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Non è da tutti

Luisa Muraro

Non è da tutti

L'indicibile fortuna di nascere donna

Edizione: 2011

Ristampa: 2^, 2011

Collana: Sfere (57)

ISBN: 9788843057825

In breve

«Peggio di voi non potremmo fare», fu la replica sferzante di Angela Cingolani, democristiana eletta nella Costituente italiana (1946), ai commenti maschilisti che accolsero l’entrata in aula dello sparuto gruppo delle donne. Ci sono momenti nella storia come nella vita di tutti i giorni in cui donne e uominisi dividono fra loro e si confrontano. Il confronto è inesauribile e parrebbe senza senso, eppure quelli sono momenti significativi. Fanno scintille perché fanno attrito con i silenzi sbagliati e il conformismo di cui non ci si rende conto. Da un momento così è nato questo libro, ultimo di un filone di pensiero politico che percorre l’Europa moderna, a cominciare da Cristina de Pizan. In passato, si trattava di testi che mettevano sottosopra l’ordinata gerarchia dei sessi, primo e secondo. Ai nostri giorni, la parola d’ordine è "parità", che significa, nei rapporti fra i sessi, un confronto unilaterale di lei con lui, senza scintille né sorprese. Anche questo un ordine da disfare, un orizzonte da aprire, sostiene Luisa Muraro, così da sconfiggere la miseria di un protagonismo maschile a tutti i costi. Come? Affermando l’eccellenza femminile, da mettere in gioco nella vita pubblica e personale. Con quale risultato? Amare le nostre differenze, maschile e femminile, entrare in relazione con gli altri, imparare a confliggere. Chi sa confliggere non fa guerre e non compra l’amore con i soldi. Il titolo di questo libro si ispira al grido di battaglia di Irina, cittadina d’Europa immigrata in Italia per un lavoro che ora ha perso: «Siamo donne, non è da tutti!».

Indice

Premessa
1. Introduzione (Il discorso di Irina)
2. Come quando si accende la luce
3. L’Angelo della realtà: presenza e possibilità
4. Un giorno sembrerà una cosa incredibile
5. Il privilegio
6. Ci sono molti motivi per disperare
7. A che cosa serve l’indipendenza delle donne dagli uomini?

Recensioni

Simonetta Fiori, la Repubblica, 04-03-2011

Nascere donna è un' indicibile fortuna, sostiene Luisa Muraro, 81 anni, protagonista del femminismo italiano e del pensiero della differenza. Alla misteriosa "grandezza" delle donne ha voluto dedicare il suo ultimo lavoro, Non è da tutti, che è una sorta di manifesto-bilancio di decenni di militanza attiva, di ricerche filosofiche, di letture e di incontri con pensatrici di varia ispirazione, nella comunità di Diotima e nella Libreria delle Donne (Carocci, pagg. 126, euro 13). Un affascinante racconto sull' "eccellenza" femminile - un tempo la chiamava "superiorità" - che esce nel breve arco di tempo tra la splendida piazza di "Se non ora, quando?" e la prossima festa dell' 8 marzo. E che segna una rottura rispetto al codice esoterico prediletto dalla sua comunità. Pagine nitide e colloquiali, che indagano sul "segreto" delle donne, un dono che affiora "tra le cose ordinarie della vita", non appariscente come la carriera o la promozione sociale, ma un' avventura sotterranea che presuppone un modo unico e insostituibile di intimità con il genere umano. Un privilegio che si manifesta nel vivere quotidiano, "nel rapporto con la casa, con le creature piccole, con i cibi e - quando c' è l' amore - con l' uomo". È la "superiore capacità femminile del sentire ", cui gli uomini pervengono solo in casi eccezionali. «La donna e Dio hanno un loro segreto di cui Adamo, raffigurato dormiente, non verrà mai a capo», dice Muraro ricorrendo alle parole di un illustre teologo. Questo nuovo libro colpisce anche per la forza comunicativa, che per certi versi è inedita. «È difficile rendere chiaro l' impensato, che richiede uno sguardo e un ascolto più ampio. Io mi ci sto avvicinando, ma questa è una parabola personale. C' era una Carla Lonzi che aveva il dono della lingua e della scrittura, autrice di testi molto nitidi. Mi fa piacere che si noti questo mio sforzo». Però non è sempre stato così. «Sì, lo so. Tuttavia noi ci siamo ancora. E la nostra sfida permane. In Italia il pensiero della differenza resta vivo, e non è un risultato di poco conto». Ma non ritiene che adottare un codice esoterico sia stato un errore? « Abbiamo fatto errori sicuramente e quello del linguaggio è sempre un terreno insidioso. Sono d' accordo: l' esoterismo è un rischio. Dobbiamo lavorare sul pensiero e sulla scrittura. Anche se a me non è mai mancata l' abitudine di comunicare. Nella mia regione, che è il Veneto, anche gli aristocratici si mescolavano con i contadini. E io che vengo da una famiglia della microborghesia ho sempre parlato con tutti. Però lo ammetto: ho scritto libri difficili». In Non è da tutti è ribadita una sua vecchia tesi. «Metto in guardia dalla posizione falsamente femminista di considerare il sesso femminile come la grande vittima di una grande ingiustizia maschile. Questa semplificazione è tipica della politica dei diritti che porta a sopravvalutare quello che si può ottenere in nome dei diritti e a sottovalutare le persone con le loro risorse. Il rischio è di rimpicciolire ciò che moltissime donne mettono in gioco nel rapporto con il mondo e con l' altro sesso». A un movimento tradizionale che aspira all' eguaglianza e alla parità lei oppone il pensiero della differenza. Ma, nell' attuale emergenza, ha un senso questa distinzione polemica? Non c' è il rischio di dividersi dinanzi alla necessità di porre un argine comune alla regressione della condizione femminile? «Non condivido la premessa. È l' immagine della donna che sta regredendo, non le donne nella realtà. È una delle scissioni prodotte dal tempo presente. Ne soffre la politica, divenuta spettacolo e mercato di bassa lega. Ne soffrono le arti. Ne soffre la filosofia. C' è un enorme avanzamento delle donne, anche se per rintracciarne i segni dobbiamo ricorrere a criteri diversi rispetto a quelli dell' emancipazione». Quali? «Pensi all' autonomia personale, alla capacità delle donne di muoversi da sole per i loro progetti. Pensi alla non dipendenza dagli uomini rispetto ai loro destini: quante donne oggi partoriscono da sole? Più in generale, ora le donne possono esercitare un doppio sì: alla realizzazione di sé e al desiderio di maternità. La mia generazione non aveva questa libertà. Quando ho avuto un bambino mi sentivo lacerata. Ora le giovani donne hanno molti problemi, ma non sono lacerate». Questo è indubbio, però comporta prezzi altissimi. «Una condizione molto faticosa sì, ma anche bella. Nella nostra civiltà che non è contemplativa l' intensità delle cose da fare, la rapidità del movimento, la molteplicità delle ispirazioni non è segno di infelicità, ma di ricchezza. Sono d' accordo che ci debbano essere nuove soluzioni. Non può durare così. Dalle donne viene richiesta una tensione estrema, però è anche ammirevole. Ho sentito uomini dell' industria e della cultura elogiare la loro bravura». Talvolta le ammirano ma non le assumono, perché fanno figlie dunque sono un peso per l' azienda. «Fanno i loro interessi e bisogna impedirglielo». Ma allora perché polemizzare contro il femminismo dei diritti? «L' eguaglianza è un bene irrinunciabile, ma poi c' è un gioco più alto, e lì bisogna lanciarsi. Il bisogno di diritti è senza fine se io rinuncio alla libera realizzazione di me. Si reclama, si piange, si scivola nel vittimismo, senza mai trovare soddisfazione». Lei pensa davvero che in Italia la condizione femminile goda di buona salute? «Non voglio essere fraintesa. Certo che siamo ai limiti e molte promesse - emerse negli anni del femminismo - non sono state mantenute. Ma la stessa manifestazione del 13 febbraio ha dimostrato che esiste una società femminile che non è affatto acquiescente con la volgarità maschile nella vita sessuale». Ma lei non s' era pronunciata contro la manifestazione? «No, mai. Io ero intervenuta contro l' appello, che era scritto in un modo sbagliato. Prevaleva un tono offensivo verso le donne che si prostituiscono, e questo era contrario allo spirito del femminismo. Ma non volevo certo negare lo straordinario slancio di quell' appuntamento». È nata una nuova pagina del movimento delle donne? «È stata la dimostrazione di una vitalità che in molti non avevano saputo vedere. Le donne hanno dimostrato con disinvoltura e allegria di non essere complici di un modello maschile esemplificato dal capo del governo. Che l' opera sia completata, certo non si può dire. Ci vorrà un' altra ondata di femminismo, oppure finalmente andremo incontro a una risposta più intelligente da parte degli uomini». Ha mai pensato di nascere maschio? «No. Da adolescente, calzando un paio di braghe di mio fratello, mi sono risarcita di certi torti che mi faceva la femminilità. Capeggiavo la banda dei fratelli mediani - sono sesta di undici figli - ed andavo a tirare con la fionda. Poi avevo un particolare rapporto con i cappelli maschili: quando ero di cattivo umore ne indossavo uno. Così in famiglia erano avvertiti: quel giorno mordevo».

Annalena Benini, Il Foglio, 08-03-2011

Per recuperare un po’ di felicità e di senso della fortuna, smettere per un attimo di sentirci in lotta, oppure vittime di qualche terribile ingiustizia di solito maschile, per respirare tutta la superiorità femminile, quella che non ha bisogno di competizioni e rivalità, bisogna leggere "Non è da tutti, l’indicibile fortuna di nascere donna" (appena uscito per Carocci), della filosofa femminista Luisa Muraro. E’ la scoperta del mondo, è quello che sentiamo sempre senza mai sapere come dirlo, quando ci passano davanti le statistiche sulla parità, i numeri dell’occupazione femminile, i rapporti sulle posizioni di potere occupate dalle donne, ed è molto ma non è mai abbastanza, e non siamo ancora come gli uomini anche quando ci sforziamo di trasformarci in uomini: "Degli uomini piace il loro andare a caccia di grandezza e inventarsi imprese e avventure", scrive Luisa Muraro, ottantuno anni, in questo pamphlet vitalissimo e completamente privo di rancori e tristezze, “ma fa paura quello che poi troppo spesso si lasciano dietro, come rotoli di filo spinato, lattine, carcasse, odi, confini tracciati a caso…".

Essere donna è un’altra cosa, non prevede sgangheratezze e spazzatura, ma è un dono, un privilegio, una grandezza che c’era da prima, "non appariscente, come un’avventura segreta, come un abito di tutti i giorni ma disegnato da Valentino". La donna, scrive Luisa Muraro, e lo scrive in un modo talmente convincente che è impossibile non crederle, è "una fortuna per l’umanità" (ripeterselo ogni mattina, prima di gettarsi nella mischia, o invece di gettarvisi; ripeterlo alle amiche, alle mamme, alle figlie, e alle non amiche soprattutto). Con il senso di una tale innata grandezza, sarà più semplice guardare il mondo, la difficoltà, i rapporti, le relazioni, le imprese delle donne, e non si cadrà più nell’inganno di rimpicciolirci dentro una battaglia per i diritti (la parità, ad esempio: lo slancio vitale di una donna va molto oltre la parità, ha un orizzonte più largo, respira più forte, è più luminoso).
"Sentire dentro di me, a partire da me, che le donne esistono per se stesse, non come seconde, pari o complementari degli uomini, ha cambiato me e il mondo; siamo cambiati entrambi, perché, quando è stato vero per me, il mondo ha cominciato a popolarsi di donne, non solo nella mia vita, ma anche, a sorpresa, nella storia: uscivano e continuano a uscire dai ricordi delle persone, dalle soffitte, dagli scatoloni delle biblioteche…" E’ bastato schiarire lo sguardo per vedere le imprese memorabili delle donne, quelle che forse prima non saltavano agli occhi perché non erano uomini (come Paolina Leopardi: avanza nel corteo delle donne grandi lettrici che hanno condizionato la produzione letteraria nell’Ottocento indirizzandola verso i romanzi): sono ragazze che non hanno mai rinunciato alla felicità, che magari sono state rimpicciolite dalla scrittura della storia ma che hanno riconosciuto il meglio e l’hanno messo in pratica, senza bisogno di lasciarsi dietro lattine arrugginite. Adesso che moltissima strada è stata fatta, si tratta di non perdersi: non considerare il sesso femminile come la grande vittima di un’ingiustizia maschile, non sopravvalutare quello che si può ottenere in nome dei diritti e sottovalutare le persone con le loro risorse.
Ricordarci che siamo diverse, e superiori, ma non nemiche, non in conflitto con gli uomini e nemmeno in gara: “C’è, nelle donne per se stesse, che siano madri o no, qualcosa che eccede il confronto con gli uomini, qualcosa di incomparabile". L’impossibilità di fare paragoni ha a che fare con la procreazione (“ogni donna è almeno tre donne – ha detto la psicanalista inglese Winnicott – lei, sua mamma e la mamma di costei"), ma non soltanto, è un’avventura più intima di rapporto con l’umanità, che si manifesta nelle piccole e nelle grandi cose, in un’avventura che può essere anche sotterranea. È la libertà esaltante di stare come sul surf, sulla cresta dell’onda tra l’autoaffermazione e la dedizione (a qualcuno o a un’idea). Con fatica, molta, ma con contentezza.
Annalena Benini, Il Foglio, 08-03-2011
Per recuperare un po’ di felicità e di senso della fortuna, smettere per un attimo di sentirci in lotta, oppure vittime di qualche terribile ingiustizia di solito maschile, per respirare tutta la superiorità femminile, quella che non ha bisogno di competizioni e rivalità, bisogna leggere "Non è da tutti, l’indicibile fortuna di nascere donna" (appena uscito per Carocci), della filosofa femminista Luisa Muraro. È la scoperta del mondo, è quello che sentiamo sempre senza mai sapere come dirlo, quando ci passano davanti le statistiche sulla parità, i numeri dell’occupazione femminile, i rapporti sulle posizioni di potere occupate dalle donne, ed è molto ma non è mai abbastanza, e non siamo ancora come gli uomini anche quando ci sforziamo di trasformarci in uomini: "Degli uomini piace il loro andare a caccia di grandezza e inventarsi imprese e avventure", scrive Luisa Muraro, ottantuno anni, in questo pamphlet vitalissimo e completamente privo di rancori e tristezze, “ma fa paura quello che poi troppo spesso si lasciano dietro, come rotoli di filo spinato, lattine, carcasse, odi, confini tracciati a caso…".
Essere donna è un’altra cosa, non prevede sgangheratezze e spazzatura, ma è un dono, un privilegio, una grandezza che c’era da prima, "non appariscente, come un’avventura segreta, come un abito di tutti i giorni ma disegnato da Valentino". La donna, scrive Luisa Muraro, e lo scrive in un modo talmente convincente che è impossibile non crederle, è "una fortuna per l’umanità" (ripeterselo ogni mattina, prima di gettarsi nella mischia, o invece di gettarvisi; ripeterlo alle amiche, alle mamme, alle figlie, e alle non amiche soprattutto). Con il senso di una tale innata grandezza, sarà più semplice guardare il mondo, la difficoltà, i rapporti, le relazioni, le imprese delle donne, e non si cadrà più nell’inganno di rimpicciolirci dentro una battaglia per i diritti (la parità, ad esempio: lo slancio vitale di una donna va molto oltre la parità, ha un orizzonte più largo, respira più forte, è più luminoso).
"Sentire dentro di me, a partire da me, che le donne esistono per se stesse, non come seconde, pari o complementari degli uomini, ha cambiato me e il mondo; siamo cambiati entrambi, perché, quando è stato vero per me, il mondo ha cominciato a popolarsi di donne, non solo nella mia vita, ma anche, a sorpresa, nella storia: uscivano e continuano a uscire dai ricordi delle persone, dalle soffitte, dagli scatoloni delle biblioteche…" E’ bastato schiarire lo sguardo per vedere le imprese memorabili delle donne, quelle che forse prima non saltavano agli occhi perché non erano uomini (come Paolina Leopardi: avanza nel corteo delle donne grandi lettrici che hanno condizionato la produzione letteraria nell’Ottocento indirizzandola verso i romanzi): sono ragazze che non hanno mai rinunciato alla felicità, che magari sono state rimpicciolite dalla scrittura della storia ma che hanno riconosciuto il meglio e l’hanno messo in pratica, senza bisogno di lasciarsi dietro lattine arrugginite. Adesso che moltissima strada è stata fatta, si tratta di non perdersi: non considerare il sesso femminile come la grande vittima di un’ingiustizia maschile, non sopravvalutare quello che si può ottenere in nome dei diritti e sottovalutare le persone con le loro risorse.
Ricordarci che siamo diverse, e superiori, ma non nemiche, non in conflitto con gli uomini e nemmeno in gara: “C’è, nelle donne per se stesse, che siano madri o no, qualcosa che eccede il confronto con gli uomini, qualcosa di incomparabile". L’impossibilità di fare paragoni ha a che fare con la procreazione (“ogni donna è almeno tre donne – ha detto la psicanalista inglese Winnicott – lei, sua mamma e la mamma di costei"), ma non soltanto, è un’avventura più intima di rapporto con l’umanità, che si manifesta nelle piccole e nelle grandi cose, in un’avventura che può essere anche sotterranea. È la libertà esaltante di stare come sul surf, sulla cresta dell’onda tra l’autoaffermazione e la dedizione (a qualcuno o a un’idea). Con fatica, molta, ma con contentezza.
Paola Rizzi , Metro, 21-04-2011
Intervista. Alla fine di un comizio un'operaia disoccupata, Irina Petrescu congeda le astanti così: "Siamo donne, non è da tutti". È lo spunto del titolo corroborante che la filosofa femminista Luisa Muraro ha scelto per il suo ultimo libro Non è da tutti. L'indicibile fortuna di nascere donna. E chi lo direbbe mai, oggi che il dibattito pubblico è affollato da visioni mortificate e mortificanti, da veline e donnine, che sia tutta questa fortuna? Muraro ci invita a non fare le vittime e a riconoscere l'eccellenza femminile, quel di più, che la cronaca nasconde, ma che c'è e, dice, spaventa gli uomini. "Altro che secondo sesso, siamo il primo: basta far studiare le donne per vedere che sono più brave dei maschi, lo dicono le statistiche".
Lei si ispira a Lady Gaga, quando dice: "Io sono sempre stata famosa, ma prima gli altri non se ne accorgevano". La signorina Germanotta icona pop femminista?
La sua mirabile risposta zen mostra quella capacità femminile di sentire e di vivere su diversi piani di realtà e di slancio verso il futuro, di vedere ciò che gli altri non vedono.
Gli uomini non ce l'hanno?
Meno, ma la mia attenzione è sulle donne, più restie a usare violenza e sopraffazione per realizzare i loro sogni. C'è più civiltà, una grandezza meno appariscente, come un abito di tutti i giorni ma disegnato da Valentino.
Però qui parliamo di olgettine e Ruby: i loro sogni sembrano un po' piccolini.
Nella società italiana c'è un arretramento, un tentativo di asservire ad un rozzo immaginario maschile queste ragazze. Ma anche Ruby ha una sua scaltrezza, grandi progetti, vuole alzarsi in volo, come Lady Gaga, solo con meno strumenti.
Lei è contro le quote rosa.
Sono umilianti. La parità è già garantita dalla Costituzione, basta quella. Il mio invito alle donne è di avere l'orgoglio di sé e lo slancio di guardare ben oltre il traguardo della parità. Non è da tutti.