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Testimoni del non-provato

Raffaella Di Castro

Testimoni del non-provato

Ricordare, pensare, immaginare la Shoah nella terza generazione. Prefazione di Clotilde Pontecorvo

Edizione: 2008

Ristampa: 3^, 2015

Collana: Studi Storici Carocci (130)

ISBN: 9788843044443

  • Pagine: 328
  • Prezzo:26,00 22,10
  • Acquista

In breve

In questo libro parla l’ultima o “terza" generazione di ebrei ad aver ricevuto – da nonni o da genitori all’epoca bambini – una trasmissione diretta della memoria delle persecuzioni fasciste e naziste. Non per costruire un archivio in cui depositare l’“ultimo testimone", di agnosticare i sintomi transgenerazionali del trauma o costruire un’appartenenza a partire dalla memoria. Piuttosto, per cercare un orientamento in mezzo a intricati e stratificati paradossi, difficili incontri tra identità e differenze. Memorie del come se, al tempo stesso troppo interne e troppo esterne, troppo note e mai abbastanza conosciute. Più che memorie, un «marasma non ben elaborato» di «sentimenti contrapposti» che «si incrostano attorno alla memoria». Come una «spugna» che tenta di «accogliere qualsiasi cosa», un «cancro» che distrugge le cellule vitali o una «Sfinge» che resta muta. «Muri» o «scrigni» di memorie che improvvisamente si aprono e altrettanto repentinamente rischiano di richiudersi. Prendendo le mosse dalle sue stesse memorie del non-provato di ebrea di terza generazione come i suoi intervistati, l’autrice, grazie agli apporti metodologici della filosofia, della storia orale, dell’ebraismo e della psicoanalisi, invita allo sguardo critico nei confronti del rischio, per la memoria della Shoah, di congelarsi tra i due estremi di una sintomatica memoria-trauma, sempre meno comunicabile e rappresentabile quanto più ci si allontana dall’evento, e di una memoria-dovere sempre più immemore della sua stessa storia, nel compito impossibile a cui inchioda le nuove generazioni.

Indice

Presentazione di Clotilde Pontecorvo
Una citazione come premessa
Ringraziamenti
Procedure e simboli di trascrizione delle interviste
Parte prima
Preistoria
1. La “terza generazione" sono io
2. Angosce di chi non c’era
Parte seconda
Storia
3. Al di là del dovere di memoria
Provocazioni e precauzioni/L’etica al di là della memoria? (Lévinas, Yerushalmi)/La memoria come dovere e come rischio (Levi)/Le “amnesie" del dovere di memoria
4. Dentro il dovere di memoria
Il dovere-bisogno/Il terribile segreto/Il dovere-diritto/Amnesia collettiva/Dovere metafisico
5. Ricordare la memoria
Memoria e memorie (Freud)/Il dovere di memoria al servizio del «principio di piacere»
(Freud)/ La rimozione della coazione a ripetere (Conan, Rousso, Ricoeur)/Ritmi di memoria: ripetere, tessere, scavare (Benjamin, Robin)/Idolatrie sulla Shoah (Santer, LaCapra)/Salvare la memoria dalla sua catastrofica trasmissione
(Benjamin)
Parte terza
Post-storie
6. La “terza generazione"
7. Memorie del come se
Come loro/Come tra “Auschwitz" e “Sinai"/Come tutti i giorni/Come dire/Come una frustrazione/Come saturare/Come non fosse stato/Come se stesso
8. Sulla mia pelle
Senza confini/Albero genealogico/La storia infinita/Sassi che germogliano/Nati per miracolo/Con gli occhi dei genitori bambini/Senza abbraccio
9. Nomi
Come ti chiami?/Con il nome dei nonni/Iscriversi nel nome/Con il nome sulla porta
10. Memorie che si “incrostano"
Immagini di memoria/Con le vesti del nazismo/Nella mia testa/Télescopage/Scrollarsi di dosso il peso
11. Adozioni
Strategie di avvicinamento/La cesta dell’identità/Come…mio figlio/Foto che respirano/Figlio della Shoah
12. Ribaltamenti
Crescere col racconto/Crescere sotto un velo di silenzio/Scrigni/Luci della ribalta/Come un silenzio interiorizzato/Muri/Missioni impossibili/Come un’idea della mia testa
Abstract

Recensioni

, Shalom, 01-11-2009
Il mio ricordo risale proprio alla preistoria…mi sembra che do sempre, do quando prendevo il lotte, do quando sono nato, c'ero questo racconto…Improvvisamente mio mamma piangevo e raccontava che si ero nascosta… Sono le parole di Raffaella Di Castro che aprono il suo libro Testimoni del non provato, un testo nato dall'esigenza di colmare un buco nella storiografia attuale sulla shoà come si confronta la terza generazione con la persecuzione nazista? Come tramandare Auschwitz nella sua integra verità e drammaticità? L'imperativo categorico della tradizione ebraica e "zachor" ricorda il male che ti fece Amalek, e trasmetterlo alle generazioni future. Ebbene, questo e quanto fa il libro di Raffaella Di Castro attraverso i racconti della "terza" generazione dei sopravvissuti allo sterminio E' un testo denso e interessante, che apre prospettive nuove nella ricerca e nello studio della shoà e di come essa sia stata tramandata di padre in figlio In queste pagine parla l'ultima generazione, che ha ricevuto dai nonni o dai genitori - allora ancora bambini - una testimonianza diretta delle persecuzioni nazifasciste Non è un libro che vuole semplicemente archiviare le ultime testimonianze, ma piuttosto cerca di uscire dal labirinto della memoria umana per non rimanere eternamente vittime e succubi del trauma nazista, pur ricordando sempre. Il libro raccoglie 23 interviste di giovani ebrei romani della terza generazione, tra i 30 e i 40 anni, ed e stato realizzato grazie al Fondo Internazionale Assistenza alle Vittime delle Persecuzioni Naziste, fondo gestito dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. L'autrice ha condotto parallelamente un saggio storico - o un viaggio attraverso la memoria - e un saggio filosofico riagganciandosi a Walter Benjamin, per i termini chiave intorno ai quali è strutturato il testo, pre e post-storia sono espressioni che vogliono sintetizzare i molteplici strati e livelli di questo lavoro che ha come unico filo conduttore la shoà come passato e presente, storia e memoria, memoria individuale e memoria collettiva. Ma tra le muse ispiratrici compare anche la studiosa Marianne Hirsh, che parla di post-memoria per descrivere le esperienze di figli e nipoti di sopravvissuti in relazione ai traumi dei loro parenti, esperienze che essi ricordano solo come le storie e le immagini in cui sono cresciuti, ma che sono così potenti e monumentali da costituire memorie in senso proprio; sono esperienze che rappresentano una ferita aperta, con cui confrontarci e che continuano a riguardarci e a richiedere di "lavorarci su" per poterle arginare di volta in volta, pur riconoscendole nei multiformi aspetti ed effetti di lunga durata. Anche la stessa Haggadà di Pesach, che ci racconta l'esodo in quanto momento fondante del popolo ebraico a scapito di sofferenze e lutti, insegna a guardare avanti, a uscire allo scoperto in quanto popolo libero che vive si col ricordo del male, ma non in sua funzione. Speriamo che il libro di Raffaella Di Castro apra un varco nel muro della memoria ci insegni a vivere il nostro ebraismo non solo in funzione della shoà, ma anche di tutti i suoi valori postivi.