Carocci editore - Monaci, frati, chierici

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Monaci, frati, chierici

Flavio Rurale

Monaci, frati, chierici

Gli Ordini religiosi in età moderna

Edizione: 2008

Collana: Studi Superiori (570)

ISBN: 9788843047284

  • Pagine: 200
  • Prezzo:17,40 14,79
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In breve

Il volume, mettendo a frutto le ricerche e gli scavi archivistici più recenti, riesamina la vulgata che vede i regolari come un esercito disciplinato e obbediente al servizio del sovrano-pontefice e delle autorità ecclesiastiche locali. Complesso e articolato fu, in verità, il loro operato nella società italiana dell’epoca, a partire dal processo di affermazione dei nuovi Ordini quattro-cinquecenteschi, a lungo segnato da polemiche e contrasti con le religioni più antiche, dall’intervento dell’Inquisizione contro le deviazioni eterodosse dei fondatori e dei loro adepti, da percorsi di definizione della forma giuridica lenti e burrascosi (di durata anche secolare, complici le posizioni contraddittorie dei pontefici). Divisi al proprio interno per il modo di concepire rapporti gerarchici, organizzazione, funzioni dell’Ordine di appartenenza, divisi all’esterno per la concorrenza su questioni teologiche e politiche, i regolari espressero scelte divergenti anche in occasione delle controversie giurisdizionali, abbandonando la fedeltà a Roma per sostenere le posizioni di principi e sovrani. Soltanto la burrasca settecentesca e l’incipiente secolarizzazione del sistema di valori riuscirono a ricompattare questo mondo contro il “male moderno".

Indice

Introduzione. Gli Ordini regolari come moderni partiti politici?
1. Una premessa storiografica
Il rinnovamento della ricerca/Nuovi paradigmi storiografici/Bisogni spirituali da soddisfare/Un principe cristiano/Il laboratorio quattro-cinquecentesco
2. Dal movimento dell’Osservanza ai nuovi Ordini cinquecenteschi
Le origini/Clero secolare e clero regolare/Il richiamo all’osservanza della regola/Ordini e principi/Tra politica e spiritualità/Ordini e papato
3. Vecchi e nuovi Ordini
Le incertezze del primo Cinquecento/Uno stile urbano e aristocratico: oratoriani e gesuiti/Le conversazioni mondane/Il rapporto privilegiato con i ceti nobiliari/L’originalità dei gesuiti
4. Uno spazio economico
Tra proprietà terriere e capitali finanziari/Rendite e voto di povertà: la questione delle elemosine/Gli obblighi fiscali/Tra sperimentazione agraria e rischi finanziari/La spesa pro capite
5. Uno spazio religioso
La concorrenza con il clero secolare/La predicazione/Le missioni popolari/La confessione/La casuistica
6. Uno spazio politico
Tra vescovi e Inquisizioni: i conflitti giurisdizionali/Gesuiti e Inquisizioni/«Sudditi del re prima che servitori del papa»/Pratiche politiche: il caso estense/Intellettuali da conquistare
7. Uno spazio culturale
Ordini religiosi e istruzione/Concorrenza e conflittualità/Note sul caso veneziano/Il monopolio gesuitico: il caso mantovano tra Sei e Settecento/La Repubblica delle lettere/Il dibattito scientifico/La ricerca storico-erudita
8. Una "proliferazione abnorme"
Rilassatezza cronica?/Le costituzioni degli Ordini tra riforme e controriforme/Le vicende della Compagnia di Gesù/Cardinali protettori e Congregazione dei vescovi e regolari/Da Clemente VIII a Innocenzo X/L’età innocenziana/Verso la bufera settecentesca
Note
Bibliografia

Recensioni

Michela Catto, Il Sole 24 ore, 15-02-2009
Il Gattopardo di Giusppe Tomasi di Lampedusa è utile per ricordare ciò che il potere ecclesiastico –nella sua accezione più ampia- fu nell’Italia di età moderna e il suo legame con il potere sociale e politico, oggi decisamente attenuato dall’unica voce del papa. Il principe di Salina magistralmente rappresentato da Burt Lancaster nel film diretto da Luchino Visconti scrive di Palermo all’indomani delle grandi rivolte risorgimentali: «Le sue case basse e serrate erano oppresse dalle smisurate moli dei conventi:conventi di uomini e di donne conventi ricchi e conventi poveri, conventi nobili e conventi plebei, conventi di gesuiti, di benedettini di francescani, di cappuccini, di carmelitani, di liguorini, di agostiniani. Erano essi a conferire alla città la cupezza sua e il suo Carattere, il suo decoro e insieme il senso di morte che neppure la frenetica luce siciliana riusciva mai a disperdere. Ed era contro di essi che in realtà erano accesi i fuochi delle montagne, i falò che le squadre ribelli accendevano ogni notte, silenziosa minaccia alla città regia e conventuale, attizzati del resto da uomini assai simili a quelli che nei conventi vivevano, fanatici come essi, chiusi come essi, avidi di potere».
È a questa immagine che Flavio Rurale si ispira in Monaci, Frati, chierici. Gli ordini religiosi in età moderna, in una sintesi del tutto originale che supplisce alla deficienza degli studi sugli ordini religiosi, attirando l’attenzione sulle funzioni, i compiti e il ruolo svolti da essi nell’Italia moderna. I molteplici ci e uncountables ordini religiosi della Chiesa Cattolica segnavano e caratterizzavano l’architettura delle città italiane, delimitavano gli spazi in cui svolgevano funzioni di grande importanza: l’assistenza le missioni presso le popolazioni, il governo delle coscienze dei principi, la direzione spirituale, l’attività di censura, l’insegnamento, la cura d’anime con la pratica sacramentale e dunque il controllo del credente dalla nascita sino alla morte. può essere difficile ai giorni nostri comprendere con esattezza cosa erano, qual era la forza che essi rappresentavano. Senza troppe forzature, gli ordini religiosi erano come i moderni partiti politici, quelli gloriosi della cosiddetta stagione aurea otto-novecentesca. Stessa era l’esigenza incarnavano: essi erano l’espressione di un interesse di ceto, esprimevano e promuovevano modelli culturali ed educativi, rispondevano alle esigenze materiali o spirituali di riscatto sociale o di difesa di classe. Erano simili ai partiti per la loro origine: la loro nascita era l’espressione di singole volontà o di gruppi fautori di nuovi modelli di convivenza, spesso esito di aspirazioni provenienti dal basso, della rottura con lo status quo; ogni ordine nasceva da una scissioneda una rottura o semplicemente reclamava qualcosa didiverso dal preesistente tanto dacostituire ciascuno una chiesa nella Chiesa. Essi sono paragonabili aipartiti per la varietà di opinioni che ogni ordine religioso sosteneva:pensieri e pareri teologici da cuiavevano origine diverse posizionietiche, spirituali, culturali, pedagogiche, politiche ed economiche, in una continua variazione e modificazione delle opinioni che si combattevano a livello teologico e che poi travalicavano nella società. Essi si svolgevano parte attiva nelle lotte sociali, incidevano nella politica. Benedetto Croce ricordava che «le rivalità tra gli Ordini religiosi suscitavano nel pubblico partiti entusiastici». C’era chi si sentiva, in uno stretto legame tra devozione e vita politica, filogesuita, chi sosteneva i teatini, chi era devoto, e non solo spiritualmente, ai redentoristi. Gli ordini religiosi erano la società e la società in essi si identificava. A Napoli, nell’estate del 1647, poco dopo la rivolta di Masaniello i gesuiti furono cacciati dalla processione organizzata dai teatini al grido di «non ci venite a disturbare ora che è tempo di levarci l’inique gabelle, che quando indebitamente s’imponevano mai compariste a far processione per farle levare».
Michela Catto, Il Sole 24 ore, 15-02-2009
Il Gattopardo di Giusppe Tomasi di Lampedusa è utile per ricordare ciò che il potere ecclesiastico –nella sua accezione più ampia- fu nell'Italia di età moderna e il suo legame con il potere sociale e politico, oggi decisamente attenuato dall’unica voce del papa. Il principe di Salina magistralmente rappresentato da Burt Lancaster nel film diretto da Luchino Visconti scrive di Palermo all’indomani delle grandi rivolte risorgimentali: «Le sue case basse e serrate erano oppresse dalle smisurate moli dei conventi:conventi di uomini e di donne conventi ricchi e conventi poveri, conventi nobili e conventi plebei, conventi di gesuiti, di benedettini di francescani, di cappuccini, di carmelitani, di liguorini, di agostiniani. Erano essi a conferire alla città la cupezza sua e il suo Carattere, il suo decoro e insieme il senso di morte che neppure la frenetica luce siciliana riusciva mai a disperdere. Ed era contro di essi che in realtà erano accesi i fuochi delle montagne, i falò che le squadre ribelli accendevano ogni notte, silenziosa minaccia alla città regia e conventuale, attizzati del resto da uomini assai simili a quelli che nei conventi vivevano, fanatici come essi, chiusi come essi, avidi di potere».
È a questa immagine che Flavio Rurale si ispira in Monaci, Frati, chierici. Gli ordini religiosi in età moderna, in una sintesi del tutto originale che supplisce alla deficienza degli studi sugli ordini religiosi, attirando l'attenzione sulle funzioni, i compiti e il ruolo svolti da essi nell’Italia moderna. I molteplici ci e uncountables ordini religiosi della Chiesa Cattolica segnavano e caratterizzavano l'architettura delle città italiane, delimitavano gli spazi in cui svolgevano funzioni di grande importanza: l'assistenza le missioni presso le popolazioni, il governo delle coscienze dei principi, la direzione spirituale, l'attività di censura, l'insegnamento, la cura d'anime con la pratica sacramentale e dunque il controllo del credente dalla nascita sino alla morte. può essere difficile ai giorni nostri comprendere con esattezza cosa erano, qual era la forza che essi rappresentavano. Senza troppe forzature, gli ordini religiosi erano come i moderni partiti politici, quelli gloriosi della cosiddetta stagione aurea otto-novecentesca. Stessa era l'esigenza incarnavano: essi erano l'espressione di un interesse di ceto, esprimevano e promuovevano modelli culturali ed educativi, rispondevano alle esigenze materiali o spirituali di riscatto sociale o di difesa di classe. Erano simili ai partiti per la loro origine: la loro nascita era l'espressione di singole volontà o di gruppi fautori di nuovi modelli di convivenza, spesso esito di aspirazioni provenienti dal basso, della rottura con lo status quo; ogni ordine nasceva da una scissioneda una rottura o semplicemente reclamava qualcosa didiverso dal preesistente tanto dacostituire ciascuno una chiesa nella Chiesa. Essi sono paragonabili aipartiti per la varietà di opinioni che ogni ordine religioso sosteneva:pensieri e pareri teologici da cuiavevano origine diverse posizionietiche, spirituali, culturali, pedagogiche, politiche ed economiche, in una continua variazione e modificazione delle opinioni che si combattevano a livello teologico e che poi travalicavano nella società. Essi si svolgevano parte attiva nelle lotte sociali, incidevano nella politica. Benedetto Croce ricordava che «le rivalità tra gli Ordini religiosi suscitavano nel pubblico partiti entusiastici». C'era chi si sentiva, in uno stretto legame tra devozione e vita politica, filogesuita, chi sosteneva i teatini, chi era devoto, e non solo spiritualmente, ai redentoristi. Gli ordini religiosi erano la società e la società in essi si identificava. A Napoli, nell'estate del 1647, poco dopo la rivolta di Masaniello i gesuiti furono cacciati dalla processione organizzata dai teatini al grido di «non ci venite a disturbare ora che è tempo di levarci l'inique gabelle, che quando indebitamente s'imponevano mai compariste a far processione per farle levare».
, Il Regno, 15-02-2009
L’immagine dei religiosi come quinta colonna del papa nelle Chiese locali non regge davanti alla riflessione storica come quella raccolta nel volume. Esso si riferisce ai sec. XV-VI e tende a ricostruire la varietà di discipline interne  dei vari ordini e congregazioni religiose, la diversità di relazioni con Roma e la sua curia, oltre ai rapporti coi poteri laici locali. L’area d’interesse è quella prevalentemente italiana. Si parte con la Riforma in cui i religiosi giocano anche ruoli critici e d’innovazione per poi identificare lo spazio economico delle loro attività e lo spazio religioso (dalle missioni popolari alla confessione). Non manca il riferimento alla dimensione politica e, soprattutto, al ruolo culturale. Il parallelo col ruolo dei partiti moderni espresso nell’Introduzione è efficace come immagine, meno come spiegazione.