Carocci editore - Ugo La Malfa

Password dimenticata?

Registrazione

TFA e formazione

Banner

crediti formativi

Banner

Promo del mese

Banner
Banner
Ugo La Malfa

Paolo Soddu

Ugo La Malfa

Il riformista moderno

Edizione: 2008

Ristampa: 3^, 2009

Collana: Saggi

ISBN: 9788843041923

  • Pagine: 528
  • Prezzo:39,60 33,66
  • Acquista

In breve

Negli oltre trent’anni di vita pubblica, Ugo La Malfa (1903-1979), dopo l’impegno antifascista, ha operato in forze politiche di minoranza: il Partito d’Azione, prima; il Partito repubblicano, poi. Eppure La Malfa è riuscito a definire i passaggi strategici dell’Italia democratica e a dettare l’agenda del paese. Si è interrogato sulla profonda trasformazione delle economie occidentali dopo la grande crisi, esprimendo una visione interamente laica della politica e traducendola in un progetto per l’Italia di grande tensione verso la modernità europea, nello sforzo di dare al paese una democrazia solida e adulta, forte delle acquisizioni e delle realizzazioni delle sinistre democratiche occidentali.

Indice

Ringraziamenti
Introduzione
«Un abile storico eccezionalmente presbite»  
Dopo il Partito d’Azione
«Una presenza importante»
La proposta democratica
Il progetto riformatore
La pratica riformatrice
La visione strategica
1. Da Palermo a Milano
«Una giovinezza difficile in un’isola deserta»
Studente a Ca’ Foscari
«Due maestri»: Gino Luzzatto e Silvio Trentin
Con Giovanni Amendola
I primi anni dell’impegno antifascista
L’arresto del 1928
«L’Enciclopedia era in verità troppo archeologica»
All’ufficio studi della Comit
La crisi del paradigma liberale: l’«economia trascendente» della risposta
corporativa
2. Il Partito d’Azione, la Resistenza, la Repubblica
La «vita ritiratissima» di un «sovversivo accanito»
«Questo partito che non ha storia prima del fascismo»
Per la «rivoluzione democratica»
«Salire al cielo, per poi rischiare di cadere nell’inferno»: il governo
Parri
«Una battaglia di sopravvivenza»: la Concentrazione democratica repubblicana
«La via è lunga e faticosa»: l’ingresso nel pri e l’attività alla Costituente
«Dopo i quarantacinque anni anche un uomo brutto diventa il monte
Citerone»
3. De Gasperi, il centrismo e la «democrazia dissociativa»
«Fare da cuscinetto»: la riflessione sull’assestamento italiano
Nel pri tra Conti e Pacciardi
«Democrazia protetta» e «democrazia istituzionale»
Il problema politico italiano
Europeismo atlantico e missione a Mosca
Il «Mezzogiorno nell’Occidente»
Il terzo tempo: le riforme parziali dei governi De Gasperi
Ministro con De Gasperi
L’insuccesso e gli insegnamenti del 1953
4. La politica riformatrice e il centro-sinistra
«Noi ci facciamo moderni e siamo vecchi e antiquati»: la ricerca della
terza forza
La costruzione dell’Europa
Da De Gasperi a Fanfani
«L’Ungheria è il principio della fine?»
Dopo il 1956
Da Fanfani a Fanfani passando per Tambroni
Il grande progetto della Nota aggiuntiva
La proiezione internazionale del centro-sinistra
5. La lunga marcia alla conquista del pri
Il rinnovamento della cultura repubblicana
Lo scontro finale con Pacciardi
Alla guida del pri
«L’altro polo della sinistra»
Il pri nella società italiana degli anni settanta
Il congresso di Genova
Presidente del pri
6. I nuovi impegni del riformista deluso  
Il riformista deluso
I governi Moro e l’esaurimento del progetto riformatore
La «pulce che intende discutere con l’elefante»: il dibattito a sinistra
La crisi politico-sociale e il ’68
Il contrasto con Moro e l’ultima fase del centro-sinistra
Ritorno al centrismo
Ritorno al centro-sinistra
7. Con Moro e Berlinguer: l’ultima opportunità
Idee e dialoghi della crisi
Il governo Moro-La Malfa
I due modelli e lo scontro con la concezione del socialismo
craxiano
Le elezioni del 1976
La solidarietà nazionale, il PCI austerità
Le resistenze alla politica lamalfiana  
«La situazione è terribile, ma la classe dirigente non se ne avvede»
Il senso dell’elezione presidenziale
«Una terza ed ultima fase della mia vita politica»
«Requiem per La Malfa»
Abbreviazioni
Note
 

Recensioni

Enzo Cardone, La Voce Repubblicana, 06-02-2009
Con  lo storico Paolo Soddu, autore per la casa editrice Carocci del pregevole lavoro "Ugo La Malfa profilo di un riformista moderno" la "Voce Repubblicana" si è incontrata per discutere di una controversa e affascinante figure del repubblicanesimo italiano: Randolfo Pacciardi.
 
 
Professor Soddu come spiegare la "doppia vita" politica di Randolfo Pacciardi? Partigiano in Spagna contro Franco e il fascismo e risolutamente anticomunista in Patria?
Non parlerei di doppia vita politica. Pacciardi assunse un importante nell’antifascismo militante che culminò nel suo ruolo di comandante delle truppe di volontari Repubblicani contro il golpe di Franco durante la guerra civile di Spagna. Successivamente egli stesso ha sostenuto che quell’esperienza, con la dura e aspra presa d’atto della prassi dei comunisti, lo avrebbe decisamente segnato. Tuttavia, nell’immediato dopoguerra, Pacciardi non fu su posizioni anticoniuniste, ma vide anzi il Pripiù agevolmente alleato con le sinistre. Fu la guerra
fredda a murare il suo modo di vedere, con la posizione preminente in qualitàdi ministro della Difesa neigoverni di De Gasperi. Fu col centrismo che Pacciardi si irrigidì in una dimensione identitaria (Difesa repubblicana, si chiamava la sua corrente) e statica della stessa alleanza di governo (in questo senso una anticipazione di un certo modo di intendere il pentapartito), che non poteva non scontrarsi con la visione prospettica di Ugo LaMalfa.
La sua scissione dal Pri fu travagliata e dolorosa ma non penalizzò elettoralmente il partito. Merito di Ugo La Malta o scarsa possibilità di agibilità politica?
La scissione di Pacciardi non solo non penalizzò il Pri, ma gli consentì di mietere consensi in aree geografiche e sociali fino allora irraggiungibili. la modernità insita nella prospettiva politica di La Malfa trovò settori del Paese pronti a recepirla. Pacciardi guardava a una rottura, da destra, del sistema politico che, allora, non aveva fondamenti nel Paese. Qualcuno oggi sostiene che il post 1992-94 darebbe ragione a Pacciardi, anziché a La Malfa. Io credo invece che La Malfa fosse consapevole che la sconfitta di una strategia evolutiva della democrazia avrebbe creato le condizioni per un’altra Repubblica, della quale in effetti Pacciadi fu il primo ideatore, senza tuttavia mettere in conto tutto lo sconquasso etico, sociale e politico che avrebbe comportato e che era invece chiarissimo a La Malfa.
Quali rapporti politici e umani intercorrono tra La Malfa e Pacciardi? Nel suo libro “Ugo La Malfa profilo di un riformista", le differenze caratteriali e politiche tra i due paiono fortissime.
I rapporti tra La Malfa e Pacciardi, buoni al momento dell’ingresso degli ex azionisti nel Pri, peggiorarono fino a divenire inesistenti. La corrispondenza svoltasi nell’ultimo periodo della vita di La Malfa sul possibile reingresso di Pacciardi nel Pri testimonia preoccupazioni sistemiche sempre vive nel leader siciliano. A Pacciardi apparvero affatto ingenerose le condizioni poste. La Malfa al contrario, riteneva che solo abiurando alle posizioni antisistema sostenute con Nuova Repubblica e poi con il coinvolgimento nei disegni di Edgardo Sogno, Pacciardi potesse essere riammesso nel Pri. Anche sotto questo profilo emergono progettualità e respiro strategico di La Malfa e, se si vuole,anche I’intransigenza conseguente la visione, secolarizzata della politica.
Profossor Soddu, quanto è stato influenzato dal pacciardismo il Partito repubblicano italiano?
Personalmente non ho mai creduto alla tesi secondo la quale Pacciardi sarebbe stato un’anomalia del repubblicanesimo italiano. Intanto la sua lunga vicenda politica si intreccia profondamente con il Pri e poi, egli, nel momento del conflitto con La Malfa ne interpretò la componente più rigidamente identitaria, che nei conflitti del passato con le altre culture politiche trovava le ragioni della difesa di una posizione. Mi pare tutto sommato una componente sotto questo aspetto, ancor oggi viva operante.
Che dire del Pacciardi privato? È risaputo che rubava le donne a Hemingway!
Non ne so molto, se non le leggende e le voci che circolano sudi lui. Più in generale, penso che privato e pubblico non sianoseparabili e che non si possa comprendere l’uno senza l’altro aspetto.
In ogni caso è illuminante che si affermi che "rubava" le donne a un’altra celebrità. Mi sembra lutto sommato spia di  una sua fragilità.
Per concludere, non può mancare una domanda d’attualità politica. A suo parere la Costituente liberaldemocraticaavrà successo nel Paese? Soprattutto: a chi dovrebbe rivolgersi?
Non saprei dirle francamente se avrà successo o meno. Quel che so è che la morte dei soggetti costituenti, caso unico in Europa, ha aperto un lungo e compiuto, di ricostruzione delle strutture politiche del Paese. Nel momento della sua maggiore crisi, esso si è misurato con la debolezza spaventosa della politica, complicando un quadro doloroso percorso, non ancora
compromesso, almeno a partire dalla drammatica conclusione della solidarietà nazionale, verso tragico punto di svolta della nostra vicenda democratica. Riguardo ai soggetti economici e sociali, penso con Salvemini che i partiti delle moderne società di massa, checché affermino, si rivolgono a diversi soggetti economici e sociali, perché il politico è un aspetto molto più vario e articolato della dimensione di ceto. Ancor oggi i partiti dovrebbero saper parlare al Paese con un progetto capace di individuare soluzioni per le gravissime questioni che attanagliano l’Italia e il mondo contemporaneo.
Aglaia Paoletti Langé, Nuova Antologia, 01-03-2009
La grande crisi economico-finanziaria del nostro mondo globalizzato, restituisce attualità a una delle figure più significative della storia d'Italia nella seconda metà del Novecento. Ugo La Malfa merita infatti di non cadere nell'oblio, quell'oblio in cui un tempo senza memoria tende inevitabilmente a relegare i suoi padri. Questa ricerca di Paolo Soddu ha l'ambizione di riportare all'attenzione degli italiani di oggi, un po' troppo timorosi e distratti, l'esemplare lezione politica dell'esperienza lamalfiana. Mai come adesso, proprio perché lamentiamo l'assenza di regole nell'economia planetaria, dovremmo riflettere sul rigore di un uomo che considerò sempre il senso morale inseparabile dalle scelte economiche. E lo dimostrò nel corso di una vita spesa per fare dell’Italia un Paese più occidentale e più europeo. Anche se agì, come è noto, in un partito di minoranza come il Partito repubblicano, e prima ancora in un'altra formazione, prestigiosa ma con consistenza limitata come il Partito d'azione, seppe far valere l'ampiezza della sua visione politica, del suo «progetto», rispetto all'esiguità dei numeri. Si può obiettare: erano altri tempi ed era diverso il sistema elettorale. Certo, ma a fare la differenza era soprattutto la personalità dei protagonisti. La Malfa fu senza dubbio un personaggio di spicco in ogni passaggio della sua vita intensa, in cui seppe coniugare il mazziniano «pensiero e azione», applicandolo alla realtà di un Paese che aveva bisogno di ritrovare in fretta la via dello sviluppo. Il lavoro di Soddu ha il merito di far percepire al lettore lo spessore delle battaglie lamalfiane, in cui si sente vibrare un'idea non banale dell'Italia e la volontà di considerare la politica un alto servizio reso al popolo. Leggere queste pagine equivale a entrare in un'epoca ormai remota della nostra storia nazionale, quando l'economia aveva come contraltare una politica forte e autorevole; e proprio questa condizione permetteva al sistema economico di sprigionare le energie migliori, all'interno di una salda cornice. Un equilibrio che ha permesso all'Italia il miracolo della crescita tumultuosa e ha aperto la strada al confronto sulla «politica dei redditi». Vittorie e amarezze di Ugo La Malfa. Ma il suo famoso pessimismo cosa diventerebbe di fronte alla fragilità della politica e dell'economia nell'Italia di oggi?
Paolo Mieli, Corriere della Sera, 17-01-2017

Recensione