Carocci editore - Medea fra tipo e arche-tipo

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Medea fra tipo e arche-tipo

Paola Pedrazzini

Medea fra tipo e arche-tipo

La ferita dell'amore fatale nelle diagnosi del teatro

Edizione: 2007

Collana: Lingue e Letterature Carocci

ISBN: 9788843041732

  • Pagine: 256
  • Prezzo:23,60 22,42
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In breve

Dietro alla parabola d'amore emorte diMedea Paola Pedrazzini rintraccia il copione di una dolorosa 'schiavitù' amorosa e, esplorando imisteriosi territori delmythos e dei riti che lo hanno generato, ne individua inMedea stessa il tipo e l'arche-tipo. Il teatro è specchio privilegiato della società e nelle rielaborazioni tragiche delmito uscite dalla penna di Euripide, Seneca, Corneille, Grillparzer, si possono leggere, tra le righe, le loro 'diagnosi' delle cause dell'amore distruttivo diMedea, che riflettono i paradigmi culturali, sociali e anchemedici delle loro rispettive epoche. L'analisi sinottica delle quattro declinazioni drammaturgiche prese in esame fa emergere, da un lato, una sconcertante (spesso scandalosa)modernità nelle intuizioni dei quattro grandi autori tragici e, dall'altro, inmodo assolutamente inaspettato, delle affinità interpretative fra testi apparentemente distanti. Costruito 'amatrioska' e condotto nel rigoroso rispetto della dimensione storico-filologica, senza l'illusione di facili immediatezze,Medea fra tipo e arche-tipo individua con originalità una pista nuova per l'anticomito.

Indice

Recensioni

Andrea Bisicchia, La Sicilia, 26-05-2010

Dopo aver indagato, esplorando i misteriosi territori del mythos, la dolorosa "schiavitù" amorosa di Medea (carocci, 2007), Paola Pedrazzini ha spostato la sua attenzione su Fedra, con uno studio più complesso, più corposo, benché continui ad utilizzare la metodologia del lavoro precedente. Con L'ombra di Fedra, la luminosa, Bulzoni Editore, pp. 340, € 25,00, la Pedrazzini, dopo aver svelato le origini delle cause che hanno generato l'amore distruttivo in Medea, conduce la sua ricerca verso l'archetipo dell'amore-proiezione sull'Altro dei propri sentimenti, delle proprie passioni, spostando la sua indagine dal mito al "complesso" e, quindi, dall'analisi filologica a quella antropologica e psicanalitica. Le cose che interessano alla Pedrazzini sono: l'origine del desiderio, la pulsione erotica, le dinamiche inconsce che stanno dietro l'amore di Fedra e che generano la voglia dell'accoppiamento incestuoso, di cui Ippolito è, in fondo, inconsapevole, essendo un pretesto, ovvero l'oggetto su cui l'amante proietta l'immagine inconscia che emerge dalla parte più profonda di sé, e che ne offusca la parte luminosa; in greco phaidros vuol dire "lucente". Fatta questa scelta, l'apparato bibliografico viene spostato dalla Pedrazzini verso studi di carattere psicoanalitico, di approccio junghiano, confortata, soprattutto, dalle recenti proposte di James Hillman, secondo il quale, la mitologia va interpretata come una vera e propria psicologia dell'antichità, essendo il mito "più che mai vivo nei nostri sintomi e nelle nostre fantasie e anche nei nostri sistemi concettuali" (Il sogno e il mondo infero, Adelphi). C'è da dire che gli autori del Corpus Hippocraticum presentavano già l'ossessione d'amore come qualcosa che appartenesse alla patologia, liberandola, sia da ogni forma di possessione, sia dall'intervento divino. Nell'Ippolito di Euripide, Fedra entra in scena in preda ad allucinazioni, fantasticando di luoghi selvaggi, di sorgenti boschive; il Coro, ignaro del suo conflitto interiore, ne interpreta i deliri colpevolizzando il dio che la possiede (Pan, Ecate o i Coribanti); in verità la strada del desiderio percorsa da Fedra ha pulsioni intense, il suo "complesso" è di natura isterico-passionale; proprio come lo ha inteso Carmelo Rifici, nella sua messinscena al Teatro greco di Siracusa, con una appassionata e appassionante Elisabetta Pozzi, come se anche lui si fosse documentato sul "corpus" della letteratura psicoanalitica. Paola Pedrazzini, a conferma della sua tesi, dopo essere andata alla ricerca della verità mitica, addentrandosi, storicamente, nella società minoica, ed esplorandola con approcci di tipo antropologico, svelando, così, i misteri che ispirano l'insano desiderio, sulla scia degli studi di Michel David che, nel suo saggio, fa notare come Freud non citi mai Fedra, ne dimostra e interpreta "il complesso", ne svela i conflitti, le nevrosi rimosse e represse e vede, in Ippolito, più che un isterico, un nevrotico ossessivo e in Fedra l'archetipo dell'amore inteso come nostalgia dell'Ombra, che si sviluppa lungo il suo passaggio dal mondo classico, alla scena moderna, attraverso le letture di Seneca, Garnier, Bontempo, Racine, per arrivare a D'Annunzio, a Sara Kane, fino a Lara Cardella che in Fedra affatturata, trasferisce l'amore di Fedra, innamorata del figliastro omosessuale, nella Sicilia dei giorni nostri, per colpa di una "fattura". Certo, la frustrazione del desiderio, l'amore per l'oggetto proibito, generano colpa e dolore fino a trasformare il tormento in ossessione, dimostrando come la malattia dell'anima sia molto più complessa di colpe superficiali che, spesso, si addebitano a Fedra, come quella attribuitale da Aristofane, nelle "Rane", dove si limita a considerarla una semplice prostituta. La pulsione erotica e l'origine del desiderio appartengono alla libido.