Carocci editore - Buovo d'Antona

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Buovo d'Antona

Buovo d'Antona

Cantari in ottava rima (1480)

a cura di: Daniela Delcorno Branca

Edizione: 2008

Collana: Biblioteca Medievale Testi

ISBN: 9788843044412

  • Pagine: 224
  • Prezzo:19,00 18,05
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In breve

La romanzesca vicenda di Buovo d’Antona (inizialmente autonoma, in seguito collegata al ciclo genealogico dei "Reali di Francia") conobbe — a partire dal Duecento e fino all’Ottocento — uno straordinario successo non solo nell’originaria area francese, ma anche in Italia e in vari paesi europei. Si tratta di un vero concentrato di "topoi" narrativi di ascendenza sia colta sia popolare e fiabesca: da quello oresteo (immortalato dall’Amleto di Shakespeare) del figlio che deve vendicare il padre sulla madre adultera e sull’amante usurpatore, a quelli dell’infanzia perseguitata, dell’aiutante con caratteristiche magiche, dell’amata perduta e riconquistata, della disperazione e ricomposizione del nucleo familiare. Fra le varie versioni italiane (franco — italiane, toscane, venete), l’unica finora diffusa era quella tardotrecentesca in prosa del IV libro dei Reali di Francia di Andrea da Barberino. Si presenta qui per la prima volta una diversa redazione, padano — veneta, secondo il testo in ottave della più antica edizione a stampa (Bologna 1480). È un poema cavalleresco dove i colpi di spada sono bilanciati dalle tinte domestiche e fiabesche, dall’efficace ritmo narrativo ricco di effusioni patetiche come di elementi comico — grotteschi.

Indice

Abbreviazioni e sigle
Introduzione  
Un romanzo di successo/La tradizione italiana/La redazione del 1480
Appendice. Il Buovo di Gherardo di Claudio Cavazzuti  
Nota al testo
La tradizione/Criteri di edizione
Bibliografia
Notizie generali/La tradizione italiana/Per una lettura di Buovo 1840: la tradizione canterina ed epico-romanzesca
Buovo d’Antona (Buovo 1480)
Note

Recensioni

Nicola Morato, Medioevo Romanzo, 01-07-2009
Dopo i Cantari fiabeschi arturiani (Carocci, 1999), Daniela Delcorno Branca propone il testo di una delle redazioni italiane in versi della vita e delle avventure di Buovo d’Antona, indicata come Buovo 1480. Si tratta di un filone di studi che annovera i contributi di Rajna e Dionisotti, e che ha già portato alla pubblicazione di un certo numero di redazioni di questa geste (Rajna 1872, 1887, 1888; Rehinold 1911-1912; Vandelli- Gambarin 1947; Rosellini 1986). Il libro giunge a coronamento di quattro saggi in cui la studiosa ha ricostruito le vicende della tradizione soprattutto italiana, manoscritta e a stampa, segnalando alcuni testimoni ancora ignoti. L’introduzione consta di tre paragrafi, dal generale al particolare: diffusione e fortuna europea del Buovo (pp. 15-18), le versioni italiane (pp. 18-22), la redazione Buovo 1480 (pp. 22-25), un’appendice sul Buovo di Gherardo, affidata a Claudio Cavazzuti (pp. 27-32). Segue la nota al testo (pp. 33-40), con il censimento degli incunaboli che attestano il Buovo 1480 e delle ristampe cinquecentesche; i criteri di edizione; alcuni essenziali rilievi sulla lingua; una rapida esposizione delle modalità e finalità del commento. L’edizione si fonda su un esemplare della stampa veneziana del 1489 (= B; non sulla princeps bolognese del 1480 = A, come si potrebbe fraintendere leggendo il retro della copertina), scelta sulla base della completezza del testo e della plausibilità della lezione. «Non si è tuttavia rinunciato a un ricorso sistematico alla princeps in presenza di evidenti errori e corruttele di B, mentre se ne è rigorosamente mantenuta la lezione qualora fosse accettabile dal punto di vista della lingua e del significato » (p. 34). Sebbene il testo – in una collana che si presenta in primis con intento divulgativo – non sia corredato da un apparato sistematico (le varianti di A che citeremo piú sotto sono frutto di un nostro controllo sull’esemplare unico dell’Arsenal), l’editrice ha nondimeno effettuato una collazione completa di A e B, ed è intervenuta con misura sul testo di B, anche in materia di rima e di oscillazione prosodica, fornendo un elenco delle correzioni operate sulla base di A (pp. 34-35). Massima cautela e fedeltà al testimone di base sono un criterio doveroso di fronte ad un’ottava instabile quale è quella di Buovo 1480. L’endecasillabo vi subisce il trattamento tipico della tradizione canterina, con una forte variabilità prosodica nel centro, a cavallo tra primo e secondo emistichio. Cosí si mantiene, per adesione al documento, il testo di B anche in casi di eccedenza prosodica quali: «ognun giostrava sí vigorosamente» contro l’ortometria di A che non presenta « sí» (IV 40 8); o ancora, B: «perciò che sei gentile como a me pare» contro A: «Perciò che sei gentil e ciò a mi pare» (VI 7 3). Tuttavia l’obiettivo dichiarato non è soltanto quello di proporre l’edizione interpretativa di un testimone unico, ma di fornire un testo che tenga conto della tradizione pluritestimoniale di Buovo 1480 nel suo insieme, onde evitarne le innovazioni manifeste. Di qui l’opportuna decisione, a livello di struttura del testo, per cui « si è omessa la giunta finale introdotta a partire dalle stampe veneziane» (p. 34). In quest’ottica il confronto con A rivela una casistica interessante di microvarianti, di cui non sempre risulta agevole riconoscere la direzione. Si consideri il caso della pronuncia "mentale" del verso e quindi dell’aggiunta o sottrazione nello scritto di vocali finali in parole come allora/allor, cavaliere/cavalier, ecc. In molti casi le ragioni della scarsità o eccedenza prosodica appaiono cosí facilmente evidenti che l’editore potrebbe essere tentato di restituire il livello della lettura piuttosto che rispettare un’ininfluente se non addirittura fuorviante grafia. Tanto piú che per taluni frangenti A può fornire un utile riscontro; per esempio, B: «fora de la nave e havevali anegati» ipermetro, contro A: « for de la nave» (IX 23 2); o ancora l’ipermetro «Padre, Figliol e Spirito Santo degno» può essere facilmente realizzato a mente in maniera canonica, e in A in effetti leggiamo «Spirto » (VI 1 1). Lezioni originarie “corrotte" in B o facili regolarizzazioni da parte di A? Un caso piú delicato, sempre a livello di grafia, è rappresentato dal verso: «è cosí vero che la coglia i’ sento » (XV 11 6), che dovrebbe esprimere la gioiosa frenesia di Pulicane, uomo sopra e mastino sotto, alla vista dei due figli di Drusiana. Delcorno Branca chiosa in effetti « mi sento eccitare i testicoli » (p. 205), che ritrarrebbe con realismo e comicità una tipica reazione dei cani domestici di fronte ai bambini. Nonostante la lezione sia condivisa da A e per quanto bestiale possa essere Pulicane (che tuttavia in questo episodio si dimostra umano come non mai), affiora il sospetto di un originario çoglia ‘gioia’. Oscillazioni grafiche tra g, c e z sono tutt’altro che infrequenti tanto in A che in B, e se è vero che A e B presentano quasi costantemente zoglia, in almeno un caso A attesta la forma goglia (xix 47 8). Tuttavia, non essendo possibile un riscontro con la tradizione superstite del Buovo (« le battute di Pelucane al momento del parto di Drusiana [...] sembrano frutto dell’iniziativa del canterino », p. 24), bisognerà senz’altro mantenere la lezione coglia, da interpretare forse con qualche cautela per quanto concerne la sua genesi e quindi il suo impatto sul senso. La dinamica innovativa sarebbe, invece, meglio attribuibile a B laddove una variante di A possa avvantaggiarsi di argomenti incrociati, per esempio prosodia e grammaticalità, prosodia e rima ecc. Resta in fondo non risolvibile un caso come B: «Poi diede a un altro ne la tempia / sí che lo fece de la sua vita senza » contro A: « Poi diede a un altro ne la tempia / sí ch’el feci de la vita soa sempia » (VII 1 7-8). Verosimile invece che B: « costui è quello, / figliola mia, che ci n’ha dato tormento », ipermetro e ridondante possa essere innovativo rispetto ad A: « che ci ha dato » (VIII 5 1-2). Analogamente B: «E Buovo disse: “Ben venga la mia vita" », ipermetro e ridondante (il nome ricompare subito dopo), contro A: «E lui disse » (XI 29 1, perfettamente parallelo a XI 28 8: «E lei disse »). Segnaliamo infine VIII 36 5 «Vien con voi» da leggere «Vien con noi»; a IX 23 è caduto il primo verso dell’ottava, secondo A: « Erano tuti li baruni spaciati »; analogamente in XII 18, il testo di A è: «Buovo cridava: “O Padre glorioso" »; e in XV 2, il testo di A è «Io ve lassai signor ne l’altro canto ». Delcorno Branca ha l’indubbio merito di aver fermato l’attenzione sul passaggio del testo dalla tradizione manoscritta alla tradizione a stampa, passaggio non trascurabile anche per la tradizione canterina, sebbene finora meno attentamente studiato, fornendo uno specimen a partire da un testo fascinoso e ricchissimo di risonanze letterarie e mitiche. L’edizione ne offre un commento elegante e preciso (pp. 179-216) che rende conto delle principali particolarità culturali e linguistiche, oltre a ricondurre puntualmente personaggi ed eventi ai gangli della matière de France. Delcorno Branca riesce a situare con grande esattezza il testo nello spazio letterario, insistendo non solo sulle fonti ma anche sui modelli letterari. Ricorre il riferimento all’indice dei motivi di Thompson, che diviene spunto per micro-divagazioni spesso a scavalcare il recinto dei referenti abituali. Per esempio, a ridosso della non facilmente interpretabile figura di Buovo si incrocia piú d’un possibile etimo mitico: l’eroe-semidio della chanson de geste, il giovane ingenuo alla Perceval, il predestinato, il folle, ecc. Unitamente all’attenzione per i materiali fiabeschi e mitologici, il commento si sofferma sulla particolare tournure insieme stilistica e immaginativa che la narrazione per ottave ha impresso alla materia di Francia. Si dimostra cosí come, a partire da una cultura « collettiva» e da una memoria letteraria «comune», la singolarità dell’autore sia riuscita ad attivare, proprio nell’avvalersi degli statuti del genere canterino, circuiti semantici anche imprevisti e suggerire nuove risonanze, non solo politico ideologiche ma anche intensamente liriche.
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