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La falsa scienza

Silvano Fuso

La falsa scienza

Invenzioni folli, frodi e medicine miracolose dalla metà del Settecento a oggi

Edizione: 2013

Ristampa: 1^, 2013

Collana: Sfere (79)

ISBN: 9788843067053

In breve

Radiazioni misteriose, extraterrestri, reperti archeologici rivoluzionari, dispositivi elettronici fantascientifici, macchine che controllano il clima e che fanno rivivere il passato… sono solo alcune delle scoperte e delle invenzioni che avrebbero potuto modificare radicalmente la nostra vita, se solo fossero state reali. Il libro analizza con rigore storico una serie di false scoperte scientifiche, immaginando cosa sarebbe successo se fossero state vere. Un viaggio originale, insolito e intrigante all’interno della scienza che mostra aspetti poco noti della ricerca e dei ricercatori.

Indice

Introduzione. Quando la scienza si ammala

Note

Parte prima
Abbagli individuali e collettivi

René Blondlot e i raggi N

Giovanni Virginio Schiaparelli e i canali di Marte

L’etere luminifero

Charles Piazzi Smyth e le piramidi

L’acqua anomala, ovvero la “poliacqua”

Giorgio Piccardi e l’astrochimica

Wilhelm Reich e l’orgone

Stanley Pons, Martin Fleischmann e la fusione nucleare fredda

Note

Parte seconda
Frodi volontarie

Paul Kammerer e il rospo ostetrico

Trofim Denisovi? Lysenko e la genetica sovietica

Charles Dawson e l’uomo di Piltdown

La mosca fossile nell’ambra

Il gigante di Cardiff

I teschi di cristallo

“The New York Sun” e la Luna

L’esperimento di Philadelphia

Cyril Burt e i gemelli

Jan Hendrik Schön e la rivoluzione elettronica

Woo Suk Hwang e le cellule clonate

Hiroaki Kawasaki e l’rna

Jon Sudbø e gli studi oncologici

Note

Parte terza
Invenzioni folli

Nikola Tesla e il raggio della morte

Padre Ernetti e il cronovisore

Pier Luigi Ighina e le sue strane macchine

Tom Bearden e il meg (Motionless Electromagnetic Generator)

Francis Galton e l’eugenetica

Follie pseudoscientifiche naziste (Aktion T4)

Note

Parte quarta
Scoperte “metafisiche”

Scienziati e spiritismo

Scienziati e poteri psichici

Rupert Sheldrake e gli animali telepatici

La Nuova Gnosi di Princeton

Nicola Dallaporta Xydias e la metafisica scientifica

Frank Tipler, Dio e la resurrezione dei defunti

Note

Parte quinta
Teorie rivoluzionarie

Oggetti fuori dal tempo (ooparts)

Immanuel Velikovsky e le catastrofi cosmiche

Hanns Hörbiger e il ghiaccio cosmico

Michio Kaku e i viaggi nel tempo

Mario Pincherle e le piramidi

Peter Kolosimo, Erich von Däniken e il mistero a tutti i costi

Marco Todeschini e l’etere rotante

Alberto Carpinteri e le reazioni piezonucleari

Note

Parte sesta
Medicine e miracoli

Franz Anton Mesmer e il magnetismo animale

Samuel Hahnemann e l’omeopatia

Jacques Benveniste, la memoria dell’acqua e l’IgNobel

Ernst Hartmann, i nodi radianti e le geopatologie

Dinshah Ghadiali e la cromoterapia

George Goodheart e la kinesiologia applicata

Cure anticancro non convenzionali

Note

Conclusioni. Modesto elogio dello scetticismo

Bibliografia

Recensioni

Luca Fraioli, la Repubblica, 27-01-2013Guido Caserza, Il Mattino, 31-01-2013Massimiliano Panarari, il Venerdì di la Repubblica, 15-02-2013Maurizio Schoepflin, Libero, 19-02-2013Diego Gabutti, Italia oggi, 27-02-2013, Coelum astronomia, 01-03-2013Salvatore Speranza, Conquiste del lavoro, 13-04-2013Piero Bianucci, La Stampa, 22-04-2013

Oggi le isole Canarie ospitano due grandi osservatori astronomici internazionali: uno, diciamo così, per il giorno, e uno per la notte. Sull’isola di Tenerife, ai piedi del vulcano Teide, svettano alcune tra le più moderne torri solari; sull’isola di La Palma, presso la caldera di Taburiente, sono sparse molte cupole che proteggono, tra gli altri, il telescopio “Herschel” inglese, il super-telescopio da 10 metri spagnolo e il telescopio nazionale italiano “Galileo”.

Entrambi gli Osservatori traggono grande vantaggio dal minimo inquinamento luminoso, dall’alta quota e da un flusso di vento laminare che tiene le nubi al di sotto delle località dove si trovano gli strumenti. Bene: il primo astronomo a segnalare le isole Canarie, e in particolare l’isola di Tenerife, come un luogo ideale per installarvi un osservatorio astronomico fu, nel 1856, Charles Piazzi Smyth (ritratto). Di lui ci parla Silvano Fuso nel libro “La falsa scienza”, Carocci editore (300 pagine 21 euro) fresco di stampa.

 

Charles Piazzi Smyth, se non proprio un generale, fu almeno un buon soldato dell’astronomia. Come mai compare in un libro che analizza casi di “falsa scienza”? La risposta è che nessuno è perfetto: arrivato a metà della sua vita, Piazzi Smyth rimase affascinato dalle piramidi egizie e si irretì in un gioco numerologico basato sulle misure delle piramidi privo di ogni fondamento scientifico. Così l’astronomo si trasformò in un ciarlatano cultori di pseudoscienze, aprendo un filone tuttora florido, come sa chi segue programmi come “Voyager”.

Incominciamo dall’astronomo. Le sue origini sono scozzesi. La prima cosa da spiegare quindi è il suo nome. Charles Piazzi Smyth nacque il 3 gennaio 1819 a Napoli dal capitano (poi promosso ammiraglio) nonché geografo William Henry Smyth e da sua moglie Annarella. Il secondo cognome lo acquisì in quanto fu suo padrino di battesimo Giuseppe Piazzi, astronomo nativo di Ponte in Valtellina ma al servizio dei Borboni, per i quali aveva fondato l’Osservatorio di Palermo. Nel 1819 Giuseppe Piazzi era famoso nel mondo per avere scoperto nel 1801 Cerere, il primo pianetino. Senza dubbio faceva piacere ed era di buon auspicio affiancare al proprio cognome il suo.

 

Dopo aver girato mezzo mondo, l’ammiraglio William Smyth andò ad abitare a Bedford e vi costruì un osservatorio privato. Qui l’adolescente Charles prese confidenza con il cielo, tanto che a 16 anni, ormai avviato alla carriera astronomica, poté diventare assistente di Sir Thomas Maclear, per il quale fece osservazioni della cometa di Halley al Capo di Buona Speranza, e della cosiddetta “grande cometa del 1841”. Nel 1846 fu nominato Astronomo Reale per la Scozia, incarico prestigioso. Divenne quindi direttore del Calton Hill Observatory e professore di astronomia all’Università di Edimburgo. Nel 1888 polemicamente si dimise dalla carica di Astronomo Reale per protesta contro gli scarsi finanziamenti concessi all’Osservatorio e si ritirò a vita privata. Morì il 21 febbraio del 1900 quando ormai era più noto (o famigerato) come egittologo che come astronomo.

 

Già, perché Charles Piazzi Smyth si era imbattuto nella lettura di un libro di John Taylor sulle piramidi e i loro misteri pubblicato nel 1859. Tra i due iniziò uno scambio di lettere, finché Piazzi Smyth, che nel frattempo si era convinto di uno stretto intreccio tra piramidi e conoscenze astronomiche, organizzò una spedizione di ricerca in Egitto. Qui eseguì una lunga serie di misure sulle piramidi, cercando poi di estrarre da quei numeri indicazioni sulle grandezze astronomiche, sull’esodo degli ebrei e sulla cronologia dell’umanità.

 

Tutto partiva dalla fantasiosa certezza di aver individuato due unità di misura usate dagli antichi egizi nella costruzione delle piramidi: il pollice piramidale, che sarebbe stato suggerito direttamente da Dio e tramandato fin dalla comparsa del popolo di Israele, e il suo multiplo, il cubito piramidale. In nome di queste sacre unità di misura, Smyth si opporrà tenacemente all’introduzione del sistema metrico decimale e alla sua unità di misura della lunghezza, il metro, un sistema per lui deprecabile in quanto figlio della rivoluzione francese.

 

Secondo i calcoli di Piazzi Smyth il perimetro della base della grande piramide di Cheope, espresso in pollici piramidali, risultava pari a mille volte il numero di giorni di un anno; l’altezza moltiplicata per 10 milioni corrisponderebbe “esattamente” alla distanza tra la Terra e il Sole; dividendo il perimetro della piramide per il doppio della sua altezza si ottiene il valore di Pi greco (circa 3,14); inoltre il doppio del perimetro di base corrisponderebbe a un sessantesimo di grado all’equatore (1843 metri), mentre la somma delle diagonali della base fornirebbe il periodo della precessione degli equinozi. (25.826 anni).

 

Come è facile intuire, siamo in pieno delirio, suffragato però dal fatto che in qualche caso le corrispondenze non erano casuali ma dovute ai criteri geometrici seguiti dai progettisti delle piramidi, per esempio quello di far sì che la superficie delle facce fosse uguale al quadrato dell’altezza.

 

Silvano Fuso si occupa più volte di astronomia in rapporto alla “falsa scienza” ma distingue tra innocenti abbagli individuali e collettivi, frodi volontarie, invenzioni folli, scoperte “metafisiche”, teorie rivoluzionarie e il genere “medicine e miracoli”. Nelle storie di abbagli troviamo quella notissima dei “canali” di Marte osservati da Giovanni Virginio Schiaparelli e immaginati da Percival Lowell come opere artificiali di una civiltà intelligente. Classificata come abbaglio in buona fede è anche l’astrochimica di Giorgio Piccardi, che suppose un rapporto tra l’attività solare e certi fenomeni “fluttuanti”, chimici e fisici. Vaghi legami con temi astrofisici si possono trovare poi nel “cronovisore” di padre Ernetti, nella interpretazione di certi “oggetti fuori del tempo”, nella teoria del ghiaccio cosmico di Hanns Hoerbiger (dai sinistri riverberi nazisti) e nella fanta-archeologia di Peter Kolosimo e Erich von Daniken.

 

Ma non si creda che l’aneddotica della pseudoscienza sia un capitolo chiuso. La fissione nucleare piezoelettrica sostenuta da Alberto Carpinteri è sotto i nostri occhi. Di lui ricordiamo che fu nominato alla presidenza dell’Istituto nazionale di Ricerca Metrologica (Torino) dal ministro dell’Università e della ricerca Mariastella Gelmini (detta anche Neutrini per la nota vicenda dell’immaginario tunnel dal Cern al Gran Sasso). Nonostante l’appoggio dell’on. Domenico Scilipoti, è stato sostituito da un Commissario straordinario nominato dal ministro Francesco Profumo.

Mauro Capocci, Le Scienze, 05-05-2013Domenico Ribatti, La Gazzetta del Mezzogiorno, 02-06-2013Gilberto Corbellini, Il Sole 24 Ore, 23-06-2013Aldo Forbice, Giornale di Sicilia, 30-10-2013Vincenzo Barone, L'Indice dei libri del mese, 01-01-2014Alessandro Pagnini, Il Sole 24 Ore, 12-01-2014Andrea Velardi, il Messaggero, 22-03-2014Gianni Fochi, Il Sole 24 Ore, 06-03-2016

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