Carocci editore - Aldo Capitini / Walter Binni. Lettere 1931-1968

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Aldo Capitini / Walter Binni. Lettere 1931-1968

Aldo Capitini / Walter Binni. Lettere 1931-1968

Introduzione di Mario Martini

a cura di: Lanfranco Binni, Lorella Giuliani

Edizione: 2008

Ristampa: 1^, 2010

Collana: Epistolario di Aldo Capitini

ISBN: 9788843044481

  • Pagine: 196
  • Prezzo:19,10 16,24
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In breve

Il rapporto epistolare tra Aldo Capitini (Perugia 1899-1968), il filosofo della compresenza, dell’omnicrazia e della nonviolenza, e Walter Binni (Perugia 1913 - Roma 1997), uno dei grandi maestri italiani della critica letteraria, si sviluppa nell’arco di un quarantennio, dal loro primo contatto nel 1931 fino alla morte di Capitini. Il dialogo tra i due è ininterrotto, anche se scarsamente documentato da lettere fino al periodo della Liberazione (in quegli anni, soprattutto fra il 1936 e il 1938, e tra il 1939 e il 1945, la loro frequentazione era quotidiana: abitavano entrambi a Perugia, insieme erano impegnati nella cospirazione antifascista e nella elaborazione della proposta culturale e politica del ’liberalsocialismo’). Dal dopoguerra (Binni è deputato dell’Umbria alla Costituente, poi dal 1948 è docente universitario di letteratura italiana a Genova, quindi a Firenze e a Roma; Capitini nel 1946 torna a Pisa come docente, per poi insegnare nelle università di Cagliari e infine di Perugia) si scrivono frequentemente: le lettere hanno accenni talvolta illuminanti a temi e questioni che saranno poi discussi nei loro incontri diretti. Del consistente carteggio viene qui pubblicata una selezione che intende restituire i percorsi del lavoro intellettuale e della intensa produzione di due protagonisti della vita politica e culturale del Novecento e che rende pienamente la complessità di una relazione a più dimensioni, da cogliere appunto per tracce, frammenti, punti di fuga.

Indice

Introduzione di Mario Martini
Nota dei curatori
Carteggio Capitini-Binni
Indice dei nomi

Recensioni

Giorgio Boatti, tuttoLibri La Stampa, 29-11-2008
Per arrivare alla stanza dove lavorava Aldo Capitini – a lungo isolato profeta della non violenza e tra le voci più irrinunciabili di uno spicchio ancora poco frequentato del Novecento – occorreva arrampicarsi per centotrè scalini, quelli che portavano al suo studio, collocato dentro la torre campanaria del palazzo comunale di Perugia. Lì accanto, nella sobria abitazione che pareva sospesa sui tetti, suo padre, custode appunto del campanile municipale di Perugia, aveva trovato alloggio, con la famiglia.
In quell’ambiente spoglio – un tavolo tenuto perfettamente in ordine, un divanetto rosso, la grande finestra sui monti che spesso si aprivano verso Assisi – Capitini, nato nel 1899, era tornato nei primi Anni Trenta quando, rifiutandosi di aderire al fascismo, aveva perso il lavoro di segretario presso la Scuola Normale di Pisa dove aveva compiuto le prime e fondamentali esperienze di un lavoro intellettuale di prim’ordine che lo aveva messo in contatto con altri uomini liberi dai condizionamenti dei totalitarismi. E a quella torre Capitini, anche quando si trova a insegnare pedagogia all’università di Cagliari, torna non appena possibile, tenendosi in contatto – grazie a un’inesauribile attenzione e a un attivissimo epistolario – con tutto quanto di veramente rilevante e innovativo sta emergendo nella fragile democrazia appena risorta in Italia. Così quando nel 1952 in uno sperduto paese del Palermitano il giovane sociologo triestino Danilo Dolci, davanti all’ennesima morte per fame di una bimba di pochi mesi, dà inizio alla sua protesta non violenta, astenendosi dal cibo, Capitini non perde tempo e gli scrive, appoggiando apertamente ma, anche, intimandogli di non mettere a repentaglio la propria vita in quella che deve rimanere un’azione dimostrativa. Ha così inizio la feconda collaborazione, non priva talvolta di decise prese di distanza, tra i due maggiori esponenti della cultura della non violenza italiana. Ora – per iniziativa della Fondazione Centro Studi Aldo Capitini di Perugia che ha dato inizio alla pubblicazione, presso l’editore Carocci di Roma, dell’epistolario capitiniano – si può disporre di due tasselli fondamentali dell’ampia opera di orientamento svolta dal filosofo perugino nel corsi di vari decenni. Il primo volume ( pp.194, € 18,60) curato da Lanfranco Binni e Lorella Giuliani, raccoglie – di Aldo Capitini e Walter Binni – le Lettere dal 1931 al 1968 (anno nel quale Capitini muore per le complicazioni di un intervento chirurgico). Ancora più emblematico è il secondo volume (pp.278, € 25,50), pubblicato sempre da Carocci e curato da Giuseppe Barone e Sandro Mazzi, che di Capitini e Danilo Dolci, raccoglie le Lettere 1952-1968.
Tanti gli spunti rilevanti. Di particolare interesse sono ad esempio i serrati scambi tra i due attorno al tema del digiuno, non solo come modalità di protesta ma come testimonianza spirituale da opporre alla grettezza di una classe dirigente sorda e disattenta. Altrettanto importanti sono – nelle lettere d’inverno ’57-’58 – le franche osservazioni di Capitini rispetto al Premio Lenin che da Mosca si decide di assegnare a Dolci per l’attività di riscatto sociale svolta in Sicilia. Un riconoscimento a rischio di strumentalizzazioni,s ventate da Dolci, in parte, grazie anche ai consigli e alla saggia lungimiranza di un profeta che – naturale, visto dove abitava – sapeva stare in campana. Soprattutto contro le insidie del potere, qualunque fosse il suo colore.
Giuseppe Moscati, Avanti!, 16-12-2009

L’anno che si sta chiudendo ci lascia diverse tracce interessanti per il cammino della nonviolenza. Parlare di quest’ultima a livello di ricerca, di studio e approfondimento, quindi anche di fondazione filosofica vera e propria, allo scopo di sostanziare il più possibile la strategia nonviolenta, non è certo cosa facile e tuttavia più di un passo significativo in questa direzione è stato compiuto nell’arco del 2009. Intanto si è chiuso un biennio molto importante per la figura e l’opera di Aldo Capitini, sul quale si sono concentrate le attività - riccamente diversificate nella loro produzione di eventi e non solo di eventi - del comitato regionale per le celebrazioni del quarantennale della morte del filosofo perugino. Convegni, presentazioni di volumi, giornate di studio (la prima in assoluto dedicata dall’Associazione Nazionale Amici di Aldo Capitini ai giovani studiosi di Capitini), letture pubbliche (una su tutte quella di Ascanio Celestini a Perugia), promozioni del pensiero capitiniano tra i ragazzi e nelle scuole, un concerto commemorativo di grande prestigio. Davvero molto è stato fatto in tal senso dal suddetto comitato e adesso non si può che sperare che i semi piantati portino presto germogli preziosi. Un posto a parte, poi, lo merita senz’altro un ambizioso progetto editoriale della Fondazione Centro studi Aldo Capitini, coordinato da Mario Martini, che di tale Fondazione presiede il comitato scientifico. Il progetto mira a pubblicare l’intero, sterminato epistolario capitiniano: già tre sono i volumi pubblicati finora, che tanto hanno da offrire agli studiosi e in generale a chi voglia "rileggere" un importante spaccato della storia socio-culturale del Novecento italiano. Le corrispondenze di Capitini con Walter Binni, con Danilo Dolci e con Guido Calogero sono uscite a cura, rispettivamente, di Lanfranco Binni e Lorella Giuliani, di Giuseppe Barone e Sandro Mazzi, di Thomas Casadei e del sottoscritto. Ma tanto ancora c’è da fare, con dietro nomi di primo piano della scena politica (Pietro Nenni e tanti altri esponenti del mondo socialista e liberalsocialista) e di quella culturale come Norberto Bobbio, Gianfranco Contini, Ernesto de Martino, solo per ricordarne alcuni. Venendo alle altre novità in libreria, oltre ai tre citati volumi dell’epistolario (tutti editi da Carocci) e dovendo giocoforza restringere il campo all’interno di un’offerta editoriale molto "colorata" di nonviolenza, vanno segnalati almeno due studi, entrambi apparsi per i tipi della Levante. Uno, quello di Gabriella Falcicchio (ricercatrice dell’Università di Bari), è di taglio pedagogico e rimarca la cifra essenziale del pensiero educativo capitiniano, vale a dire l’apertura: si intitola "I figli della festa. Educazione e liberazione in Aldo Capitini". L’altro volume ragiona invece sul Dio gandhiano e ha infatti per titolo proprio "Il Dio di Gandhi": ne è autore Antonio Vigilante (docente di Scienze sociali), il quale ha ricostruito attentamente gli intrecci di religione, etica e politica nel Mahatma anche a partire da una ricognizione dei più recenti studi gandhiani. Un anno dunque ignificativo per la nonviolenza, questo 2009, ora chiediamo altrettanto - se non di più - al nascente 2010.