Carocci editore - Atlante dell'immigrazione in Italia

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Atlante dell'immigrazione in Italia

Societ√† Geografica Italiana

Atlante dell'immigrazione in Italia

a cura di: Fabio Amato

Edizione: 2008

Ristampa: 2^, 2011

Collana: Quality paperbacks (255)

ISBN: 9788843046850

  • Pagine: 140
  • Prezzo:13,50 12,83
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In breve

In questi primi anni del XXI secolo la geografia del fenomeno migratorio in Italia ha assunto caratteri diversi: è aumentata rapidamente la quantità di immigrati presenti sul territorio e la sua composizione ha cambiato volto. Forse perché tumultuoso nel suo incedere e incerto negli sbocchi, il fenomeno dell’immigrazione desta tante contrastanti reazioni. Una classe dirigente, colta in larga misura impreparata, stenta a governarlo e a tranquillizzare le paure dell’Altro che si accendono in larghi strati dell’opinione pubblica, mentre riemergono tracce di xenofobia. In queste condizioni è quanto mai necessario cominciare a mettere il più possibile a fuoco le differenti forme che l’immigrazione ha assunto e assume su un territorio dalle numerose articolazioni interne, quale è quello italiano. Il volume punta a tracciare un’immagine di sintesi dello spazio geografico italiano che l’Altrove, traghettato dagli uomini e dalle donne di diversi angoli del pianeta, sta trasformando.

Indice

Introduzione. Niente allarmi, stiamo diventando solo un paese multiculturale
1. Gli immigrati in Italia: chi, dove, quanti
Un paese nella norma europea/L’ossessione dei numeri e le paure ingiustificate/Da dove e perché/Le principali nazionalità/Sparpagliati e concentrati/Non solo uomini: donne, bambini, famiglie
2. Geopolitica dei migranti e ruolo delle frontiere
Come si arriva in Italia: confini sensibili e clandestini/Tra aperture e insicurezze/Il timore di erosione delle identità/Luoghi di frontiera fra dramma e spettacolo
3. Immigrazione e trasformazioni territoriali
Un primo colpo d’occhio/Immigrati e lavoro dipendente/La piccola e media industria alla ricerca di migranti/Nel settore primario tra nicchie di lavoro, stagionalità e sfruttamento/L’avanzata dell’imprenditorialità dei migranti/ Le grandi aree urbane, crocevia delle migrazioni/L’alloggio negato
4. Tra politiche centrali e iniziative periferiche
Le politiche europee e le migrazioni internazionali/Leggi e politiche per l’immigrazione: il caso italiano/L’anomalia italiana: i centri
di permanenza temporanea/Il ruolo degli enti locali/La rete delle comunità e l’accoglienza laica e religiosa
Bibliografia
Appendice.

Recensioni

Valerio Petrarca, la Repubblica, 20-02-2009
Ogni anno la Caritas e la fondazione “Migrantes" pubblicano un dossier statistico sull’immigrazione. Nell’autunno del 2008 è apparso il XVIII Rapporto. Sono 511 pagine fitte di dati, tabelle grafici e commenti su scala regionale, nazionale, europea e mondiale. Il dossier raccoglie i dati ufficiali delle agenzie statistiche accreditate sul piano nazionale e internazionale, cui aggiunge anche altre informazioni, sempre ben distinguibili, provenienti da ricerche commissionate ad hoc.
Il rigore con cui gli accertamenti sono ottenuti e comunicati fa del dossier una sorta "Bibbia" dell’immigrazione, cui ricorrono gli addetti ai lavori indipendentemente dalle convinzioni ideali, politiche e religiose. Che relazione esiste tra la carità cristiana cui sono votate le istituzioni che pubblicano il dossier e questo lavoro dedicato alla pura quantità dei fatti? Anche i numeri hanno un’anima?
L’intenzione non ostentata, anzi silenziosa, che muove questa complessa e ciclopica  impresa scientifica potrebbe essere dichiarata con una sola frase molto semplice: se conoscessimo il fenomeno dei migranti nella sua oggettiva consistenza, anziché avere paura degli stranieri saremmo incoraggiati ad accoglierli come fratelli. Non che nel dossier manchino spunti di problematizzazione, ma l’ordinamento e la disposizione della materia sembrano voler dare la parola ai fatti per dire che è assurdo, che non ha nulla a che vedere con la realtà, il modo in cui in Italia spesso si parla e addirittura si legifera a proposito di immigrazione. Un capitolo del dossier è dedicato, per esempio, a “Stranieri e criminalità: i dati di un quinquennio".
Questi dati dimostrano che non c’è correlazione né diretta proporzione tra l’aumento del numero dei migranti in Italia e il numero delle denunce di reato. Durante gli anni di incremento del flusso dei migranti, dagli anni Novanta in poi, i reati contro la persona (omicidi, scippi, furti) in Italia sono diminuiti e non aumentati. I fatti dicono anche che le denunce di stupro presentate dalle italiane riguardano, nella stragrande maggioranza dei casi, altri italiani, anzi, per il 69 per cento, le donne denunciano i mariti, i fidanzati e gli amanti.
Con lo stesso criterio e nella stessa intenzione vengono riportati e analizzati i dati relativi all'economia e alla società. Gli accertamenti fiscali dimostrano che i migranti pagano le tasse molto più di quanto ricevono in aiuti: nel 2006, per esempio, il gettito proveniente dal loro lavoro è stato di 3 miliardi e 749 milioni di euro, mentre i Comuni italiani, l’anno prima, avevano destinato alla loro assistenza meno di 137 milioni di euro. Allora perché molti pensano ai migranti come a un popolo di assistiti o di violenti o addirittura di criminali? Se i migranti, regolari e irregolari, nel loro insieme sono oggettivamente più utili che dannosi all’Italia, perché il numero degli italiani che non li vogliono cresce anziché diminuire?A questo tipo di domande risponde più esplicitamente l’Atlante dell’immigrazione in Italia, un agile libro della Società Geografica Italiana apparso quasi contemporaneamente al dossier.
È stato curato da Fabio Amato, docente dell’università Orientale, e pubblicato dall’editore Carocci (Roma 2008, pp.139, euro 13,50). Anche grazie agli accertamenti del dossier, il curatore dell’Atlante mette in relazione i dati disponibili sull’immigrazione con la percezione che di essa si ha in Italia. Il fenomeno dei migranti nella sua consistenza statistica, viene inquadrato nei dinamismi della geografia politica ed economica dell’età contemporanea avanzata. Si potrebbe dire, semplificando il pensiero del curatore, che gli Stati, avendo perso il controllo della circolazione delle merci e dei capitali, trovano nel controllo della circolazione delle persone e dunque delle frontiere una loro ragion d’essere politica, tanto più ostentata e drammatizzata quando più debole è la loro possibilità reale di governo dell’economia e del mercato su scala europea e mondiale. Nell’ottica di questo libro, dunque, gli stereotipi con cui in Italia si discute di solito di migranti sono una sorta di spettacolo compensativo, affidato ai grandi mezzi di comunicazione, con cui la politica rafforza se stessa, ora alimentando la paura dello straniero, ora presentandosi come apparato organizzato in grado di offrire sicurezza.
Di grande interesse è anche il tentativo di leggere il fenomeno dei migranti «come in uno specchio», a partire cioè dalle caratteristiche del territorio di arrivo. In questa ottica, sia nell’Atlante sia nel dossier,il Mezzogiorno d’Italia e in particolare la Campania sembrano riprodurre in una nuova veste antiche differenze e anomalie rispetto al centro e al Nord d’Italia. Questi due libri dicono con chiarezza che se non vogliamo farci del male dobbiamo necessariamente abituraci alla complessità del mondo, dobbiamo tutti usare il cervello e non le viscere e che dobbiamo sempre diffidare di ciò che conosciamo attraverso la paura.