Carocci editore - La rivoluzione candida

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In breve

In un percorso che si snoda tra stabilimenti industriali – Candy e Zanussi, in primo luogo – e abitazioni – che progressivamente divengono spazi più efficienti, intimi e confortevoli –, la storia 'sociale' dell'oggetto lavatrice è una storia complessa e ricca di spunti di analisi. Visti dall'oblò di una lavatrice, infatti, i complessi nodi problematici del processo di costruzione della nuova identità del paese, nel passaggio cruciale del secondo dopoguerra, appaiono inevitabilmente connessi con le profonde trasformazioni della quotidianità, dei gesti e della cultura materiale, così come degli ideali e dei valori del privato e della domesticità.

Indice

Introduzione 1.Il 'miracolo' degli elettrodomestici bianchi in Italia/Caratteri e sviluppo dell'industria italiana (1945-64)/Strategie di crescita e nuovi scenari internazionali (1964-70)/Storia di due grandi imprese: Candy e Zanussi 2.Dall'oblò della lavatrice: percorsi di domesticità tra modernità e privacy/Un rituale collettivo al femminile: il bucato prima della lavatrice/Razionalizzare uguale emancipare' La casa razionale e la genesi dell'ideologia della casalinga/Alle radici del successo della lavabiancheria: modelli di genere e cultura della casa nell'Italia degli anni cinquanta 3.Dalle fabbriche alle case di tutte le famiglie italiane/'Apparecchi elettrodomestici' e il mercato della lavabiancheria italiana/ «L'elettrodomestico del giorno»: punti di forza e limiti del mercato della lavatrice negli anni sessanta/Per piacere alle donne: politiche di vendita e femminilità 4.Incontri ravvicinati del terzo tipo. Un'amica o un alieno'/La luce dopo le tenebre. 'Civiltà delle macchine' e la meccanizzazione del quotidiano/Al servizio del progresso sociale. 'Noi donne' e la modernità tecnica (1958-63)/«Grazie Candy!». La pubblicità, la lavatrice e la libertà sorvegliata delle donne / Conclusioni. Confini / Note / Indice dei nomi.

Recensioni

, il Giornale dell'Umbria, 18-01-2010
E fu così che l’Italia si scoprì candida, nitida, linda. Per più di una volta al di, di festa e non. La traccia di una tappa fondamentale della modernizzazione italica è copiosamente indagata da un saggio recentissimo di Enrica Aquer, La rivoluzione candida. Storia sociale della lavatrice in Italia ( 1 945- 1 970), Carocci, Roma, collana "Le sfere", 2007, pagg. 202, 15,30. Guardando il mondo da un oblò, canterebbe negli Ottanta, il neotrovatore Gianni Togni, tatto frullò e centrifugò perbenino scortando la rivoluzione domestica e sociale. Inizi, naturalmente, stentati, dato che solo tre famiglie su 100 ne erano in possesso e, poi, il magnetismo di radio, televisori e frigoriferi macinava consensi in famiglia, ma ben presto il ritmo dell’adozione tecnologica cambiò. Esoticamente e tecnicamente, Candy e Zoppas certificarono la garanzia che "lavorare stancasse meno", anche se poco, meno, grazie ad un elettrodomestico dal lavoro degno d’arbeiter maschile, in realtà appendice del lavoro femminile. Mamme pazienti dovettero sopportare che la lavatrice, rata dopo rata, si trasformasse in tellurica piattaforma, dove far crollare intere teorie di soldatini airfix, oppure, si tramutasse in razzo interstellare e astronave da ingenui e arditi pionieri del cosmo.
Caterina Soffici, La Stampa, 08-03-2019