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Poesie

Folquet de Marselha

Poesie

a cura di: Paolo Squillacioti

Edizione: 2003

Collana: Biblioteca Medievale Testi

ISBN: 9788843025473

  • Pagine: 248
  • Prezzo:22,00 20,90
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In breve

Quella di Folquet de Marselha, che godette di grande celebrità e influenza nell’ultimo ventennio del XII secolo, è una poesia in cui il tema dell’amore cortese e del servizio alla domna, tipico di tanti trovatori, convive con il rifiuto della sottomissione ad Amore, ad un desiderio irrinunciabile ma irrealizzabile. Nelle canzoni d’amore, di crociata e d’altro tema del suo variegato canzoniere - qui riproposto integralmente - domina il gusto della retorica e dell’argomentazione dialettica, col supporto di una solida architettura sintattica. Lo stile di Folquet è stato apprezzato e imitato specialmente in Italia: da Giacomo da Lentini e da altri poeti della Scuola siciliana, e da Dante, che cita e utilizza una canzone, prima di fare del suo autore il protagonista del IX canto del Paradiso. Un privilegio che Folquet deve al fatto di essere entrato alla fine nell´ordine cistercense e di essere divenuto prima abate, poi vescovo di Tolosa negli anni e nei luoghi della cruenta repressione dei movimenti eretici albigesi.

Indice

Introduzione
Nota informativa
Poesie
1.Ben an mort mi e lor / 2.Tant m’abellis l’amoros pessamens / 3.S’al cor plagues, ben fora oimais sazos / 4.Molt i felz gran pechat Amors / 5.Amors, merce: non mueira tan soven / 6.Ai! quan gen vens et ab quan pauc d’afan / 7.Sitot me soi a tart aperceubuz / 8.Per Dieu, Amors, ben sabetz veramen / 9.Tan mou de cortesa razo / 10.Us volers outracuidatz / 11.En chantan m’aven a membrar / 12.Greu feira nuills bom faillenssa / 13.Ja no’s cuig bom qu’ieu camje mas chansos / 14.Chantars mi torna ad afan / 15.Fin’ amors a cui me soi datz / 16.Pos entremes me suy de far chansos / 17.Chantan volgra mon fin cor descobrir / 18.Oimais noi conosc razo / 19.A pauc de chantar nom recre / 20.Meravill me cum pot nuills bom chantar / 21.Si com sel qu’es tan greujatz / 22.A vos, midontç, voill retrair’ en cantan / 23.Ja non volgra q’bom auzis / 24.Tostemps, si vos sabetz d’amor / 25.Vermillon, clam vos faç d’un’ avol pega pemcha / 26.Vers Dieus, el vostre nom e de sancta Maria 27.Sember Dieu[s], que fezist Adam Vida/Vita.
Note

Recensioni

Massimo Bertoldi, l'Alto Adige, 05-07-2011

Oggi Oswald von Wolkenstein mantiene intatta la sua celebrità: a lui sono dedicate vie, piazze e osterie. Il suo nome compare nelle etichette di formaggi e vini. C’è anche una «Cavalcata di Oswald von Wolkenstein» con tornei cavallereschi a Castelrotto, Siusi, Fiè e Castel Presule. È quanto nota Peter Waentig nell’introduzione alla traduzione delle «Poesie e canzoni» di Oswald von Wolkenstein da poco pubblicata da Carocci (p. 119, euro 14). In poche e illuminanti pagine lo studioso ripercorre la vita di questo misterioso personaggio, probabilmente nato nel Castello di Schöneck in val Pusteria tra il 1376 e il 1378, che raccontò molto di sé, in modo ora fantastico ora reale, con un linguaggio poetico moderno e assai efficace, come dimostra la selezioni di materiali poetici curata e tradotta da Waentig. Scrisse Oswald nella celebre poesia «Es fuegt sich»: «E’ accaduto che all’età di dieci anni / Volevo vedere com’era fatto il mondo. / In miseria, vissi in terre calde, in terre fredde, / con cattolici, ortodossi, maomettani». Esaurita la formazione scolastica nell’abbazia di Novacella o forse presso il Duomo di Bressanone, l’inquieto personaggio è assunto da principi e vescovi, successivamente entra al servizio di re Roberto del Palatinato e dell’imperatore Sigismondo di Lussemburgo, che accompagnò al Concilio di Costanza (1414-1418) per poi ottenere importanti incarichi diplomatici in Gran Bretagna e Portogallo. Spesso in contrasto con i fratelli e i feudatari locali per il possesso di terre e masi sull’Alpe di Siusi, il litigioso e violento Oswald fu protagonista di furti e rapine, culminati in processi, prigionie e torture, che terminarono nel 1427 quando ottenne l’intero castello di Hauenstein, vicino alla Sciliar, dove visse con la moglie, la nobile sveva Margarethe von Schwangrau. Tuttavia la quiete montana non calmò Oswald: se rimpiangeva le avventure giovanili - dai pellegrinaggi in Terrasanta alle spedizioni militati nelle zone balcaniche e in Asia Minore - ben volentieri partecipò alle continue faide interne alla nobiltà sudtirolese. Morì il 2 agosto 1945 a Merano e fu sepolto Novacella: oggi si può osservare la lapide a lui dedicata nel cimitero del Duomo brissinese. Oltre che nobile riottoso e avventuriero, Oswald von Wolkenstein fu soprattutto un poeta assai raffinato, «uno dei poeti più produttivi di lingua tedesca tra Medioevo e l’epoca moderna», come sottolinea Waentig. Compose esclusivamente per diletto e sperimentò i generi letterari in voga all’epoca, dalla poesia popolare, sicuramente recitata con accompagnamento musicale nelle osterie al cospetto di una platea sorseggiante birra e vino, alla poesia cortese, concepita per un auditorio raffinato e aristocratico. Ricche di elementi autobiografici, in cui situazioni reali e fatti fantastici si intrecciano con maestria creativa, esse rivelano l’anima di un cantore moderno, manifestano «verve più vicina al poeta cantimbanco e al vaudeville che non al trovatore della lirica d’amore cavalleresca». La valutazione critica di Waentig diventa la chiave di lettura per assaporare le dodici poesie pubblicate in antologia (la prima in italiano) e scelte tra le centoventiquattro complessivamente composte. Battaglie, viaggi, avventure, situazioni amorose ed erotiche, denaro, risse, tristezza, gioie, paesaggi naturali costituiscono il mondo poetico di questo cavaliere vagante e raffinato scrittore-cantore, che attende la sua definitiva consacrazione letteraria, magari prossima se troverà il giusto tributo scientifico e divulgativo nell’ambito della mostra a lui dedicata e prossima all’apertura negli ambienti di Castel Tirolo.

, www.leparoleelecose.it, 18-05-2021, www.letture.org, 08-10-2021Carlo Carena, Il Sole 24 Ore, 13-02-2022U.C., Il Mattino, 17-03-2022Eugenio Lucrezi, la Repubblica ed. Napoli, 11-06-2022