Carocci editore - Storia della letteratura russa

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Storia della letteratura russa

Guido Carpi

Storia della letteratura russa

II. Dalla rivoluzione d’Ottobre a oggi

Edizione: 2016

Ristampa: 1^, 2017

Collana: Frecce

ISBN: 9788843082636

In breve

I due volumi di Storia della letteratura russa illustrano la cultura letteraria della Russia imperiale (I. Da Pietro il Grande alla rivoluzione d’Ottobre) e dell’ultimo secolo (II. Dalla rivoluzione d’Ottobre a oggi) colmando una lacuna del panorama editoriale italiano: da molti anni, infatti, mancava un’opera che ricostruisse una delle civiltà letterarie più importanti di tutti i tempi.

Dopo la cesura storica operata nell’ottobre 1917 dalla rivoluzione bolscevica, la letteratura russa prosegue in una dialettica di rottura e di continuità con la tradizione, per suddividersi in tre sottosistemi: la letteratura ufficiale, quella “sotterranea” (poi samizdat) e quella dell’emigrazione. La crisi dell’esperimento sovietico, nel 1991, ha segnato un altro punto di svolta e ha innescato un processo di ulteriore ridefinizione tuttora in corso. Nel ripercorrere l’attività di grandi scrittori, come Bulgakov e Platonov, Achmatova e Pasternak, Cvetaeva e Nabokov, e di altri meno conosciuti, il volume presta un’attenzione particolare agli avvenimenti storici e alla temperie culturale nel cui orizzonte sono nati i capolavori dell’ultimo secolo. Ampio spazio è dato anche al teatro, alle arti figurative e alla cultura di massa.

Indice

Introduzione

1. Anni venti (1917-27)
Dopo l’Ottobre / I movimenti fiancheggiatori /La nep e la cultura (1921-27) / Gli autori

2. Lo stalinismo come civiltà letteraria (1928-53)
La grande frattura (1928-32) / Le alternative al realismo socialista / La poesia

3. La Russia fuori dalla Russia
Il contesto / Gli autori 

4. Dopo Stalin
Dalla guerra al Disgelo / Due porte girevoli verso il futuro / Dal Disgelo alla stagnazione / I lunghi anni settanta (1968-86)

5. La letteratura contemporanea
La perestrojka / Il cruciale 1990 / Il difficile inizio del post-/Fra stabilizzazione e crisi: il “nostalpresente” / Oggi

Bibliografia

Recensioni

Pasquale Maffeo, Avvenire, 12-05-2010
Casa Carocci manda in vetrina la «Storia della letteratura russa» (pp. 740, euro 48) di Guido Carpi, docente a Pisa, una compatta tela lavorata secondo questo diktat: «La cultura non può trovare sostanza che nella realtà materiale (= sociale), di altro non può nutrirsi e di altro non può parlare» (p.15). Dove «cultura» significa anche, e qui in primis, letteratura. Il lavoro ambisce a colmare una lacuna editoriale avvertita in Italia da quando gli egemoni testi di Ettore Lo Gatto avevano per anzianità d’anagrafe cessato di circolare. Vediamo come la colma. Il prologo rivisita le origini: un periodo che da profondi tempi medievali giunge al Cinquecento senza definite forme espressive e senza mutamenti, nel quale compare e si afferma lo slavo ecclesiastico coniugato sul piano rituale con pochi elementi bizantini introdotti da monaci bulgari, il tutto omologato in una «totalizzante tradizione religiosa cristiana». La letteratura modernamente intesa, fondata su «una lingua letteraria unitaria», comincia a dar segni di presenza in Russia intorno al 1730, dopo isolati fenomeni secenteschi, con le satire di Antioch Kantemir e gli spartiti lirici di Vasilij Trediakovskij. Il Settecento instaura e progressiva-mente matura su un sostrato culturale arieggiante al barocco esemplari e codici di scrittura creativa ispirati a un classicismo d’importazione. In parallelo prende voce un establishment nobiliare decorato di una pleiade di autori minori. E vi sono scrittori fuori coro che coltivano prosa o poesia o teatro con l’occhio all’Europa. Il caso di Vasilij Petrov, poeta traduttore e viaggiatore, basta a documentare una sfida di transizione che punta al nuovo. Il grande fiume sgorgherà e scorrerà impetuoso e colmo nell’Ottocento. Impossibile in una nota dar conto della sua ricchezza pulsiva e inventiva risalendo a nomi e opere. Le figure che nel secolo si stagliano a rimanere e sovrastare, da Puskin (1799-1837) a Lermontov (1814-1841), da Gogol’ (1809-1852) a Turgenev (1818-1883), da Dostoevskij (1821-1881) a Tolstoj (1828-1910), a Cechov (1860-1904) conferiscono nerbo e vigore a una coscienza che ormai evolve, s’interroga e interroga le generazioni sullo sfondo di inquietudini ed eventi d’incalcolabile portata, quali la vicenda decabrista, la nascita delle correnti slavofila e occidentalista, l’abolizione della servitù della gleba. Conclude il percorso la sezione «Gli anni 1890-1917», in gran parte dedicata alla poesia e alle avanguardie. Dunque? Siamo davanti a un impianto di ricognizione e lettura calato entro una linea ideologizzante che nella critica nostrana va da Sapegno ad Asor Rosa: di origine marxiana, che immiserisce e riduce a travaglio dialettico di forze e contrasti sociali le tensioni da cui dirompono i grandi avventi umani e le verità consegnabili ai lacerti dell’arte. Dov’è finita la «realtà spirituale» di Dostoevskij, che dalla moglie si faceva leggere il Vangelo a lume di candela? E di Gogol’ che contemplava la servitù della gleba nel mistero del disegno divino? E di Tolstoj che annunciava da profeta la pienezza autonoma della vita rurale? Stalin fece sterminare ancora non si sa quanti milioni di contadini che ricusavano di servirlo. La morte suicida di Majakovskij, di Pavese, di Primo Levi dovrebbe dire qualcosa a molti che si occupano di letteratura.
Stefano Garzonio, Il Manifesto, 15-06-2010
Esce da Carocci una monumentale storia della letteratura russa, un’ascesa in solitaria, portata a termine dal giovane slavista Guido Carpi, già noto ai lettori italiani per i suoi studi su Dostoevskij e le incursioni nella storia della poesia russa. Il corposo volume è scherzosamente chiamato nell’introduzione «tricheco», forse per la sua goffa mole, ma anche con l’idea che, conquistato il suo habitat, il mare, esso sarebbe capace di librarsi nei vortici della storia letteraria russa, oppure, ancora, ricordando il termine russo per tricheco, morzh (così sono chiamati gli audaci che nei geli natalizi si immergono nelle acque ghiacciate di fiumi e laghi russi a rinnovare il rito del battesimo nel Giordano), sia senza paura pronto a immergersi nelle gelide acque della letteratura russa.
Sia come sia, Carpi offre un quadro organico e equilibrato dello sviluppo delle lettere in Russia partendo da scelte interpretative che per il loro carattere controcorrente susciteranno di certo dibattiti e espressioni di disaccordo. Innanzitutto la periodizzazione: Carpi si concentra sulla letteratura russa a partire dall’epoca di Pietro fino alla rivoluzione d’Ottobre, trattando il prima e il poi come prologo e epilogo. Approccio certamente motivato e condivisibile, ma che in alcuni casi mostra qualche incongruenza, come nel caso della collocazione da attribuirsi alla letteratura russa della prima emigrazione post-rivoluzionaria.
Accanto a ciò Carpi intende offrire una storia della letteratura nella quale il piano letterario si intreccia fortemente con quello storico, e ancora di più, con quello sociale e economico. Si tratta di un orientamento che trova solida motivazione non solo in un’ampia messe di studi recenti in Russia e nel mondo anglosassone, ma che in Carpi trova nuova linfa nella riscoperta dei lavori di sociologia letteraria marxista apparsi in Russia in epoca post-formalista. A questo si aggiunga una particolare apertura all’applicazione dei metodi esatti, da quelli metricologici a quelli più propriamente di misurazione socioeconomica, che inseriscono il lavoro di Carpi nella scia del retaggio di Boris Jarcho, ma anche dell’odierna scuola del compianto Maksim Sapir. Grande spazio è inoltre dedicato all’analisi di singole opere in versi o in prosa di alto rilievo storiografico, oltre all’esposizione di teorie a confronto su singoli autori e a una continua lettura intertestuale delle opere letterarie russe che si riflette nell’evidenziazione di filiazioni tematiche e ideologiche, oltre che delle parentele tipologiche di figure e personaggi letterari, il tutto in stretta sintonia con gli sviluppi sociali e economici dell’Impero russo da Pietro fino a Nicola II e ponendo particolare attenzione alla questione contadina, al ruolo della nobiltà, alle tante intersezioni tra letteratura e società.
Dopo il prologo sulle origini che copre la letteratura kieviana e quella della Moscovia con passo convincente nella sua essenzialità, Carpi si concentra sulla cultura letteraria del XVIII secolo vista in stretta connessione con l’evoluzione del potere politico e il ruolo della classe dirigente, la nobiltà terriera. Nell’affrontare il formarsi della nuova letteratura nei diversi piani poetico-linguistici, ma anche nel suo funzionamento civile, Carpi - ripercorrendo il cammino tracciato da illustri predecessori - fa sua la discussa lettura offerta da Sapir sulla formazione del nuovo stile poetico che culminerà nell’opera di Puskin, secondo la quale sarebbe stato decisivo il ruolo svolto dalla letteratura licenziosa della tradizione di Ivan Barkov, nella realizzazione stilistica dei diversi registri che sono alla base del capolavoro puskiniano, l’Evgenij Onegin. Carpi parla di «trionfo della sintesi stilistica fra ’omogeneità’ e ’eterogeneità’».
L’epoca puskiniana è ripercorsa nei dettagli attraverso fini osservazioni sul contesto storico e filosofico che, accanto agli ovvi riferimenti alla sterminata letteratura esistente, cercano sempre di individuare una prospettiva originale, propria, mai ovvia. Tanto più questo si realizza in relazione all’affermarsi del grande romanzo russo. Carpi si diparte dai tradizionali punti di vista sviluppati dal pensiero democratico e radicale russo alla luce del complesso intreccio ideologico-culturale che discende dalle polemiche tra occidentalisti e slavofili, ma allo stesso tempo arricchisce lo studio dei singoli autori con nuove argomentazioni tecnico-stilistiche. Per Lermontov, di cui Carpi offre un’acuta rassegna dei motivi e delle immagini, colpisce la centralità attribuita a un poemetto come Valerik, per Gogol’ la problematica lettura dei sottotesti mitopoietici e religiosi. Altrettanto non ovvia risulta la trattazione del grande romanzo realista: a parte Dostoevskij, cui Carpi ha già dedicato illuminanti studi, di ampio respiro appaiono le pagine dedicate all’opera di Turgenev e Tolstoj. Anche qui Carpi si muove con originalità e con alcune scelte nette (certo colpisce la mancata attenzione nei confronti di un’opera come i Cosacchi nel cammino creativo del primo Tolstoj). Forse laconica risulta l’analisi di opere come Oblomov di Goncarov (anche se proprio nell’analisi del capolavoro di Goncarov il nostro affermi per scherzo di «spezzare, per una volta, il proprio plumbeo sociologismo»), della prosa di Leskov o del teatro di Ostrovskij. Bella l’immagine di Cechov come «porta girevole tra i due secoli». La disamina della letteratura tra ottocento e novecento e poi del modernismo, dopo una scrupolosa descrizione dell’epigonismo realista, si mostra convincente, anche se, avendo scelto il limite dell’anno 1917, un po’ strozzata quando la narrazione si allarga al periodo postrivoluzionario dei tanti neorealisti (Gor’kij compreso), decadenti, simbolisti e scrittori delle avanguardie. La grande messe di fatti, riferimenti, connessioni storico-politiche e rimandi bibliografici non cela mai il sentiero, che l’autore ha scelto per questa navigazione ardua e tempestosa. La bibliografia è quella più recente, lasciando fuori molti dei riferimenti tradizionali che un lettore motivato può ritrovare in analoghe opere, da quella di Ettore Lo Gatto alla più recente Storia della civiltà letteraria russa di Riccardo Picchio e Michele Colucci. In conclusione, la storia proposta da Carpi ha dalla sua l’alto grado di documentazione e di aggiornamento e un carattere omogeneo, che ne fanno un ottimo strumento di studio e dibattito.
Antonio D'Ettoris, Il Corriere del Sud, 05-07-2010
La letteratura russa nasce molto tempo dopo le altre letterature dell’Europa occidentale ed è costretta in tempi assai stretti a forgiare una lingua letteraria elaborando tradizioni sviluppatesi altrove lungo interi secoli. Esaminando una vicenda che si dipana tra due grandi cesure storiche - la rivoluzione di Pietro il Grande e la rivoluzione d’ottobre - il volume dà conto della complessità della letteratura della Russia imperiale e colma una lacuna nel nostro panorama editoriale.
Simona Maggiorelli, Left, 10-12-2016