Carocci editore - Marx

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Marx

Marx

Antologia degli scritti politici

a cura di: Sandro Mezzadra, Maurizio Ricciardi

Edizione: 2002

Collana: Antologie

ISBN: 9788843024209

  • Pagine: 224
  • Prezzo:20,60 17,51
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In breve

Questa antologia è rivolta agli studenti universitari e a coloro che si avvicinano per la prima volta all'opera marxiana. Due sono gli scopi che essa si prefigge. In primo luogo presentare una lettura dell'opera di Karl Marx dopo i marxismi, ricostruendone la trama complessiva a partire dai testi stessi e lasciando sullo sfondo le molte interpretazioni che si sono accumulate negli anni. In secondo luogo intende mostrare la politicità dell'opera marxiana anche in quelle opere che le divisioni disciplinari solitamente affidano alla sociologia o all'economia. Nella prima sezione di questa antologia vengono perciò illustrati quei testi che, articolati intorno a parole chiave quali società, storia, e rivoluzione, mostrano la genesi del pensiero politico marxiano. La seconda sezione si sofferma sulla configurazione politica del lavoro nel suo conflitto con il capitale. La terza sezione, infine, raccoglie quei testi, nei quali, a partire da una peculiare concezione della classe, vengono attraversati i concetti fondamentali della politica moderna: Stato, democrazia, repubblica, dittatura.

Indice

- Guida al testo. Introduzione/Il punto di vista della critica/«Un'unica scienza, la scienza della storia»/Dalla democrazia al comunismo/Nel laboratorio della critica dell'economia politica/ Sul repubblicanesimo di Marx 1.Dalla critica alla rivoluzione/Il borghese e il cittadino/Critica della religione e rivoluzione politica/Individui universali e rivoluzione comunista/La rivoluzione come guerra civile nella società/Il proletariato nel tempo della borghesia/Il repubblicanesimo operaio nel tempo della rivoluzione/Il laboratorio teorico di K. Marx/La società del capitale 2.La cooperazione sociale e l'antagonismo/La fabbrica del mondo/Il lavoro dell'astrazione/Rapporto sociale e denaro/La merce e le sue forme/Forza-lavoro e produzione capitalistica/Pluslavoro, plusvalore, sfruttamento/Plusvalore assoluto e plusvalore relativo/Sussunzione formale e sussunzione reale del lavoro al capitale/Frammento sulle macchine/Cooperazione sociale e dispotismo del capitale/Il lavoro come non-capitale 3.Il politico moderno e la classe operaia/ Diritto e diritti della società borghese/La democrazia come «essenza di ogni costituzione statale»/Il lato cattivo della storia/Proletari e comunisti/Maledetto sia giugno/Le rivoluzioni della società europea/Fra diritti uguali decide la forza/La lotta per il dominio del tempo/Necessità e libertà/La Comune di Parigi/Critica al programma di Gotha. Nota biografica. Bibliografia.

Recensioni

Guido Liguori, Liberazione, 22-11-2009
Chiunque abbia provato negli ultimi anni a organizzare un seminario, un corso, un momento di studio collettivo su Marx o sul marxismo sa bene come sia difficile in primo luogo trovare testi, commentari, introduzioni adatti all’impresa. È, ovviamente, una questione di "egemonia": l’egemonia conservatrice ha condizionato e modificato gli orientamenti del "pubblico colto", degli studiosi e degli studenti, la qual cosa ha vistosamente modificato l’orientamento delle case editrici. Di Marx, ad esempio, è oggi difficile trovare testi che sono fondamentali nella storia della cultura moderna, non solo nella storia del marxismo. Per non parlare delle opere di Lenin o Rosa Luxemburg o Lukács o di tanti altri. Certo, sono libri che si vendono meno che nel passato. Ma non è solo una questionedi "domanda". Perché nel determinare la "domanda" entrano anche in modo fondamentale questioni di "promozione": recensioni, segnalazioni, dibattiti sui mass media. I quali seguono determinati orientamenti, che non solo rispecchiano quelli del pubblico, ma "creano" il pubblico stesso e lo orientano. In ogni caso, tra le tante colpe della sinistra vi è stata anche quella di non aver saputo difendere il "bene comune" rappresentato dalla disponibilità in libreria dei "classici del marxismo". Basti pensare a una casa editrice come Editori Riuniti e al suo ricchissimo catalogo: al di là degli eroici e altalenanti tentativi di pochi compagni, finito il Partito comunista gli altri soggetti politici e sindacali non hanno ritenuto fondamentale difendere quel patrimonio. E quei libri sono colpevolmente scomparsi dalle libreria (o dalla vendita on line). Queste considerazioni servono per introdurre una notizia positiva, in controcorrente rispetto all’andamento descritto: l’arrivo in libreria di una nuova "introduzione" a Marx – che da tempo mancava –, scritta da uno studioso serio come Stefano Petrucciani per una delle poche case editrici di cultura (Carocci) che continua ancora a pubblicare anche libri di orientamento marxista. Si intitola semplicemente Marx (pp. 250, euro 16,50) e fa parte di una nuova collana di "Pensatori". Una "introduzione" non è una semplice monografia, uno studio su un autore o su una parte del suo pensiero. Essa ha un ufficio specifico: trattare tutta o quasi l’opera dell’autore cui è dedicata in modo esauriente; e avere un taglio e un linguaggio che la rendano comprensibile a molti, pur senza scadere nella banalizzazione o nell’eccessiva semplificazione. Introduzioni, manuali, testi commentati devono accompagnare per mano il lettore e la lettrice, aiutarli, dare loro strumenti per proseguire nello studio e nella fondamentale e insostituibile lettura dei classici. Mi sembra che il libro di Petrucciani assolva egregiamente a queste funzioni. Il testo ripercorre infatti, in modo analitico, tutte le principali opere di Marx, misurandosi con i vari campi con i quali un autore così interdisciplinare si è impegnato, al di là della fondamentale unitarietà del suo progetto intellettuale: dalla filosofia alla critica dell’economia politica, dalla storiografia alla teoria politica. Con chiarezza, riuscendo quasi sempre a evitare un linguaggio per iniziati, vengono presi in esame tutti i diversi momenti dell’evoluzione intellettuale e politica dell’autore del Capitale, mai in modo acritico o solo piattamente espositivo. Un libro su Marx di questo tipo va incontro anche a un altro ostacolo di non poco conto: il fatto che è difficilissimo separare il pensiero del "Moro" dalla coltre di interpretazioni che lo hanno accompagnato negli ultimi 120 anni e più e che in genere vanno sotto il nome di "marxismo". Anche una lettura dei testi marxiani caratterizzata da equilibrio interpretativo come quella di Petrucciani non può ovviamente chiamarsene fuori. L’autore decide anzi a più riprese di esplicitare la presenza dei diversi "marxismi" che da Marx si sono dipanati. Per fare un esempio: parlando della Critica del ’43 Petrucciani ripercorre la critica (feuerbachiana) di Marx a Hegel contenuta in questo scritto e ricorda anche come e perché un interprete del calibro di Della Volpe ebbe a insistere su di essa, facendone il luogo di nascita dell’autonomia di pensiero di Marx. Petrucciani non tace però anche le critiche a cui questa lettura della volpiana è stata sottoposta e ricorda i molti autori (tra gli altri Luporini, Adorno, Finelli) che hanno messo in guardia dal vedere in Hegel un semplice assertore del primato del pensiero sull’essere. In tal modo infatti si corre il rischio di tornare – sulla scorta del sensismo di Feuerbach – a una visione pre-kantiana, cioè che non consideri come ogni approccio all’empiria, nel processo della conoscenza, sia concettualmente mediato. La lezione della Kritik del ’43 sarà allora quella del merito dell’argomentazione marxiana: Hegel aveva indebitamente rovesciato il rapporto tra Stato e società civile, ma aveva colto la contraddittorietà della loro separazione, propria della società borghese a lui contemporanea. È uno dei tanti esempi possibili, anche per segnalare come – contrariamente a quanto spesso si è affermato soprattutto a partire dagli anni ’80 – "tornare a Marx" ignorando volutamente il marxismo sia illusorio e sbagliato, perché, nel rifiuto di ogni dogmatica, il dibattito tra gli interpreti è spesso un arricchimento che permette una migliore la comprensione di Marx stesso. Di questa irrinunciabile complessità interpretativa anche il lavoro di Petrucciani è una riprova. Fermo restando che – nell’ambito delle interpretazioni – non tutte le scelte possono sembrare condivisibili, anche in un libro "introduttivo" come quello di cui stiamo parlando: ad esempio, mi sembra che Petrucciani sia a tratti troppo severo con la lezione di Althusser e con gli insegnamenti, parziali ma a mio avviso rilevanti, che esso ha lasciato. Ma tutto ciò è, ovviamente, materia di discussione. A partire da un testo come questo Marx che ha il merito indubbio di rimettere sul tappeto – in una forma accessibile non solo agli specialisti – questioni e problemi a lungo rimossi dalla cultura italiana.
Sebastiano Maffettone, il Sole 24 Ore, 24-12-2009
Oggi,diversamente da quanto avveniva per la mia generazione, l’opera e il pensiero di Marx sono distanti e quasi incomprensibili. Ciò rappresenta una perdita grave, perché Marx resta uno dei più grandi pensatori di tutti i tempi. Bisognerà quindi imparare a trovare una distanza intermedia tra il troppo Marx degli anni Sessanta e il troppo poco di ora. Un buon modo per farlo consiste nello studiare Marx senza essere marxisti. Il recente libro di Stefano Petrucciani sobriamente intitolato Marx (Carocci), ci offre un’ottima guida in questa direzione. Petrucciani, che insegna filosofia politica alla Sapienza, accosta Marx in modo assieme modesto e ambizioso. Modesto perché l’autore si nasconde a sufficienza dietro l’oggetto studiato, cioè l’opera di Marx, presentandola in maniera neutrale ancorché simpatetica. Ambizioso perché la pretesa di spiegare il tutto Marx non è certamente da poco. Petrucciani parte dal Marxhegeliano e liberal-democratico, mantenendo opportunamente - come farà nel corso dell’intero volume -un tono equidistante tra una resa troppo teoretica e una versione troppo storiografica. Marx, in altre parole, viene letto tra la storia delle idee, che prevale, e la storia effettuale, che funge da complemento. C’è poco dubbio che opere di Hegel – come La Logica e la Filosofia del diritto - esercitarono un’influenza permanente sull’autore del Capitale. Soprattutto, Marx era, e resterà per sempre, un filosofo della sinistra hegeliana, nonostante le critiche che a questa rivolse ne La sacra famiglia. Dalla sinistra hegeliana, e da Feuerbach in special modo, Marx trasse il senso della debolezza della filosofia e la necessità di doverla realizzare in altri modi. Se ne distaccò in maniera progressiva, così come si allontanò dal socialismo "ingenuo", per approdare a quello che lui vedeva come un socialismo "scientifico". Petrucciani è qui molto bravo a mostrarci la natura sui generis del materialismo di Marx, passando dalla lettura de L’ideologia tedesca a quella de Per la critica dell’economia politica in una sorta di crescendo. Forse, avrebbe potuto aggiungere qualcosa sul fatto che il socialismo di Marx è più utopico, come nel Manifesto, e meno scientifico di quanto lui stesso ritenesse. Uno sguardo critico al Marx economista, a cominciare dalla sua teoria del valore-lavoro, viene dato nella parte dedicata ai limiti dei Grundrisse e dello stesso Capitale. Questa parte analitica è molto interessante e ben svolta, anche se Petrucciani avrebbe potuto tenere in maggiore considerazione i lavori formali degli economisti. In conclusione, Marx di Petrucciani fornisce una guida autorevole e molto ben scritta al lettore di Marx, riuscendo contemporaneamente a informare profano e a far riflettere l’esperto.
Armando Torno, Corriere della sera, 06-06-2010

Il socialismo reale è naufragato e le classi sociali dei rivoluzionari ottocenteschi sembrerebbero svanite, Marx però torna d' attualità; anzi, il suo pensiero trova nuovi spazi per le denunce di cui fu araldo. Ed esse si fanno pungenti nel tempo della crisi del capitalismo, sistema che fa sempre più rima con egoismo. Innumerevoli opere assicurano che Marx gode, anche da noi, di buona salute. Diego Fusaro, per esempio, ha intitolato un suo saggio Bentornato Marx! (Bompiani, pp. 374, 11,50) e ricorda che le idee utilizzate per l' attacco radicale al capitalismo rappresentano ancora lo strumento più forte per criticare la società esistente. Stefano Petrucciani, nella collana «Pensatori» di Carocci, ha pubblicato un Marx (pp. 252, 16,50) e in esso, tra l'altro, ha messo in evidenza come il proletariato non vada semplicemente confuso con la classe povera, ma rappresenti quella «prodotta dall'irrompere dello sviluppo industriale, e che risulta dalla dissoluzione delle precedenti condizioni e legami sociali». Appena tradotto anche un classico (uscì nel 1976): è il primo volume dello studio di Michel Henry Marx (Marietti 1820, pp. 634, 35), dedicato a «una filosofia della realtà». In esso si ricorda che nella prassi, nella condizione reale di ogni uomo, va cercata la nascita delle ideologie. Insomma: lavori precari, restrizioni di ogni genere et similia non sono risparmi o astuzie, ma micce. Che qualcuno accende per il futuro.

Luca Sarzi Amadè, Patria Indipendete, 20-06-2010
[…] Chi trovasse troppo complesso il testo di Bedeschi, può ripiegare sul più scorrevole (e più "giovane") Marx di Stefano Petrucciani, apparso nella collana "Pensatori" della Carocci, un saggio molto accurato, più vicino al "taglio" della biografia. Ottimo inizio per conoscere questo "cittadino del mondo" transfuga tra Germania, Francia, Belgio, Inghilterra, questo patriota attivissimo nel ’48. Nessun altro pensatore influirà mai altrettanto sull’assetto politico del pianeta in un arco di tempo così breve. In proposito basti notare che neppure il cristianesimo, a un secolo dalla morte del fondatore, aveva riscosso tanto seguito tra i popoli della terra.