsa e l’affermazione del movimento mussoliniano, alle analisi politiche del Gramsci dirigente del Partito comunista, fino alla meditazione, consegnata ai Quaderni del carcere, sul significato storico della soluzione fascista della crisi italiana. In considerazione dello spazio e del rilievo che la questione del fascismo assume nell’elaborazione di Gramsci, determinandone per tanta parte l’azione politica, ai due aa. si offriva la possibilità di ragionare su nodi centrali del contributo teorico e politico di Gramsci, riguardanti la crisi dello Stato liberale, la dislocazione delle classi nella società italiana, il modo di intendere la funzione del Partito comunista in una situazione non più rivoluzionaria, l’interpretazione della storia dell’Italia unita a cui Gramsci ricollega le sue analisi del fascismo, la comparazione tra il fascismo e altre modalità di ristrutturazione dello Stato borghese, la ridefinizione delle categorie di riferimento negli anni del carcere.Quaderni del carcere si segue anche in questo caso un metodo piattamente espositivo di alcuni luoghi classici intrecciati alla riflessione sul fascismo, senza alcun apprezzabile tentativo di scavo e di interpretazione. Del tutto assente un richiamo agli studi che già si sono misurati con il tema. Dei contributi di Paggi e di Zunino relativamente al periodo precarcerario o di quelli di Franco De Felice e di Mangoni sui Quaderni i due aa. sembrano non avere contezza o comunque nel corso della loro esposizione non hanno sentito il bisogno di un confronto con la storiografia.