Carocci editore - Il cristianesimo ha tradito Gesù?

Password dimenticata?

Registrazione

Il cristianesimo ha tradito Gesù?

Giorgio Jossa

Il cristianesimo ha tradito Gesù?

Edizione: 2008

Ristampa: 2^, 2012

Collana: Frecce (67)

ISBN: 9788843046942

  • Pagine: 144
  • Prezzo:15,90 15,11
  • Acquista

In breve

I vangeli di Matteo, Marco, Luca e Giovanni sono una interpretazione di fede della persona di Gesù. E la formazione del canone del Nuovo Testamento è frutto di una scelta teologica della Chiesa. Ma il Gesù storico non corrisponde semplicemente al Cristo dei vangeli canonici. Gesù non era un cristiano, ma un giudeo e non può essere quindi realmente compreso se non all’interno della tradizione giudaica. L’immagine di Gesù trasmessa dai vangeli apocrifi (di Tommaso, di Pietro, di Giuda) non può avere la stessa attendibilità di quella dei vangeli canonici? In realtà, elementi di conflitto di Gesù col giudaismo del suo tempo ci sono stati e i vangeli canonici non perdono il legame col Gesù storico. Per tutti e quattro gli evangelisti il Cristo della fede è proprio il Gesù terreno. Ma la Chiesa, riconoscendosi in questi vangeli e non in quelli apocrifi non ha fatto una scelta storica, ma una scelta teologica. Ha ritenuto che la loro interpretazione rispecchiasse nella maniera più autentica la figura e l’insegnamento di Gesù.

Indice

Introduzione. Il problema
1. L’interpretazione canonica: Marco, Luca, Matteo e Giovanni
2. Canonici o apocrifi?
3. Gesù ebreo
4. Il "vangelo" di Paolo
Conclusione
Nota bibliografica

Recensioni

Alberto Casalegno, Rassegna di Teologia, 01-05-2010
Il libro dello studioso, conosciuto per le sue pubblicazioni relative alla storia del cristianesimo antico e in particolare al momento evangelico (Gesù e i movimenti di liberazione della Palestina, 1980; Dal Messia al Cristo: le origini della cristologia, 1989; La verità dei vangeli, 1998; I gruppi giudaici ai tempi di Gesù, 2001), consiste in quattro saggi che vertono sul problema del Gesù storico, con un’introduzione stimolante relativa alla polemica suscitata in Italia dalle opere divulgative di D. Brown, Il Codice da Vinci; C. Augias, M. Pesce, Inchiesta su Gesù; e dagli interventi di P. Flores d’Arcais e di P. Odifreddi che in maniera parziale sottolineano l’infedeltà delle chiese cristiane al loro fondatore. A differenza da questi autori, Jossa non si pone la domanda se la Chiesa abbia tradito Gesù, ma se i vangeli abbiano contraffatto la sua immagine. A questo proposito egli si propone di distinguere rigorosamente gli elementi storici relativi a Gesù, presenti nei vangeli, dalla interpretazione posteriore fatta dalla comunità apostolica. L.A. evidenzia innanzitutto l’interpretazione canonica di Gesù nei vangeli, interrogandosi sulla sua fedeltà che molti esegeti ritengono compromessa a causa della distanza temporale e della lettura fatta dell’evento Gesù alla luce della fede pasquale. In maniera piana e convincente, vengono ricapitolate le prospettive tradizionali comunemente accettate. La ricerca afferma che Marco, inventore del genere letterario del vangelo, ha come obiettivo di evidenziare l’identità messianica di Gesù per mezzo del tema del segreto. La sua lettura poggia su un fondamento storico poiché la vita di Gesù ha avuto effettivamente un carattere messianico, anche se Gesù non si è mai dichiarato Messia, ma ha suggerito la sua messianicità con parole e azioni, in particolare con l’autorità che ha mostrato nella sua vita pubblica e con la testimonianza resa nel processo dinanzi al sinedrio. Tale giudizio di fondamentale attendibilità storica vale anche per Luca e per Matteo che interpretano rispettivamente la vicenda di Gesù alla luce delle categorie di testimonianza e di compimento delle Scritture. Luca in particolare, dichiarando nel prologo il suo proposito di ricerca basata sulle fonti a sua disposizione, si riaggancia a testimoni oculari, pur facendo un’ermeneutica della vita di Gesù alla luce della sue istanze teologiche. Anche Giovanni, che rilegge la vicenda di Gesù con la categoria del ricordo nello Spirito, non fa della persona di Gesù «un mito alla seconda potenza» come pensava una certa esegesi del passato, perché l’evangelista la ancora saldamente alla storia, pur sviluppando teologicamente il rapporto tra Gesù e il Padre, presente sobriamente nei sinottici. Nonostante sia necessario distinguere tra il Cristo della fede e il Gesù terreno, l’A. riconosce la fondamentale storicità dei vangeli canonici che affondano le loro radici nell’unica vicenda umana di Gesù di Nazaret. Jossa affronta in seguito la questione se i vangeli apocrifi possano costituire fonti storiche simili o migliori dei vangeli canonici. A questo proposito egli sottolinea la necessità di precisare che cosa rappresenti il canone del libri ispirati: se cioè una decisione autoritaria del potere ecclesiastico che elimina gli scritti che non corrispondono ai propri presupposti teologici, oppure il riconoscimento, da parte della comunità cristiana, dell’autentica tradizione apostolica in determinati scritti e non in altri. L’A., pur riconoscendo la necessità di una regola di fede che corrisponde alle esigenze ineludibili di ogni gruppo, non accetta che la lista dei libri ispirati sia un atto arbitrario di un’autorità della Chiesa nascente (difficile peraltro a determinarsi) e sostiene la seconda prospettiva. Nonostante le opinioni di illustri studiosi (H. Köster, J.D. Crossan), l’A. esclude che i vangeli apocrifi dell’infanzia e della natività, così come i vangeli gnostici, possano offrire dati attendibili per la ricostruzione della vita storica di Gesù: i primi perché leggendari e favolistici, i secondi perché quasi del tutto privi di riferimenti alla persona terrena di Gesù. Per l’A. anche il vangelo di Pietro, relativo alla risurrezione di Gesù, così come il vangelo segreto di Marco e le tradizioni dei tre frammenti del Papiro Egerton 2, hanno scarsa credibilità storica. Una posizione più cauta va presa invece per il vangelo di Tommaso a causa di una possibile tradizione giudeo-cristiana di tipo sapienziale e non ancora gnostica che forse sta alla base della sua redazione. Più significativi per l’A. sono i vangeli apocrifi giudeo-cristiani (il vangelo dei Nazareni, degli Ebioniti e degli Ebrei) che, nonostante la loro esiguità e frammentarietà, possono contenere qualche parola autentica di Gesù, senza però mutare l’immagine che di lui ci offrono i vangeli canonici. Anche la «Terza ricerca», che si propone di ricostruire l’immagine di Gesù alla luce del criterio della continuità con l’ambiente in cui questi è vissuto, non permette di considerare Gesù un semplice esponente della cultura ebraica del tempo, o qualcuno che condivida in tutto il common judaism della sua epoca. In Gesù c’è qualcosa di speciale, come dimostrano l’autorevolezza del suo insegnamento, le sue posizioni coraggiose e contrarie al comune sentire, la coscienza della sua identità trascendente, la consapevolezza del valore della sua azione in ordine ad una salvezza non chiaramente definibile. Ne segue che neppure la «Terza ricerca» permette di negare che Gesù sia un giudeo del tutto particolare, avvallando la credibilità della sua presentazione canonica. Jossa termina il suo libro mostrando la fondamentale convergenza tra il Gesù dei vangeli e quello delle lettere paoline, criticando le opinioni degli esegeti dei secoli passati che avevano visto in Paolo il fondatore della religione cristiana che prende le distanze dal giudaismo. Pur con i debiti sviluppi, sia la prospettiva cristologica paolina, sia la teologia della redenzione, sia l’interpretazione della Legge si radicano nel giudaismo palestinese e nella tradizione della comunità primitiva, senza modificare sostanzialmente il messaggio fondamentale di Gesù. Il testo è interessante ed aiuta a fare il punto su questioni dibattute che oggi appassionano anche i non addetti ai lavori. Ciononostante, sarebbe stata utile un’analisi più approfondita del testo biblico, distinguendo più particolarmente tra parole e atteggiamenti probabilmente storici di Gesù e la rilettura della comunità primitiva, specialmente quando l’A. tratta della «Terza ricerca» e del rapporto tra Gesù e Paolo. Va riconosciuto però che questa prospettiva di tipo più esegetico esula dal mestiere di storico proprio dell’A. che si confronta con i testi così come sono nella loro redazione finale, pur mostrando costantemente la sua competenza di studioso del passato nei numerosi e illuminanti riferimenti agli autori del razionalismo critico. La presentazione dei vangeli apocrifi è molto documentata e ben articolata; è quindi di grande interesse per il lettore comune che normalmente ha idee generiche a proposito. La mancanza di note dà un tono divulgativo al volume, ma fa sì che nel testo vi siano numerose parentesi chiarificatrici che però disturbano la lettura. Il lavoro è qua e là ripetitivo, specialmente per l’insistenza sulle domande problematiche che tendono a suscitare dubbi nel lettore per poi risolverli. A questo proposito bisogna leggere con attenzione lo scritto per non fraintenderlo, data la sua presentazione ad effetto (e lo si vede dal titolo!), con stile un pò giornalistico. Talvolta infatti si può pensare che l’A. condivida le opinioni di coloro dai quali prende di fatto le distanze. Alla fine della lettura ci si chiede il perché di un’introduzione tanto agguerrita contro l’interpretazione confessionale della Chiesa, con la promessa di «un’indagine storica senza pregiudizi», quando poi tutto sembra risolversi con il titolo della nota commedia shakespeariana: «Molto rumore per nulla». Lo studio aiuta a ricordare che storia e teologia non si oppongono, ma si chiarificano reciprocamente. I vangeli canonici mostrano rispetto per il dato storico che, senza travisarlo, interpretano alla luce di una particolare precomprensione, applicando con correttezza il circolo ermeneutico. Ciò avviene per qualsiasi evento profano del passato, in cui il soggetto interpretante (che non si può mai mettere da parte) è chiamato a fare una lettura fedele dei dati, partendo da una precomprensione che è differente in ogni epoca storica e per questo arricchisce l’evento, mostrandolo secondo prospettive molteplici. Alla luce di queste affermazioni non è opportuno parlare di interpretazioni «dogmatiche» degli evangelisti, come se si trattasse di un’imposizione dal di fuori o di un ordine di scuderia; è sufficiente vedere nei vangeli un’interpretazione teologica, motivata da quello che Gesù ha lasciato trasparire di sé nella sua vita pubblica.