Carocci editore - Le eresie medievali

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Le eresie medievali

Barbara Garofani

Le eresie medievali

Edizione: 2008

Ristampa: 1^, 2009

Collana: Quality paperbacks (252)

ISBN: 9788843046508

  • Pagine: 148
  • Prezzo:13,90 11,82
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In breve

Dopo le grandi contese trinitarie e cristologiche dei primi secoli, l’eresia sembra scomparire dall’Europa cristiana. Riapparirà nei primi decenni del XII secolo in forme nuove e con una forte significatività politica e sociale: è in questo periodo, infatti, che passa da reato d’opinione a vero e proprio crimine penale.
La storia dell’eresia vede il moltiplicarsi delle esperienze religiose, dalla comparsa dei nuovi eretici nel XII secolo ai movimenti pauperistico-evangelici, come gli umiliati e i valdesi, dal catarismo alle visioni apocalittiche di Gioacchino da Fiore e del movimento dolciniano di fine Medioevo. Un percorso affascinante che il volume ricostruisce con chiarezza, mettendo in luce come il diffondersi dell’eresia accompagni la crescente affermazione dell’autorità apostolica romana.

Indice

1. Il concetto di eresia / Fatti e interpretazioni: un breve percorso storiografico / L’attendibilità delle fonti / Una questione di punti di vista: eresia e ortodossia / Il definirsi dell’ortodossia e le eresie tardoantiche
2. La ricomparsa dell’eresia in Occidente dopo il Mille / Il riemergere dell’eresia nelle fonti del secolo XI / Le trasformazioni della Chiesa cattolica e l’affermazione del primato papale / Il secolo XII e i novi haeretici / La dimensione politica: Arnaldo da Brescia / L’eresia da reato di opinione a crimine penale
3. I movimenti pauperistico-evangelici / Da eretici a monaci: gli umiliati / La predicazione valdese e la disobbedienza verso la gerarchia ecclesiastica / Orientamenti e differenziazioni del movimento valdese / Il movimento religioso femminile e il beghinismo
4. I catari: la creazione di una Chiesa antagonista? / Alle origini della dottrina catara: il problema del dualismo / Luoghi, tempi e linee di sviluppo di un’eresia / Una forma di repressione estrema: la crociata contro gli albigesi / La donna nel catarismo e nel valdismo
5. Le visioni apocalittiche e le attese della fine / Gioacchino da Fiore e l’età dello Spirito / Gerardo Segarelli e gli apostolici / Dolcino e le profezie apocalittiche / Guglielma e la nuova età dello Spirito al femminile / Manifestazioni individuali e collettive in attesa della fine
6. L’opposizione alle forme di devianza / L’apostolato dei Mendicanti: una pastorale di restaurazione dell’egemonia cattolica / La militia Christi in una società persecutrice / La regolarizzazione della repressione: l’inquisizione e i suoi sviluppi / La legislazione antiereticale e l’uso politico dell’accusa di eresia
Bibliografia
Indice analitico

Recensioni

Massimo Vallerani, L'Indice dei libri del mese, 01-03-2009
Le recenti e meritate disavventure del libro di Ariel Toaff, Pasque di sangue, hanno mostrato bene quanto sia pericolosa e difficile una lettura ingenua delle fonti inquisitoriali per ricostruire credenze e comportamenti devianti del passato. La capacità di quelle fonti di creare oggetti artificiali, e di infondere una falsa certezza sulla realtà delle credenze che si vogliono condannare (in quel caso i riti di sacrificio dei bambini cristiani da parte delle comunità ebraiche), spaventa se ancora oggi, a distanza di secoli, storici di professione si fanno ingannare dal gioco di specchi creato dal meccanismo diabolico degli interrogatori inquisitoriali (con le domande che "diventano" risposte). Naturalmente, questo vale anche per le eresie medievali, anzi soprattutto per queste, perché, forse non molti sanno, per tutta l’età medievale (dal secolo XI al XIV) non esiste nessuna fonte originale di provenienza autenticamente "ereticale". Il grande castello della storia dell’eresia in Occidente è costruito su materiale di esclusiva provenienza inquisitoriale: storie, trattati, processi, abiure di ex eretici, bolle pontificie, decreti imperiali e altro ancora. Le dottrine sono trasmesse da giudici e inquisitori, spesso ex eretici convertiti, che parlano "al posto" degli eretici o fanno parlare imputati sotto tortura. Anche dell’eresia per eccellenza, quella catara (la terribile contro-chiesa guidata da un nucleo elitario di "perfetti" caratterizzati da un feroce ascetismo che arriva fino al suicidio programmato), non rimane di originale, che un breve testo con alcuni passi scelti del Vangelo: un po’ poco, per una "chiesa" che era guidata da vescovi e da un papa, e che solo nella campagna veronese annoverava, secondo i calcoli degli inquisitori, più di millecinquecento adepti. Nulla ci resta dalle migliaia di fedeli catari delle città occitane, duramente segnate da una repressione militare condotta dalla chiesa e dal re di Francia nei decenni iniziali del Duecento; e nulla delle centinaia di adepti nelle sviluppate e tolleranti città italiane, più volte condannate per avere non solo protetto gli eretici, ma addirittura averli scelti come guida politica. Di Dolcino, l’eretico più famoso del medioevo italiano, abbiamo solo tre "lettere", fortunosamente conservate (e riscritte) nel trattato del più importante inquisitore del primo Trecento, Bernardo Gui, intento a classificare tutte le possibili eresie del suo tempo. Insomma, esiste un macroscopico problema di documentazione nella storia ereticale: l’oggetto che si vuole studiare non ha vita autonoma, ma è stato ridefinito dagli stessi persecutori incaricati di cancellarlo. La storiografia recente, soprattutto quella francese e inglese, da tempo sta ripensando le categorie interpretative da usare negli studi sul fenomeno ereticale. Non per negarne in blocco l’esistenza, ma per capire che cosa era "eresia", in che cosa consistevano quelle dottrine che i giudici hanno represso senza pietà, convinti di dover estirpare un male così enorme e diffuso da giustificare l’uso della forza e l’eliminazione fisica dei peccatori.
Il libro di Barbara Garofani, con un linguaggio piano e di grande chiarezza, riesce a coniugare i risultati di questa recente revisione storiografica dell’oggetto-eresia con una presentazione informata delle principali dottrine condannate. Si muove con equilibrio coraggioso fra la natura costruita dell’eresia e la ricerca del dato oggettivo che poteva apparire eretico agli occhi dell’inquisitore: un modo di leggere il Vangelo al di fuori e contro la gerarchia ecclesiastica, praticato in alcuni circoli di chierici del secolo XII; la pretesa di partecipare del mistero religioso da parte di gruppi di laici alfabetizzati del primo Duecento; o, ancora, la fascinazione esercitata dalla vita "apostolica" condotta da centinaia di asceti simil-monaci che attraversavano le campagne e le città dell’occidente medievale; e forse la diffusione di credenze "materialiste" derivate da una lettura estrema delle sacre scritture, che finivano per attribuire al male una sostanza simile a quel la divina.
Un insieme di dottrine, di atteggiamenti e di persone estremamente variegato, il più delle volte intensamente cristiano, ma esterno alla strutture della chiesa. Verso questo mondo fatto di persone ed esperienze così diverse, la chiesa ha adottato una politica repressiva a più livelli e, soprattutto, ha condotto una grande operazione di "classificazione" violenta, trasformando le credenze in dottrine, i gruppi in sette, le persone in eretici. L’operazione è riuscita. La naturalezza con cui ancora oggi parliamo di "eretici" come di individui realmente diversi dai credenti ortodossi ci dice quanto sia duratura la costruzione culturale della dissidenza religiosa da parte delle istituzioni medievali. Forse il libro di Barbara Garofani può servire da guida per chi voglia capire la differenza, se esiste, fra una persona e una persona condannata.
Nicola Di Mauro, Il Nostro tempo, 07-06-2009
«La nostra con conoscenza degli eretici medievali dipende soprattutto da quanto di loro è stato detto e scritto dagli avversari o da chi, fra i cosiddetti eretici, è in seguito rientrato a far parte dell’ortodossia. La documentazione (costituita per lo più da cronache, atti di sinodi, manuali degli inquisitori, testimonianze rilasciate in ambito processuale dagli inquisiti per eresia, scritti di polemisti o eresiologi cattolici, lettere pontificie) risulta dunque spesso lacunosa e incerta. Si tratta per lo più di  visioni parziali, proprie di autori cattolici che non si sono preoccupati di descrivere in modo completo l’intero sistema dottrinale degli eretici, quanto piuttosto di illustrarne a titolo di esempio alcuni comportamenti con l’intento di inserirli nel mondo dell’eresia e di sottolineare la pericolosità per chi li circondava». Questo brano, tratto dal saggio storico «Le eresie medievali» (Carocci ed., Roma, 2008, pp. 145, 13.50 euro) della studiosa medievalista Barbara Garofani, fornisce la chiave di lettura di tutto i libro, incentrato su un’indagine puntuale e ben calibrata del mondo ereticale, che si è affacciato lungo i secoli del Medioevo, intensificandosi in particolare a partire dal XII secolo fino agli inizi del Cinquecento. Tramite un’analisi che ripercorre le vicende storiche e drammatiche di personaggi e movimenti religiosi, persuasi di distaccarsi dalla Chiesa di Roma per ragioni legate a un’esigenza etica piuttosto che dottrinale di una corrispondenza evangelica più rispettosa della letteratura del Nuovo Testamento (temuta e osteggiata da vescovi e papi dell’epoca come fortemente concorrenziale all’ortodossia dominante), si snodano lungo le pagine del saggio i vari protagonisti e iniziatori di una fede cristiana alternativa, che sarà combattuta aspramente e con metodi anche violenti, non solo discriminatori, dal papato e i suoi coadiutori (gli inquisitori domenicani e francescani: il Sant’Uffizio). Vengono dunque illustrati e descritti, con estrema chiarezza e sorprendente ricchezza documentaria, fenomeni quali la predicazione valdese, il beghinismo, il catarismo, il pensiero di Gioacchino da Fiore e di Dolcino. La critica storica e storiografica presente nel volume tende, inoltre, a passare in rassegna l’antagonismo ereticale religioso del periodo medievale anche da una prospettiva squisitamente politica, strumentale al tipo di reazione inquisitoriale che ne conseguì, come avvenne, per esempio, con l’esperienza della crociata contro gli albigesi. Il volume si propone di affiancare a una lettura storico-culturale chiara e agevole, anche l’utilissimo supporto delle fonti, cioè i documenti e la storiografia più recente. La pubblicazione offre una panoramica di sintesi, rivolta non solo a un pubblico di specialisti, ma anche a chi è desideroso di conoscere qualcosa di più sulla realtà del pensiero e del costume religioso cristiano, che si sviluppò in Europa tra il V e il XV secolo.