Carocci editore - Criminali di guerra in libertà

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Criminali di guerra in libertà

Filippo Focardi

Criminali di guerra in libertà

Un acccordo segreto tra Italia e Germania federale, 1949-1955.
Prefazione di Lutz Klinkhammer

Edizione: 2008

Collana: Saggi

ISBN: 9788843042838

  • Pagine: 176
  • Prezzo:18,70 17,77
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In breve

Nel novembre 1950 un emissario del cancelliere Adenauer, Heinrich Höfler, incontrò a Roma il segretario generale del ministero degli Esteri italiano, conte Vittorio Zoppi. Höfler chiese ed ottenne la liberazione dei criminali di guerra tedeschi condannati in Italia con sentenza definitiva. Nel giro di pochi mesi, attraverso decreti di grazia firmati dal presidente della Repubblica Luigi Einaudi, i criminali tedeschi furono scarcerati e rimpatriati in Germania in gran segreto. Nelle prigioni italiane restarono solo Herbert Kappler e Walter Reder. Dunque, non solo l’Italia condusse nel dopoguerra un numero esiguo di processi contro ufficiali e soldati tedeschi responsabili di crimini contro migliaia di civili e militari italiani, ma accondiscese anche alle richieste di Bonn per la liberazione dei pochi criminali condannati. Sulla base di una ricca documentazione d’archivio, il volume ricostruisce la vicenda dell’accordo italo-tedesco, in cui giocarono un ruolo fondamentale sia le autorità dei due paesi, desiderose di riannodare strette relazioni politiche nel quadro della guerra fredda, sia il Vaticano, attraverso soprattutto l’azione del vescovo austriaco Alois Hudal. Si mostra così come le ragioni della mancata giustizia contro i criminali tedeschi debbano essere rintracciate in specifiche scelte politiche piuttosto che in presunte carenze della magistratura militare.

Indice

Avvertenze
Prefazione. Dal perdono all’amnistia di Lutz Klinkhammer
Premessa
1. La condanna del "gruppo di Rodi" e i processi in Italia contro i criminali di guerra tedeschi
2. Salvezza per i «poveri connazionali»! 
3. Il ministero degli Affari Esteri italiano e la questione dei criminali di guerra tedeschi
4. La missione Hofler e la liberazione dei criminali tedeschi del "gruppo di Rodi"
5. Sviluppi successivi: il "caso Wagener" in Germania (1951-55)
Conclusioni
Documenti
Indice dei nomi

Recensioni

Luca Valente, il Giornale di Vicenza, 09-04-2009
Anche il vicentino ne è stato recentemente toccato, con la vicenda del vicebrigadiere delle SS Karl-Franz Tausch, indicato come "il boia di Bassano", suicidatosi lo scorso 25 settembre a Langen, in Assia, dove viveva, dopo essere stato individuato ad oltre sessant’anni dal massaacro del Grappa. Ma la questione dei criminali nazisti scampati per decenni ad ogni giudizio è in realtà assai più vasta. Di più: è una storia tipicamente italiana, con tutte le accezioni negative del caso.
Ad affrontarla in un interessante saggio è lo storico Filippo Focardi, autore di Criminali di guerra in libertà. Un accordo segreto tra e Germania federale, 1949-1955(Carocci, pagg. 176, euro 18,20). Non è una novità, questa del patto italo-tedesco dettato da convenienze diplomatico-politiche, peraltro negato un paio d’anni fa dalla Commissione parlamentare sulle stragi nazi-fasciste, le cui conclusioni hanno evidenziato invece la sola negligenza della magistratura militare: ne aveva infatti parlato lo stesso Focardi, docente di storia contemporanea alla facoltà di scienze politiche di Padova, in uno studio apparso nel 2003 su Storia contemporanea. Nel suo libro, però, la materia viene ulteriormente approfondita, contestualizzata e ampiamente documentata.
Focardi muove da un episodio relativamente minore - la condanna comminata dal tribunale militare di Roma nell’ottobre del 1948 a nove militari della Wehrmacht per maltrattamenti inflitti a prigionieri e civili italiani dopo l’8 settembre del 1943 nell’isola di Rodi - per arrivare al cuore della vicenda: nel novembre del 1950 un emissario del cancelliere Adenauer, Heinrich Hofler, incontra a Roma il segretario generale del ministero degli Esteri italiano, il conte Vittorio Zoppi, chiedendogli ed ottenendo la liberazione dei criminali di guerra tedeschi condannati in Italia con sentenza definitiva.
Nel giro di pochi mesi, attraverso decreti di grazia firmati dal presidente della Repubblica Luigi Einaudi, costoro sono scarcerati e rimpatriati in Germania in gran segreto. Tra essi anche quattro ufficiali del"gruppo di Rodi", compreso il generale Otto Wagener, responsabile dell’uccisione di numerosi prigionieri. Colui aveva detto: «Gli italiani hanno vissuto da cani devono morire».
Nelle carceri della penisola restano solo Herbert Kappler e Walter Reder. Con loro la giustizia italiana si rivela assai più dura,rifiutando ogni scarcerazione: ma è una scelta precisa e simbolica, per attirare l’attenzione popolare distogliendola dal parallelo e assai più vasto insabbiamento di storie analoghe.
Nella vicenda giocano un ruolo fondamentale sia le autorità dei due paesi, desiderose di riannodare strette relazioni politiche nel quadro della Guerra fredda, sia il Vaticano, soprattutto attraverso l’azione del vescovo austriaco Alois Hudal, rettore del collegio tedesco presso la chiesa di S. Maria dell’anima a Roma,considerato un vero e proprio emissario del governo di Bonn. Pesa anche la volontà di evitare l’estradizione dei criminali italiani richiesti dalla Jugoslavia, mentre con la Grecia vengono presi analoghi accordi segreti, nel 1948, per la scarcerazione di militari del Regio esercito responsabili di rappresaglie contro la popolazione ed i partigiani ellenici. Ma non è tutto. Non solo l’Italia accondiscende facilmente alle richieste federali per la liberazione dei (pochi) criminali condannati: nello stesso tempo istituisce un numero assolutamente esiguo di processi nei confronti degli ufficiali e dei soldati tedeschi responsabili di crimini contro migliaia di civili e militari italiani nel 1943-45. I numeri parlano da soli: a fronte dei 26 processi italiani del dopoguerra, ne vanno in scena 77 nella piccola Danimarca, dove l’occupazione fu senz’altro meno oppressiva, 91 in Belgio, 231 in Olanda, parecchie centinaia in Francia. Le condanne a morte, o perlomenoo a lunghe pene detentive, fioccano. In Italia, invece, c’è il citato insabbiamento, venuto alla luce solo a metà degli anni Novanta col ritrovamento del cosiddetto "armadio della vergogna".
In ciò sta il significato della "anomalia italiana", come sottolineato nell’autorevole prefazione di Lutz Klinkhammer. Per lo studioso tedesco quello dell’Italia è un vero e proprio "problema di coscienza", dovuto all’imbarazzo lasciato da una guerra inizialmente combattuta con la Germania hitleriana, e che i tardivi processi della magistratura - aperti negli anni Novanta – di cui sono ancora in corso istruttorie e dibattimenti, che in molti casi non potranno più portare a colpevolezze e condanne certe-non contribuiscono certo a tacitare.