Carocci editore - Che cos'è il commercio equo e solidale

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Che cos'è il commercio equo e solidale

Elena Viganò

Che cos'è il commercio equo e solidale

Edizione: 2008

Collana: Bussole (335)

ISBN: 9788843047499

In breve

Il commercio equo e solidale rappresenta una particolare forma di organizzazione delle relazioni commerciali che ha l’obiettivo di promuovere un processo di autosviluppo dei produttori delle aree più povere del mondo, attraverso il contributo dei cittadini dei paesi avanzati: un’alternativa concreta ai meccanismi di funzionamento del sistema economico-finanziario neoliberista che garantisce una distribuzione più equa della ricchezza generata dal commercio internazionale. Il volume illustra i principali aspetti del commercio equo e solidale, con particolare riferimento alla realtà italiana ed europea, evidenziandone criticità e fattori di successo.

Indice

Introduzione
1. Il concetto di commercio equo e solidale
Definizione e criteri/Gli elementi qualificanti/La storia/Le forme di commercio equo e solidale
2. Commercio internazionale: economia e politiche
Commercio e sviluppo economico/Uno sviluppo sempre più asimmetrico/I fattori di vischiosità del mercato “libero"/Commercio e sviluppo: quali interventi servirebbero?/Il ruolo delle istituzioni: cosa si sta facendo?/Il ruolo economico del cees nel mercato globale
3. Il commercio equo e solidale in Europa e in Italia
I produttori/Gli attori del cees con “distribuzione alternativa"/I marchi di certificazione di prodotti equi e solidali/Le forme “ibride" di commercio equo e solidale/Le organizzazioni di supporto e di coordinamento/Il mercato dei prodotti del commercio equo e solidale
4. Il “ciclo di vita" del CEESE le nuove sfide
Introduzione/Lo stato di salute del CEES/Uscire dalla nicchia: le strategie possibili
Conclusioni
Bibliografia

Recensioni

Francesco Lauria, Conquiste del Lavoro, 30-05-2009
Camari e Adam Smith, Undugu ed il WTO. La più antica ONG dell’Ecuador che fornisce servizi di commercializzazione attraverso una struttura democratica e comunitaria ed il principale teorico del libero mercato ed, ancora, l’organizzazione keniota che opera negli slums di Nairobi ed il gotha del commercio internazionale. Tutto questo e molto di più in un agile, ma completo manuale edito da Carocci sul Commercio Equo e Solidale ad opera di Elena Viganò professore Associato di Agraria presso l’università di Urbino e, soprattutto, tra i promotori del Master universitario "Lavorare nel non profit". (Viganò E., Che cos’è il Commercio equo e solidale, Carocci 2008, pagg. 144, Euro 10.). Il manuale definisce ambiti, storia, prospettive e criticità del commercio equo e solidale: quella particolare forma di relazione nata negli anni sessanta, con l’obiettivo di offrire reali possibilità di sviluppo ai produttori svantaggiati, operanti nei paesi più poveri del mondo, che hanno gravi difficoltà ad accedere ai circuiti del commercio internazionale. Il commercio equo e solidale è appunto una "collaborazione commerciale, basata sul dialogo, sulla trasparenza e sul rispetto, che mira ad una maggiore equità". Una pratica di commercio che offre migliori condizioni e assicura i diritti fondamentali per i produttori ed i lavoratori svantaggiati del Sud del Mondo. Il commercio equo opera nei paesi ricchi soprattutto attraverso canali "alternativi" di distribuzione (in Italia le cosiddette "Botteghe del Mondo") e pratica campagne a supporto dei produttori anche al fine di cambiare le regole e le pratiche del commercio"convenzionale" a livello globale. Come ha scritto Serge Latouche questa pratica intende costruire "un mercato-incontro", un nuovo modello di relazione tra produttore e importatore e, più in generale, tra tutti i soggetti coinvolti, originando una relazione che è, insieme, di scambio, ma anche di "cooperazione" ed "amicizia". Cardine del commercio equo è la costruzione di una particolare forma di "supply chain" (catena di fornitura) che consente di perseguire non solo il riequilibrio del potere contrattuale e la distribuzione equa dei benefici derivanti dalla produzione e commercializzazione dei prodotti, ma soprattutto il consolidamento dello sviluppo sociale dei produttori nella collettività alla quale essi appartengono.
Il Manuale di Elena Viganò è un testo molto prezioso poiché descrive con scientificità i processi di base del commercio equo: dalla fissazione del prezzo, al prefinanziamento dei produttori, dalla relazione con i consumatori, alla certificazione dei marchi e dei processi produttivi. Non manca un capitolo che delinea un quadro storico della diffusione del commercio equo e solidale al cui impulso, in particolare nei paesi del Nord Europa, hanno contribuito in maniera decisiva organizzazioni cattoliche e protestanti che portavano avanti lo slogan "traid, not aid" coniato nel 1968 durante la Conferenza delle Nazioni Unite per la cooperazione e lo sviluppo. In Italia la prima Bottega del Commercio Equo è stata aperta a Bressanone nel 1981 mentre nel 1987 è nata la prima centrale d’importazione italiana, la Cooperativa Terzo Mondo (CTM). Quello del commercio equo e solidale è un mondo sicuramente crescita, non ancora completamente uscito dal proprio carattere di "nicchia" ed attraversato negli ultimi anni da una forte dialettica interna tra chi ne difende la "purezza" e chi ne propugna una maggiore diffusione anche attraverso i canali del commercio tradizionale (ad es. la diffusione dei prodotti certificati nei supermercati e la collaborazione con il mondo "profit"). I problemi complessi, sociali ed ambientali, che attraversano la governance del commercio internazionale pongono a questo variegato inondo nuove sfide e nuove responsabilità: a partire dalla necessità di approfondire il teina del rapporto tra domanda interna e produzione all’interno del Sud del Mondo e la reale responsabilizzazione dei cittadini dei c.d. paesi ricchi nella promozione di stili di vita sobri e "globalmente" sostenibili.