Carocci editore - La rosa dei venti

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La rosa dei venti

Paolo Cherchi

La rosa dei venti

Una mappa delle teorie letterarie

Edizione: 2011

Collana: Frecce (110)

ISBN: 9788843057849

  • Pagine: 212
  • Prezzo:17,70 16,81
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In breve

 Le teorie letterarie del Secondo Novecento presentano forti analogie con le tecniche interpretative dell’accessus medievale. La morte della mimesi e l’avvento dello strutturalismo hanno favorito il ritorno di quelle tecniche: tassonomie, diagrammi, classificazioni modali, che presuppongono un "libro assoluto", una valorizzazione dei sensus e l’incorporazione di nuovi territori esclusi dalla critica tradizionale. L’autore disegna una mappa in cui le teorie letterarie trovano una collocazione che ne traccia i rispettivi confini e illustra il rapporto in cui ciascuna si pone rispetto alle altre: da un lato stanno i movimenti formalisti (strutturalismo, semiotica e decostruzionismo), incentrati sulle funzioni del discorso letterario, e dall’altro quelli della critica del lettore, che intendono riportare in auge le nozioni di valore e perfino di mimesi (dal marxismo al femminismo), anche se ormai profondamente modificate dal post-strutturalismo. Una ricostruzione lucida e lineare che non esclude osservazioni sulla crisi della critica e sui movimenti di pensiero (post-strutturalismo e postmodernismo), corredata di una serie di consigli a chi si avvicina per la prima volta alla critica letteraria.

Indice

Prefazione
Introduzione. Per definire il problema
1. L’accessus medievale e rinascimentale
La letteratura in volgare: dall’accessus alla imitatio
La Seconda Scolastica e il modello di Sisto da Siena
2. Quattro secoli di mimesi
La "mimesi" e la nuova critica letteraria
3. La critica delle funzioni: morte della mimesi e ritorno dello scolasticismo
La critica delle funzioni o del "testo assoluto"
Verso il testo assoluto
L’autore inesistente
Il ritorno dell’accessus
I ventiquattro metodi
4. Pausa e considerazioni sul post-strutturalismo
5. La critica del lettore
I sensus
La inventio o la scelta dei materiali
La scelta dei metodi di interpretazione
Il recupero dei valori
Il ritorno dell’autore
Il lettore
La storia
Considerazioni sulla "mappa" e sulle sue estensioni
La critica femminista
Il postcolonialismo
Cultural Studies
In confinio
6. Bilancio provvisorio e senso della crisi
Appendice. Corollari per i giovani
Saggezza dell’empiria e dell’esperienza
Indice dei nomi

Recensioni

Cesare Segre, Corriere della sera, 10-08-2011

Il secolo scorso fu definito il secolo della critica; oggi, sembra che la critica non interessi più nessuno: conseguenza, tra l' altro, del minor prestigio della letteratura e della cultura umanistica. A quell' affermazione della critica avevano collaborato quasi tutti i Paesi europei, nonché le due Americhe, quasi in un' animata gara. Ora, in un clima crepuscolare, si sentiva il bisogno di un bilancio. Ci ha pensato Paolo Cherchi, che ha passato quasi tutta la vita a insegnare Letteratura italiana a Chicago, trasferendosi infine a Ferrara. È perciò un esempio eccellente di studioso tanto esperto sulle cose americane, quanto su quelle italiane. Cherchi (nato nel 1937) vanta una bibliografia imponente, non solo di italianista (ricordiamo i lavori sul Marino e su Tommaso Garzoni, personaggio letterariamente modesto, però tipico e interessantissimo), ma di mediolatinista e di romanista (importanti i suoi lavori sui trovatori provenzali e italiani, e su vari autori spagnoli, soprattutto Cervantes). Tutti i suoi scritti sono contributi importanti: prendono lo spunto da un' interpretazione di testi, e poi salgono verso orizzonti più ampi, e poco esplorati: per esempio la civiltà della riscrittura, che sfiora il plagio, in simpatici scrittori cinquecenteschi come appunto il Garzoni. Sinora, Cherchi aveva mostrato poco interesse per il dibattito teorico, salvo l' impegno speso per delimitare con precisione l' ambito delle sue ricerche erudite. Evidentemente meditava sulle proposte teoriche della critica americana ed europea e, prima d' impegnarsi attivamente, ha cercato di far chiarezza, a se stesso e ai suoi allievi, sui vari metodi d' interpretazione, che offrono le basi a qualunque studio sulla letteratura. È nato così un volume dal titolo accattivante: La rosa dei venti. Una mappa delle teorie letterarie (Carocci). L' esposizione parte dal Medioevo, e si sofferma in particolare sull' accessus ad auctores («introduzione agli autori») che veniva talora premesso al testo degli autori latini, e narrava la loro vita dando anche notizie e giudizi sulle opere. Informa pure sul principio aristotelico dell' imitazione, secondo il quale il proprio della letteratura sarebbe di rappresentare con parole la realtà. Lo si è pensato per secoli, e lo ripeté, in modo nuovo, Lukács. Ma poi Cherchi balza alla metà del Novecento, portandosi sugli argomenti più dibattuti. A questo proposito, di solito si parla delle correnti culturali e delle teorie che esse hanno elaborato, tenendo conto anche della geografia. Invece Cherchi esamina le teorie in relazione con il circuito della comunicazione, entro il quale la letteratura si pone. Perciò parla prima del rapporto fra autore e testo, e poi di quello tra testo e lettore, rapporti che sono effettivamente al centro della riflessione teorica. Dai vari metodi ricordati da Cherchi l' autore è visto in modo diverso: è il responsabile di quanto il testo comunica, oppure è il garante della sua struttura; certo, la sua persona concreta e fisica, nonché i suoi sentimenti, non hanno importanza, come non l' avevano neppure per Croce. Colpisce Cherchi il fatto che alcuni critici francesi siano arrivati a «eliminare» l' autore, come se l' opera (o, secondo altri, il linguaggio) fosse qualcosa di assoluto, una struttura autoregolata, e avesse una vita autonoma, costituente l' unica realtà. Sono allora in una posizione più solida i teorici che impiantano le analisi sul lettore? Per esempio, i seguaci della teoria della ricezione, che esamina l' approfondimento collettivo del significato di un testo ad opera del popolo dei lettori? Ma per capire occorre elaborare l' immagine di un testo; non si può fare appello solo a chi l' ha già elaborata in precedenza. In più, il fantomatico lettore rischia di essere identificato con il critico, persona ben più concreta. Insomma, le analisi «orientate sul lettore», come si dice, non sono molto produttive. Cherchi impianta una continua discussione con i teorici e con gli allievi: i primi messi di fronte alle loro aporie, i secondi aiutati a trovare il meglio tra le offerte teoriche. Perché alla fine Cherchi riconosce i meriti dei vari metodi, e caldeggia un prudente eclettismo. Informa soprattutto il lettore italiano sulle teorie che oggi sono in voga in America, i postcolonial studies , i cultural studies , quelli sul gender , e in particolare quelli femministi. Cherchi è consapevole che, a parte il positivo revival storicista dei cultural studies , queste ricerche, benemerite e spesso illuminate, hanno poco a che fare con la critica letteraria. Ma riconosce anche i motivi di questo allontanamento dalla critica. Una bestia nera di Cherchi è la filosofia scolastica, imperante nel Medioevo e poi sconfitta dall' Umanesimo. E gli pare che i metodi novecenteschi, con il loro uso di schemi e modelli grafici, di tassonomie, di tabelle, costituiscano una sciagurata ripresa del metodo scolastico. È perciò curiosa - ma lo humour di Cherchi è inesauribile - la valorizzazione di un' opera latina dimenticata del domenicano Sisto da Siena (1520-1569), giudaizzante, forse ebreo convertito, che fu condannato al rogo per eresia, poi graziato e diventato messo papale. La sua Bibliotheca sancta (1566) elenca e sistematizza, con un ragionamento astratto, tutti i modi possibili di interpretare i testi. Un capolavoro di metodo deduttivo. Cherchi, pur nemico degli schemi, nelle sue classificazioni dei critici utilizza ingegnosamente questa trouvaille , anche se, è naturale, non dà alla classificazione di Sisto il valore di una tavola di Mendeleev.

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